Baci e abbracci a mezzanotte

31 dicembre

 

Nel centro storico ecco il tradizionale concerto di mezzanotte in piazza, tra lo charme dei palazzi storici come cornice. Ci saranno prima i balli di gruppo, dalle 21.30 fino alle 22.30. Poi ci si scalderà con le hit degli anni ‘70, fino alle 23,50; al momento del conto alla rovescia, cui seguiranno brindisi e auguri del Sindaco. Per il resto della notte risuoneranno i successi degli ’80 e ‘90 per entrare allegramente nel primo giorno dell’anno nuovo.

 

www.comune.modena.it

 

Città di Piacenza: cosa vedere in una giornata

Città di Piacenza: dove si trova e come arrivare

Piacenza fu agli inizi della sua storia Placentia, una colonia romana fondata insieme alla città gemella Cremona nel 218 a.C. Entrambe avevano l’obiettivo di presidiare il Po dall’una e dall’altra sponda, temendo i Romani l’arrivo di Annibale. Situata al confine con la Lombardia, prima città emiliana della Via Emilia, Piacenza è raggiungibile in automobile con le autostrade A1 (uscite Piacenza Nord e Piacenza Sud) e A21 (uscita Piacenza Ovest). In aereo si potrà atterrare a Milano (Malpensa e Linate) oppure a Parma (al Giuseppe Verdi); la stazione ferroviaria della città, in piazza Marconi, è servita da Trenord, Trenitalia e Italotreno, con servizio di bus navetta dalla stazione di Reggio Emilia.

 

 

Città di Piacenza: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

Un accogliente centro storico, musei e gallerie d’arte ricchi di capolavori, negozi raffinati e tipiche botteghe: Piacenza offrirà ai suoi visitatori una giornata piena di emozioni, scorci inaspettati e reperti del più antico passato. La giornata inizierà con una rapida visita alle collezioni raccolte presso i Musei Civici di Palazzo Farnese, per proseguire verso Piazza Cavalli. Dopo un pranzo nelle vie del centro la visita proseguirà con la raccolta quiete del Duomo, gli ambienti del  Museo Civico di Storia Naturale e le opere d’arte della Galleria Ricci Oddi.

 

 

Città di Piacenza: i Musei Civici di Palazzo Farnese

Una giornata in città dovrà partire da Palazzo Farnese, sede dei Musei Civici e monumento storico. Avendo più di una giornata da dedicare alla visita potrete usufruire delle indicazioni contenute nell’articolo “Palazzo Farnese di Piacenza: la visita perfetta” . Dovendo invece ridurre i tempi vi servirà sapere che il Palazzo si trova in piazza Cittadella: l’esterno è squadrato e severo però, appena entrati, ci si stupisce per l’ariosità delle strutture e l’ampiezza degli spazi. Fu costruito tra il Cinquecento e il Seicento per volere della duchessa Margherita d’Austria che allora regnava su Parma e Piacenza. Oggi ospita diverse raccolte: ci sono quelle delle armi e delle carrozze, una archeologica e una pinacoteca. Qui si potrà ammirare il Tondo di Botticelli, il quadro che raffigura la Madonna adorante Gesù. Altra rarità posseduta dai Musei Civici è il cosiddetto “Fegato Etrusco” di cui parliamo più diffusamente nell’articolo “Il fegato etrusco di Piacenza a Palazzo Farnese“. Ancora riassumendo possiamo dire che si tratta di una piastra di bronzo, databile tra il II e il I secolo a.C., modellata a forma di fegato di pecora.  È decorato con scritte e disegni e serviva agli indovini etruschi per trarre auspici dai sacrifici degli animali.

 

 

Città di Piacenza: Piazza Cavalli e Palazzo Gotico

Dell’epoca romana Piacenza conserva ancora l’impianto viario, con cardo (le vie Borghetto e Roma) e decumano (corso Cavour e corso Vittorio Emanuele II) tutt’ora ben visibili.  Con una breve passeggiata su quest’ultimo si arriva in Piazza Cavalli. Qui si trova il Palazzo Gotico, imponente costruzione formata da un loggiato in marmo bianco, di Verona, e da una struttura in cotto, alleggerita da trifore e da una decorazione di merlature a coda di rondine. Qui si concentrava, in epoca comunale, la vita della città e tutt’oggi il Salone del Palazzo ospita le più importanti manifestazioni cittadine. Piazza Cavalli un tempo si chiamava Piazza Grande ma da quando ospita i due monumenti equestri di Alessandro (a sinistra del Palazzo Gotico) e Ranuccio (al lato opposto) Farnese ha cambiato nome. I due Farnese sono padre e figlio, duchi di Parma e Piacenza, che uno dopo l’altro qui regnarono nel Seicento. Il lavoro di ideazione e realizzazione dei due gruppi scultorei è dell’artista Francesco Mochi da Montevardi. C’è tempo, prima di pranzo, per giro di shopping: se ci si avventura tra le vie del centro storico, si possono trovare negozi e boutique delle migliori case di moda. Oltre alle vie principali, via XX settembre, Corso Vittorio Emanuele e via Cavour, spiccano poi alcune vie secondarie nelle quali si nascondono negozi davvero sfiziosi.

Piacenza Piazza Cavalli

 

Città di Piacenza: Il Duomo

La cattedrale di Piacenza si trova in piazza Duomo. Intitolata all’Assunta è realizzata in marmo rosa e arenaria, con tre porte, precedute da loggiati. Da notare la coppia di leoni che sostengono le colonne. Al suo interno si trovano affreschi di Camillo Procaccini, Ludovico Carracci e del Guercino. Dalla cripta della Cattedrale si accede al Museo Diocesano, Kronos. Qui si trova una delle più importanti testimonianza del sapere medievale, il Codice 65 detto anche il Libro del Maestro. Databile tra il 1120 e il 1140 il libro è una specie di antologia del sapere ecclesiastico: contiene un calendario, un libro dei salmi e i testi necessari per la liturgia. Meta di visite da parte di studiosi di tutto il mondo, il codice si può vedere secondo orari, peri quali vi rimandiamo al sito www.duomopiacenza.it

Piacenza Il Duomo

 

Città di Piacenza: il Museo Civico di Storia Naturale

In via Scalabrini 107, raggiungibile con meno di dieci minuti di passeggiata, il Museo è organizzato per immergere il visitatore negli ambienti che vengono man mano proposti: pianura, collina e montagna hanno ognuna una propria stanza in cui video, musiche e ricostruzioni permettono di rivivere l’esperienza naturale. Anche la sede stessa del Museo merita una citazione: si tratta della Fabbrica del Ghiaccio di un ex macello e la prima sala di visita è proprio quella dei macchinari che servivano a produrre ghiaccio tramite raffreddamento dell’acqua con ammoniaca.

 

 

Città di Piacenza: la Galleria Ricci Oddi

Tornando verso il centro città, in via San Siro 13, la Galleria d’arte Moderna Ricci Oddi sarà la tappa conclusiva della giornata piacentina. Questa raccolta nasce come collezione privata di Giuseppe Ricci Oddi che generosamente ne fa dono alla città, insieme al palazzo che la ospita.  Inaugurata nel 1931, la galleria ospita oggi 400 opere di artisti italiani e stranieri. Ricordiamo a tutti i visitatori interessati che da settembre 2016 è disponibile un biglietto unico per visitare cinque dei musei di Piacenza Musei in Rete: vale un anno e si può acquistare nelle biglietterie dei musei aderenti (Musei Civici di Palazzo Farnese, Galleria Ricci Oddi, Museo Civico di Storia Naturale, Galleria e Collegio Alberoni, Kronos – Museo della Cattedrale). Se un giorno non basta, ne avrete altri 364 per tornare e completare la vostra esperienza!

 

 

Città di Piacenza: mappa interattiva

Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Piacenza così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Città di Reggio Emilia: cosa vedere in una giornata

Città di Reggio Emilia: dove si trova e come arrivare

Nata come stazione intermedia della via Emilia, tra Parma e Modena, Reggio nell’Emilia offre ai suoi visitatori un centro storico ricco di piazze, musei che spaziano dalla storia antica all’arte contemporanea e celeberrimi tesori della buona tavola, quali il Parmigiano Reggiano o il Lambrusco. Il mezzo migliore per arrivare a Reggio Emilia è il treno perché vi permette di vedere la stazione AV Mediopadana, progettata dall’architetto Santiago Calatrava. La stazione è servita da Trenitalia e Italo; da qui partono gli autobus di collegamento alla città, distante 4 km circa. Anche in auto si potranno ammirare i Ponti, opera dello stesso architetto, disposti lungo l’autostrada A1, uscita Reggio Emilia. Anche la A22, con l’uscita Campegine, permette di arrivare a Reggio Emilia.

 

 

Città di Reggio Emilia: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

Reggio Emilia si può agevolmente visitare a piedi, passeggiando tra le belle piazze del centro storico e raggiungendo in poco tempo tutte le principali mete di interesse. In mattinata ci si dedica ad un giro delle piazze e si visita il Palazzo dei Musei. Dopo pranzo si prosegue con i Chiostri di San Pietro e la visita alla collezione Maramotti. Per chi avesse più tempo e la disponibilità di un mezzo proprio c’è anche il giro nella provincia, alla ricerca di un caseificio o di una cantina.

 

 

Città di Reggio Emilia: itinerario delle piazze

Piazza Prampolini, piazza San Prospero e piazza Fontanesi: sono queste le tre piazze che raccontano la città, raccogliendo le principali testimonianze del suo passato. In piazza Prampolini si trova il Duomo romanico, restaurato nel 2010 e che ospita anche opere di artisti contemporanei, oltre a opere di pregio del passato. Nella stessa piazza c’è il Battistero di San Giovanni, che all’esterno conserva le antiche indicazioni del “braccio” e della “pertica” reggiani (unità di misura di lunghezza). Infine questa prima tappa prevede una sosta al Palazzo Comunale, dove si è fatta la storia d’Italia quando, nel 1797, si sono decisi i tre colori della bandiera italiana, dando vita al tricolore nazionale. La sala in cui fu presa la storica decisione è ora la sede del consiglio comunale e ospita, nei locali vicini, il Museo del Tricolore. Appena dietro al museo c’è piazza San Prospero, che ospita la basilica omonima. Qui spiccano i sei leoni in marmo rosso di Verona, a difesa della facciata e a disposizione dei turisti per foto ricordo. Infine piazza Fontanesi, con alberi e portici offre riparo dal sole dell’estate e dalla pioggia in inverno.

 

 

Città di Reggio Emilia: Palazzo dei Musei

In dieci minuti di passeggiata, da piazza Fontanesi si arriva in via Spallanzani 1, sede del Palazzo dei Musei. Nei musei civici sono tantissimi gli spunti che si potranno cogliere: etnologia, archeologia, geologia, anatomia e botanica. Da non perdere la balena Valentina, che tre milioni di anni fa nuotava dove ora si trovano le colline della Valle del Secchia, e la Venere di Chiozza, figura femminile simbolo di maternità e abbondanza.  Un brivido diverso si potrà cercare nelle sale romane: qui, indossati gli occhiali per la realtà virtuale, si passeggerà nell’antico foro romano e ci si librerà in volo, per vedere l’antica Regium Lepidi dall’alto: un’esperienza davvero unica.

Città Di Reggio Emilia Musei Civici

 

Città di Reggio Emilia: i Chiostri di San Pietro

Dopo un pranzo veloce in una delle tante trattorie e osterie tipiche, con altri dieci minuti si arriva ai Chiostri di San Pietro, in via Emilia San Pietro 44c. Si tratta di un ex convento, un monastero che nel Cinquecento comprendeva orti e cortili, in cui vennero costruiti due Chiostri, Grande e Piccolo. Oggi ospitano numerose mostre e manifestazioni, grazie agli spazi di ampio respiro che possono offrire. Citiamo, per tutti, Fotografia Europea, la mostra internazionale di fotografie che si svolge da maggio a luglio e proprio qui ai Chiostri celebra la sua inaugurazione.

Città Di Reggio Emilia Chiostri San Pietro

 

Città di Reggio Emilia: Collezione Maramotti

Lasciando il centro storico, con il minibù o con l’automobile si raggiunge via Fratelli Cervi 66, la sede della Collezione.  Qui ci si può immergere nell’arte contemporanea, rappresentata in tutte le sue forme. Achille Maramotti, il fondatore della casa di moda Max Mara, ha voluto raccogliere le più varie opere d’arte contemporanea perché fossero di stimolo all’attività industriale. Proprio per questo, per molti anni, le opere sono state esposte negli spazi di passaggio dello stabilimento dell’azienda. Dal 2003, con il trasferimento della produzione fuori dalla città, lo stabilimento è stato ristrutturato come sede espositiva. Opere di Basquiat, Burri, Kounellis fanno parte della collezione permanente, e sono da vedere per allargare i confini di quel che consideriamo arte.

 

 

Città di Reggio Emilia: visita a un caseificio o in una cantina aperta

Il consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano incentiva la conoscenza della propria produzione con visite ai caseifici: oltre alle visite guidate molti offrono anche degustazioni e spacci dove acquistare questa gloria della cucina tradizionale italiana. Una peculiarità della provincia di Reggio Emilia è il Parmigiano Reggiano delle Vacche Rosse: queste mucche producono un latte leggermente diverso, che permette al formaggio una stagionatura più lunga (minimo 24 mesi!) e quindi una migliore digeribilità. E come accompagnare al meglio un assaggio di Parmigiano reggiano se non con un bicchiere di Lambrusco? Anche per questo frizzante ospite delle buone tavole esistono più associazioni o consorzi che elencano le giornate delle cantine aperte. A riguardo potete anche leggere l’articolo Le cantine di Lambrusco di reggio Emilia in cui ve ne parliamo diffusamente.

 

 

Città di Reggio Emilia: mappa interattiva

Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Reggio Emilia così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Ristoranti stellati dell’Emilia Romagna

Ristoranti stellati dell’Emilia Romagna: la presentazione della Guida

Per la prima volta nella sua storia, di cui potete leggere alcuni cenni nell’articolo Ristoranti stellati di Lombardia, la guida Michelin ha lasciato la sede storica della sua presentazione, Milano, per trasferirsi a Parma.

Parma è per quest’anno Città Creativa UNESCO per la Gastronomia e città referente per tutte le iniziative del network a questo titolo collegate. Naturale quindi la scelta del Teatro Regio per la presentazione, avvenuta il 15 novembre 2016, del meglio della gastronomia italiana. È stata davvero una giornata speciale, per tutta la città: dopo la presentazione della nuova guida e lo svelamento delle assegnazioni, la festa è proseguita con la cerimonia delle premiazioni. Al Teatro Farnese sono stati assegnati i premi “Giovane Chef Michelin Italia 2017” e “Qualità nel tempo Michelin Italia 2017”. I giornalisti presenti all’assegnazione dei primi sono poi stati “coccolati” dagli aspiranti chef di ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana che ha sede nella Reggia di Colorno.

Dei 343 ristoranti premiati con una stella o più, ben 22 si trovano nell’Emilia Romagna, la Food Valley del nostro Paese. Per il 2017 la regione famosa in tutto il mondo per il suo Parmigiano Reggiano, il suo Aceto Balsamico tradizionale così come per lo gnocco fritto, le lasagne e il ragù si trova ad avere 1 ristorante a tre stelle, 1 a due stelle, 20 a una stella.

 

 

 

 

 

Ristoranti stellati dell’Emilia Romagna: dove e quali a Modena

Come in ogni hit parade che si rispetti, ecco la composizione del podio per i gourmet più esigenti. Il “bottino di stelle” delle città d’arte della pianura padana è di tutto rispetto, per non parlare del primato assoluto di Modena. Infatti prima per numero di stelle è la celeberrima Osteria Francescana di Massimo Bottura, in via Stella 22. Già insignita quest’anno del titolo di “Miglior ristorante del mondo” nella classifica “The world’s 50 best restaurants” l’Osteria aggiunge con le tre stelle ancora più lustro – se possibile – alla sua cucina. Scambi tra idee, tradizioni giustapposte tra loro con irriverenza, rapporti con l’arte, la memoria e l’umorismo: la filosofia dello chef Bottura è difficilmente descrivibile in poche righe. Massimo Bottura è un personaggio che vive la sua terra: ne è interprete in cucina così come ne è ambasciatore nel mondo. Ricordiamo anche il suo impegno in occasione del terremoto del 2012 che mise in ginocchio diversi produttori locali di formaggi, salumi e altre eccellenze locali. Il suo contributo fu l’invenzione di più ricette del territorio e della promozione all’estero dei prodotti delle zone danneggiate.

Proseguendo con i ristoranti modenesi troviamo “L’Erba del Re” di Luca Marchini. Allievo di Bottura e di Bruno Barbieri, Marchini definisce la sua cucina come una “giostra”, un alternarsi di materia prima, tecnica e sensibilità. Nei suoi menù si trovano omaggi all’Emilia Romagna come la torta Barozzi o lo gnocco fritto versione dessert ma anche il Parmigiano Reggiano in purezza.  “Strada Facendo” si trova sulla Via Emilia Ovest, al 622. Lo chef Emilio Barbieri gestisce il ristorante insieme alla moglie Rita Antonella proponendo piatti e menù della tradizione: sfoglia tirata a mano, cappone, verdure dell’orto, uova e formaggi. Presso il ristorante è possibile organizzare degustazioni per le proprie “grandi bottiglie”, accompagnati da un sommelier e con un menù da concordare per migliorare ancor di più l’esperienza gustativa.

 

 

Ristoranti stellati dell’Emilia Romagna: dove e quali a Parma

Nella città di Parma si confermano due indirizzi gourmet: “Inkiostro” e “Parizzi”. Atmosfera chic e rarefatta per “Inkiostro” della famiglia Poli, in via San Leonardo 124. È questa una cucina che utilizza ingredienti da tutto il mondo, mescolandoli ed esaltandoli con tecniche nuove: si possono incontrare una “spirale di uovo cotto a freddo” tra gli antipasti e una “millefoglie di patata americana” o “aria di carota” tra i dessert. Il “Parizzi” è un luogo della memoria, oltre che un ristorante. La famiglia inizia l’attività nel dopoguerra, quando il fondatore Ugo avvia con la moglie la Cucina Casalinga. Da allora è stata fatta molta strada: in Strada della repubblica 71 troverete il risultato di tanto lavoro e tanta dedizione oltre che opere d’arte per trasformare un pranzo o una cena in un’esperienza artistica sotto tutti i punti di vista. In provincia di Parma citiamo ancora: “Antica Corte Pallavicina” a Polesine Parmense e “Locanda Stella d’Oro” a Soragna.

 

 

Ristoranti stellati dell’Emilia Romagna: dove e quali a Reggio Emilia

Arrivati a Reggio Emilia i buongustai prenoteranno due soste: una alla “Ca’ Matilde” di Quattro Castella e una seconda da “Arnaldo-Clinica Gastronomica” a Rubiera. Andrea Incerti Vezzani ispira la sua cucina alla “sperimentazione con rispetto per la tradizione”. I suoi menù si chiamano Gli Intramontabili (piatti della tradizione), Acqua in bocca (piatti di pesce, secondo disponibilità e stagione) e Con i piedi per terra (piatti di terra). La Clinica gastronomica è famosa per il suo Gran carrello dei Bolliti che comprende manzo, vitello cappone e zampone ed è accompagnato da verdure e salse. Un’ampia scelta di vini permette i migliori abbinamenti. Infine in provincia di Piacenza ecco due stelle singole: “La Palta” a Borgo Val Tidone e “Nido del Picchio” a Carpaneto Piacentino.

 

Ristoranti Stellati Dell'Emilia Romagna Ca' Matilde

Ca’ Matilde Menu Sopresa

 

Nei ristoranti stellati delle città d’arte dell’Emilia Romagna si avrà un’opportunità in più per godere delle bellezze locali e della sapienza artigianale: seduti a tavola in buona compagnia.

Vittorio Sgarbi in “Caravaggio”

19 dicembre

 

 

Al LIME Theatre – Padiglione D – Fiere di Reggio Emilia, uno spettacolo di e con Vittorio Sgarbi dedicato al pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Un omaggio appassionato e sentito a una delle figure più controverse dell’arte, voluto da uno dei più acuti e competenti critici contemporanei.

 

 

www.medials.com

Reading teatrale

21 dicembre

 

 

All’interno del progetto “Sui passi della Monaca di Monza” che coinvolge tutta la città, il Teatro Manzoni propone un raffinato e intenso reading teatrale del testo di Giovanni Testori. In scena la Monaca di Monza avrà il corpo e la voce di Federica Fracassi, interprete sensibile alle nuove drammaturgie, accompagnata da un cast di giovani attori di talento.

www.teatromanzonimonza.it

Città di Pavia: cosa vedere in una giornata

Città di Pavia: dove si trova e come arrivare

Pavia, all’interno della Pianura Padana ha da sempre beneficiato della sua vicinanza ai fiumi. Nata sul Ticino, tanto da essere anticamente denominata “Ticinum”, dista solo 9 chilometri dal Po.  Capitale del regno Longobardo e poi governata dai Visconti, la città mostra possiede ancora opere e monumenti che sarà piacevole scoprire tappa dopo tappa. Pavia si raggiunge agevolmente in automobile, percorrendo le autostrade A7 Milano – Genova (uscita Bereguardo – Pavia Nord) oppure la A21 Torino – Piacenza (uscita Stradella – Broni, provenendo da Piacenza e uscita Casteggio provenendo da Torino). In treno è raggiunta da Trenord e Trenitalia, presso il Piazzale della Stazione.

 

 

Città di Pavia: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

Dalle dimensioni contenute, la città di Pavia si presenta come meta ideale per un piacevole weekend fuoriporta o come gita di una giornata. Se non si dispone del tempo per includere la Certosa di Pavia nella giornata, si potrà contenere la visita al centro cittadino, visitando la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, il Castello Visconteo con i Musei Civici, Piazza della Vittoria con il Broletto, la basilica di San Michele Maggiore e infine il Ponte Coperto sul fiume Ticino.

 

 

Città di Pavia: La basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Inizialmente nata come chiesa longobarda, la basilica è stata ricostruita nel XII secolo con stile romanico. All’esterno la facciata è in mattoni e arenaria, usata per le decorazioni: un esempio è il bassorilievo centrale sopra l’ingresso, che rappresenta un angelo in mezzo a due persone in preghiera. All’interno non resta più nulla del “ciel d’oro” ricordato nel nome. Su trattava di una decorazione per il soffitto di legno della più antica chiesa precedente. Il re longobardo Liutprando (690 – 744) volle trasferire qui, dalla Sardegna, le spoglie di Sant’Agostino che si trovano in un’arca di marmo, in fondo alla navata centrale. L’arca è riccamente ornata di statue, e decorazioni: sono rappresentate le virtù e alcuni episodi della vita del santo. Un altro grande filosofo dell’antichità riposa qui, Severino Boezio. Si trova nella cripta dove si trova anche un pozzo.

 

 

Città di Pavia: il Castello Visconteo con i Musei Civici

La nostra visita di Pavia in un giorno prosegue con il Castello Visconteo, un tempo residenza di corte di Galeazzo II Visconti.  Il signore di Pavia la fece costruire in quarant’anni circa, cominciando i lavori attorno al 1360.  Un tempo si affacciava su un enorme parco e riserva di caccia, fino a raggiungere la Certosa di Pavia. Oggi il Castello ospita i Musei Civici. In ordine cronologico si partirà dal Museo archeologico, dove sono conservati resti romani; poi si passerà alla Sala Longobarda dove lo splendore di Pavia capitale del regno si rivedrà nelle magnifiche opere di oreficeria. Seguono le sezioni Romanica e Rinascimentale. Un discorso a parte merita la Pinacoteca Malaspina: capolavori di Giovanni Bellini, Antonello da Messina e Vincenzo Foppa inaugurano un percorso che si svolge nel tempo, fino ad arrivare alla Quadreria dell’800. Il Museo del Risorgimento è visitabile sabato e domenica, grazie all’iniziativa Aperti per Voi del Touring Club Italiano. Per dettagli su orari e giorni d’apertura vi rimandiamo al sito www.museicivici.pavia.it

Città Di Pavia Scuderie Castello

 

Città di Pavia in un giorno: Piazza della Vittoria con il Broletto

Passeggiando lungo la centralissima Strada Nuova si arriva a Piazza della Vittoria, il cuore del centro storico. I portici che la circondano oggi ospitano bar, ristoranti e negozi e anche un tempo questo luogo era fondamentale per la vita cittadina: l’incrocio con corso Cavour è infatti il punto di intersezione del cardo e del decumano, le due strade principali attorno alle quali i Romani organizzavano le loro città. Si può ancora ammirare una casa dell’epoca delle signorie: la Casa Rossa o Palagetto de’ Diversi (da Nicolino de’ Diversi, capostipite della famiglia) è databile attorno al 1380. Il Broletto, l’antico palazzo comunale, si presenta al visitatore come un insieme di stili diversi.  Dal XII secolo in avanti è stato utilizzato dalle istituzioni cittadine come luogo per riunioni ed è quindi stato soggetto ad ampliamenti e ammodernamenti.

 

 

Città di Pavia in una giornata: la basilica di San Michele Maggiore

La basilica di San Michele Maggiore è un capolavoro del Romanico lombardo, costruito in pietra arenaria di colore ocra. La delicatezza del materiale ne compromette ai giorni nostri la resistenza: le statue che ornano la facciata, con episodi della Bibbia, mostri e animali sono purtroppo soggetti all’usura degli agenti atmosferici. Qui, nel 1155, fu incoronato Federico Barbarossa e prima di lui molti altri re d’Italia del periodo longobardo. Nel pavimento della navata centrale un mosaico indicava l’esatta posizione del trono per le cerimonie, affinché il futuro re fosse visibile a tutti. All’interno si trovano anche preziosi capitelli scolpiti, affreschi e sculture in legno.

 

 

Città di Pavia in una giornata: il Ponte Coperto sul fiume Ticino

Il Ticino, il fiume della città, lo si può ammirare dal Ponte Coperto, spostandosi dal centro città verso Borgo Ticino. Si tratta di un ponte d’epoca romana, ricostruito e restaurato nei secoli successivi. C’è una curiosità che lo riguarda. Albert Einstein, che visse a Pavia nel 1895, lo cita in una sua lettera come il “bel ponte di Pavia” e la città ha voluto mettere una targa a testimonianza di questo ricordo del grande scienziato. Attraversato il ponte ci accoglierà la statua della Lavandaia, un’opera dello scultore Giovanni Scapolla che la città ha voluto a ricordo degli antichi mestieri della zona. Qui abitavano infatti barcaioli, pescatori e appunto lavandaie.

Città Di Pavia Ponte Coperto Borgo Ticino

 

Città di Pavia: mappa interattiva

Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Pavia così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Festa del Consorzio Zampone Modena e Cotechino Modena

Dal 9 all’11 dicembre

 

 

In piazza Roma, in occasione della nuova edizione, viene riproposto il concorso dedicato agli istituti professionali e alle scuole alberghiere, “Lo Zampone e il Cotechino Modena Igp degli chef di domani”. Quest’anno le sfide culinarie hanno come tema le quattro stagioni (Inverno – Primavera – Estate- Autunno).

 

 

www.modenaigp.it

Giovedì sera con Caravaggio

Il quadro del Caravaggio, restaurato, è tornato al Museo Civico e lo si guarda con occhi nuovi. Un’esperienza unica ed emozionante, per scoprire e vivere l’opera “San Francesco in meditazione” attraverso tecnologie multimediali. Un tour immersivo che permette di viaggiare attraverso tempi e spazi lontani.

In queste date speciali – 24 novembre, 15 dicembre, 12 e 26 gennaio – appuntamento al Museo Civico per vivere l’arte: sono previsti due turni di visite guidate, alle 18 e alle 19.15 (prenotazione obbligatoria, con almeno 24 ore di anticipo rispetto al turno scelto, chiamando la biglietteria del Museo al numero 0372 407770) e poi il museo resterà aperto fino alle 21.00.

 

musei.cremona.it

Città di Parma: cosa vedere in una giornata

Città di Parma: dove si trova e come arrivare

Nel passato più antico la città di Parma era una terramara, un insediamento dell’età del Bronzo in cui le abitazioni erano costruite su palafitte. L’invidiabile posizione geografica – in pianura, con una buona irrigazione e vicina alle colline preappenniniche – unita alla produttività del territorio hanno interessato nel tempo tutte le dominazioni: Romani, Longobardi, Guelfi e poi Visconti, Sforza e Farnese, fino a Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone e duchessa di Parma e Piacenza. Parma è oggi una città da gustare con tutti i sensi, dinamica, giovane e con un fitto calendario di eventi. Si raggiunge in auto, con la A1 o con la A15 Parma -La spezia, provenendo dalla Liguria. L’aeroporto più vicino è il Giuseppe Verdi, collegato al centro cittadino con un servizio di autobus. La stazione ferroviaria si trova in piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed è servita da Trenitalia. Qui arrivano anche gli autobus extraurbani.

 

 

Città di Parma: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

Parma è la città di Giuseppe Verdi e di Toscanini, del Prosciutto Crudo e del Parmigiano Reggiano, della musica e dell’arte. Una giornata di visita comporta quindi delle rinunce e la messa in programma di una sosta più lunga. Il nostro programma parte dal centro città, con Battistero e Duomo, prosegue con la Galleria Nazionale e il Parco Ducale e, dopo una pausa pranzo parmense, si conclude, per chi può muoversi nella provincia con una visita ai Musei del Cibo.

 

 

Città di Parma in una giornata: Il Battistero dell’Antelami e il Duomo con la cupola del Correggio

Una visita alla città deve iniziare dal centro, dove si trovano il Duomo e il Battistero. La Cattedrale è in stile romanico, e la sua cupola è stata affrescata dal Correggio. I dipinti raffigurano l’assunzione in cielo della Madonna.  Il vicino Battistero è stato realizzato con marmo rosa di Verona. Lo scultore Benedetto Antelami lo decorò all’interno con sculture raffiguranti il ciclo dei mesi e i relativi lavori nei campi. Altri affreschi del Correggio di trovano all’interno della Chiesa di San Giovanni Evangelista, a pochi metri di distanza da Piazza Duomo. Opere del Parmigianino, celebre pittore del Cinquecento, si trovano nelle cappelle laterali, sempre in San Giovanni, ma soprattutto nella Basilica di Santa Maria della Steccata.

 

 

Città di Parma in un giorno: i capolavori della Galleria Nazionale

Percorrendo via Pisacane si arriva fino al Palazzo della Pilotta. Il nome Pilotta deriva dal gioco basco “pelota” e il palazzo, che doveva essere un luogo di servizio della corte, è diventato invece uno dei centri artistici e culturali della città. Al suo interno troviamo il Teatro Farnese, tappa imperdibile per tutti gli appassionati di musica e architettura: è stato realizzato tutto in legno e anche le ricostruzioni, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ne hanno mantenuto le peculiarità. Due ore della giornata a Parma andranno però dedicate alla Galleria Nazionale, che custodisce capolavori d’ogni genere, dal trecento in avanti. Citando solo i più noti: la Testa di Fanciulla, detta la Scapigliata di Leonardo da Vinci (attualmente in esposizione presso …….) o il ritratto di Erasmo da Rotterdam, di Hans Holbein e poi ancora G.B. Tiepolo, Sebastiano del Piombo, Annibale, Agostino e Ludovico Carracci, Il Guercino, El Greco, Van Dyck. Tante anche le opere di Correggio e Parmigianino, esposte in sale dedicate. Informazioni sugli orari li trovate qui:www.gallerianazionaleparma.it

 

 

Città di Parma: una passeggiata al Parco Ducale

Il Parco Ducale si trova proprio dietro al centro storico. Si raggiunge in dieci minuti a piedi e vi consigliamo di arrivare passando dal ponte Giuseppe Verdi, per cogliere immediatamente l’ampiezza del viale centrale. Questo termina con la scenografica Fontana del Trianon, collocata su un isolotto al centro di un laghetto, inizialmente progettato per essere la pescheria dei Farnese. La fontana rappresenta i due torrenti della città, il Parma e l’Enza. In tutto il giardino si trovano alberi secolari, statue e vasi ornamentali in marmo. Una curiosità per i bambini: non perdetevi un giro sui “grilli”, macchinine a pedali che sono un incrocio tra una bicicletta e un triciclo. Sono presenti nel parco dai primi anni del secolo scorso e ancora oggi si possono noleggiare per una corsa speciale, se il clima lo permette.

Città di Parma Parco Ducale

 

Città di Parma in una giornata: una sosta “Food&Wine” nel centro storico

Parma è notoriamente intesa come la capitale della Food Valley Italiana ed è stata recentemente insignita del titolo UNESCO di “Città Creativa per la Gastronomia”. Concedetevi quindi un peccato di gola all’ora di pranzo, pasteggiando con le numerose prelibatezze locali. Come antipasto qualche scaglia di Parmigiano Reggiano, assaporata con un calice di Malvasia Doc che potrà accompagnarvi anche durante i primi piatti, tortelli d’erbette o anolini.  Sempre molto apprezzato lo “gnocco fritto”, pasta di pane fritta che accompagna i piatti di salumi misti: Prosciutto di Parma DOP, Salame Felino, Spalla di san Secondo, Culatello di Zibello DOP. Qui l’abbinamento ad un Lambrusco è d’obbligo. Se invece di pasti completi preferite un panino veloce o una piadina, il centro storico non vi deluderà. Oltre a diversi festival dello Street Food che potrebbe capitarvi di trovare, ci sono storiche paninerie che utilizzano le materie prime del territorio.

Città Di Parma Sosta Pranzo

 

Città di Parma: I musei del Cibo e le degustazioni

Non poteva mancare, in questo tour di Parma di una giornata, un accenno ai Musei del Cibo, un progetto della Provincia che celebra le glorie enogastronomiche locali. I Musei del Cibo raccolgono in una sola definizione più luoghi della provincia e più specialità locali. Sono, in dettaglio: il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, il Museo della Pasta e del Pomodoro a Collecchio, il Museo del Salame a Felino, il Museo del Prosciutto e dei salumi a Langhirano e il Museo del Vino alla Rocca di sala Baganza. Ogni museo è stato allestito in un di produzione: per il Parmigiano si entra in un ex caseificio, per il pomodoro in un’ex azienda conserviera e così via. Nell’ambiente migliore, quindi, si potranno osservare gli strumenti di lavoro, utensili del passato e le loro versioni moderne. Non mancano le sale di degustazione e i negozi, per portare a casa un ricordo commestibile della giornata. Per maggiori dettagli consultate il sito : www.museidelcibo.it

 

 

Citta di Parma: mappa interattiva

Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Parma così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Città di Monza: cosa vedere in una giornata

Città di Monza: dove si trova e come arrivare

Monza e la sua provincia sono comprese in un ideale triangolo descritto da Milano, Como e Bergamo. Nella sua storia si contano i Romani, i Longobardi, gli Sforza, gli Austriaci, Napoleone, gli Asburgo e i Savoia. Sarà facile trovare moltissime testimonianze di queste epoche nei palazzi, nelle strade, nelle chiese e nei monumenti. Monza si raggiunge in aereo, da Milano Linate, Milano Malpensa o da Orio al Serio: i collegamenti per la città di Monza sono via bus o via treno. La stazione ferroviaria è servita da Trenitalia e Trenord; in auto è raggiunta dalla SS36 e dalla tangenziale Nord; gli autobus in servizio sono linee della Autoguidovie. Per chi si muove da Milano è anche possibile utilizzare la linea metropolitana M1, fermata Sesto Marelli.

 

 

Città di Monza: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

In una giornata Monza potrà offrire ai suoi visitatori il giusto equilibrio tra svago e cultura, tra relax e sport. Cominciando dal centro storico di visiteranno prima il Duomo con il suo museo poi i Musei civici. Con una passeggiata nelle vie del centro si raggiungerà la Reggia, dove si trovano la Villa Reale e il Parco. All’interno del Parco l’ultima tappa della veloce visita: l’Autodromo Nazionale.

 

 

 

Città di Monza: il Duomo con il Museo e il Tesoro

Quando la regina longobarda Teodolinda scelse Monza come sua residenza estiva, fece costruire una basilica di cui rimane qualche traccia nell’attuale Duomo, dedicato a San Giovanni Battista, il patrono della città. L’imponente facciata è realizzata in marmo bianco e verde, decorata da edicole con statue di santi e da uno spettacolare rosone centrale. All’interno la Cappella della Regina Teodolinda, recentemente riaperta al pubblico, è un capolavoro gotico da non perdere. Gli Zavattari, padre e figli, hanno raffigurato 45 episodi della vita della regina, molti dei quali legati ai suoi due matrimoni, prima con Autari e poi con Agilulfo. Nel Duomo è custodita la Corona Ferrea, segno del potere e nello stesso tempo capolavoro d’oreficeria longobarda. Altri tesori tempestati di perle e pietre preziose si trovano nel Tesoro del Duomo, nell’annesso Museo: l’evangeliario di Teodolinda, la chioccia con i pulcini, la croce detta di Agilulfo e la tazza di zaffiro sono alcune delle meraviglie qui custodite.

 

 

Città di Monza: le opere d’arte dei Musei civici

Poco distante, in via Teodolinda 4, eccoci arrivati ai Musei Civici. Disposto su due piani, per un totale di circa 900 metri quadrati di esposizione, questo museo cittadino raccoglie preziose testimonianze storiche: reperti archeologici e medievali oltre a dipinti e sculture che vanno dal XVI al XXI secolo. Grazie a successivi lasciti e donazioni c’è anche il Gabinetto delle Stampe, che rappresenta un’importante testimonianza di documenti antichi e moderni. La sede stessa del Museo merita di essere citata: gli Umiliati erano un ordine religioso che, come dice il nome, si richiamava a ideali di povertà e umiltà. Questa sede era per coloro che aderivano all’ordine senza prendere i voti e veniva usata come luogo di riunione. Gli Umiliati, improntati alla laboriosità, fecero prosperare l’ordine così tanto da impensierire la Chiesa che ne ordinò lo scioglimento nel 1571.

 

 

Città di Monza: la Reggia di Monza, con Villa e Giardini

Attraverso le vie dei negozi eleganti e con un rapido passaggio attraverso l’Arengario, si raggiunge il complesso della Reggia di Monza, formato da Villa Reale, Giardini e Parco. Limitandoci ad una giornata di visita complessiva, suggeriamo di passeggiare nel Roseto, ammirare il Serrone e poi dedicarsi alla visita degli appartamenti reali, un vero e proprio spaccato di vita di corte. Armadi, sale da gioco, sale da bagno e biblioteche si possono visitare, passando da un corridoio all’altro e immaginando come potesse essere una vita “regale”. Villa Reale ospita inoltre diverse mostre temporanee e in modo permanente la mostra “La bellezza quotidiana”, 200 pezzi di design della Triennale da godere all’ultimo piano, insieme alla magnifica vista sul Parco.

 

Citta di Monza Villa Reale

 

 

 

Città di Monza: i percorsi nel Parco

Nel Parco si potrebbero passare settimane intere senza annoiarsi mai. Le proposte per godere di questo immenso spazio verde sono infinite e si possono adattare a qualsiasi esigenza o desiderio. Prima di tutto si può decidere se muoversi a piedi o in bicicletta; in secondo luogo ci si può dedicare a un tema e, armati di mappa, avviare una sorta di caccia al tesoro, cercando i propri oggetti del desiderio. Le Ville o le Cascine, i Mulini o i Ponti, le Opere d’arte o gli alberi secolari: per maggiori informazioni vi rimandiamo alla nostra pagina Parco di Monza: cosa fare

Citta Di Monza Parco Di Monza

 

 

Citta di Monza: gli eventi nell’Autodromo Nazionale

L’Autodromo Nazionale di Monza, quello delle curve di Lesmo, della variante Ascari e della curva parabolica è incastonato nel Parco, è una sua parte essenziale. Chi visita l’Autodromo ha a disposizione un Museo della Velocità che raccoglie testimonianza di auto e piloti, di eventi e di record, oltre a riservare uno spazio per mostre temporanee. Gli eventi principali in calendario, oltre al celeberrimo Gran Premio di Formula 1, sono il Monza Rally Show in dicembre e lo Special Rally Circuit in novembre. Le esperienze che l’Autodromo Nazionale mette a disposizione spaziano dalla simulazione di un pit stop al brivido del giro su pista con un driving stage. E ricordiamo anche i corsi per diventare commissari di percorso o piloti, quando la passione può diventare una carriera.

 

 

Citta di Monza: mappa interattiva

Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Monza così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Maratona di Reggio Emilia “Città del Tricolore”

11 dicembre

 

 

Torna anche quest’anno l’appuntamento con la Maratona Internazionale, con la partecipazione di atleti professionisti e amatori. Il percorso si svolge in un anello, con partenza e arrivo in corso Garibaldi, attraversando anche la campagna che circonda la città.

 

 

www.maratonadireggioemilia.it

Recital – Un omaggio a Enrico Caruso

17  dicembre

 

 

Leo Nucci rende omaggio al grande Enrico Caruso, accompagnato dalla Italian Opera Chamber Ensemble. Uno spettacolo con musiche di Ruggero Leoncavallo, Arturo Buzzi-Peccia, Francesco Paolo Tosti, Stanislao Gastaldon, Salvatore Cardillo, Gaetano Donizetti, Paolo Marcarini.

 

 

www.teatripiacenza.it

 

 

Monza Rally show

Dal 2 al 4 dicembre

 

 

Arriva all’Autodromo Nazionale di Monza l’evento più atteso per gli appassionati di rally: tre giorni di pura adrenalina e divertimento, che sono diventati ormai una tradizione nel panorama delle due ruote. Oltre ai piloti di rally sono numerosi i biker e driver di altre categorie: per questa edizione conferma la sua presenza Valentino Rossi.

 

 

www.monzanet.it

 

 

Lorenzo Lotto – Attraverso Bergamo

Dal 3 dicembre al 26 Febbraio

 

 

Un inedito Lotto che si collega ad una delle imprese più celebri del pittore, la realizzazione dei disegni per le tarsie lignee della Basilica di Santa Maria Maggiore. Tra gli ospiti speciali in museo anche grandi capolavori come le “Nozze mistiche di Santa Caterina” dalla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini di Roma.

 

 

www.lacarrara.it

Botteghe artigiane e bancarelle di emozioni

Tradizioni locali e atmosfere natalizie si incontrano, tra le strade delle città d’arte della Pianura Padana.

 

 

Mercatini di modernariato e antiquariato, antiche botteghe e laboratori di autentici maestri artigiani, e poi angoli che si vestono di luci e colore, sapori e atmosfere vivaci. Durante le festività natalizie le tradizioni delle città d’arte della Pianura Padana si accendono lungo le strade e le piazze, che si animano di eventi e appuntamenti imperdibili. Profumo di muschio tra i presepi e aromi tra le bancarelle che vendono specialità gastronomiche, oggetti vintage tra i mercatini delle pulci e bancarelle dell’usato, spettacoli folcloristici e stand per lo shopping sostenibile. Le vie dei centri storici, tra decorazioni e dolciumi, diventano invitanti occasioni che coinvolgono grandi e piccini, dove la magia del Natale incontra lo charme della storia e dell’arte.

 

 

A Bergamo i tradizionali mercatini si illuminano con i colori del Villaggio di Natale in Piazzale degli Alpini (dal 19 novembre al 26 dicembre) e tra le casette di legno in Piazza Dante (dal 29 novembre al 6 gennaio). Musiche e profumi guideranno gli ospiti tra prodotti artigianali, i dolci e le saporite specialità enogastronomiche, locali ed esotiche. Tra il 10 e 12 dicembre sul Sentierone le immancabili bancarelle colme di doni per i più piccoli, in occasione della festa di Santa Lucia, la ricorrenza più amata dai bambini bergamaschi che attendono la Santa durante la notte del 12 dicembre. Un momento per vivere in famiglia il cuore pulsante della “Bergamo bassa”, lungo lo storico passeggio cittadino ricco di negozi e caffetterie, eleganti palazzi e giardini. (www.comune.bergamo.it)

 

 

A Cremona da non perdere le domeniche in città promosse dal programma “Le 4 Stagioni di Cremona”, (www.comune.cremona.it), una serie di appuntamenti che durante l’anno animano il centro cittadino. Antiquariato, prodotti locali, artigianato, alimenti biologici, conferenze e giochi per i bambini uniscono cultura e intrattenimento, valorizzando le eccellenze della città. Per il periodo natalizio sono previsti: una fiera mercato dedicata ai prodotti biologici ed ecosostenibili (4 dicembre), il Mercato di Campagna Amica proposto dai coltivatori diretti sul tema dei dolci invernali e accompagnato da iniziative per i più piccoli in occasione di Santa Lucia (12 dicembre) e infine il tradizionale mercatino dell’usato e dell’antiquariato (18 dicembre). Le emozioni dei regali e i buoni propositi si incontrano poi durante la seconda edizione natalizia del Vanitas Market, un evento che propone un’idea di shopping ecocompatibile, fuori dai circuiti commerciali. Qui tra i coloratissimi stand è possibile trovare idee e decorazioni per la casa, tutte opere riciclate, nate dalla creatività e dal rispetto per l’ambiente. www.vanitasonline.com

 

 

Anche a Lodi le tradizioni locali hanno il magico sapore del Natale. Dal giorno dell’Immacolata fino alla notte del 12 dicembre la suggestiva Piazza Vittoria si anima di bancarelle di giocattoli, dolci e prodotti di artigianato. La cornice della storia impreziosisce l’atmosfera già carica di energia, tra la facciata della maestosa cattedrale e la loggia neoclassica di palazzo Broletto. Si aspetta quindi la Festa di Santa Lucia, il momento che celebra la Santa, il suo asinello e il suo amore per i bambini. Per l’occasione l’intero centro storico si veste a festa, i negozi restano aperti fino a tardi e la città vive in attesa del suo arrivo, tra lo stupore e l’impazienza dei più piccoli.

 

 

Parma apre le porte alla tradizione artigiana e gastronomica invitando a scoprire antiche botteghe e a gustare autentici sapori. Oggi come nel passato l’estro di veri maestri e il piacere della buona cucina vivono in luoghi di inestimabile valore. Passeggiando tra le vie addobbate per le feste è possibile fare un viaggio nel tempo; fermarsi all’inizio del secolo scorso davanti all’Orologeria Ferrari, in piazzale Corridoni, che esercita la sua attività dal 1922. Oppure incontrare la terza generazione di corniciai da Alinovi, in via Farini, le cui origini si perdono addirittura nel tardo Ottocento. Più charme ed eleganza si sentono poi tra le vetrine della profumeria La Mammola, in strada Repubblica, dove essenze preziose trovano origine nel 1923. Ma anche i sapori e gli aromi qui hanno una storia da raccontare. Ce lo dicono il ristorante La Bottiglia Azzurra dal 1921, tra piatti tipici e ruspanti atmosfere casalinghe, e la Torrefazione Anceschi, che offre dal 1929 uno dei migliori caffè della città.

 

 

Gusto vintage e idee curiose e sorprendenti prendono forma invece a Pavia, ogni prima domenica del mese tra le bancarelle del Mercatino pavese dell’antiquariato. Oltre 70 espositori provenienti da tutta la Lombardia propongono oggetti unici e introvabili, dedicati a intenditori o semplici appassionati. A dicembre il tradizionale evento si colora e si accende di atmosfera, tra mobili particolari, quadri e stampe per collezionisti, giocattoli vecchi e nuovi. Una bella occasione per trovare ispirazioni per i regali di Natale e apprezzare il centro storico della città, a piedi o in bicicletta.

 

Città di Modena: cosa vedere in una giornata

Città di Modena: dove si trova e come arrivare

Lungo la Via Emila, tra Parma e Bologna, Modena si trova proprio al centro della Pianura Padana: solo 40 chilometri la separano da Bologna, 170 da Milano e 200 da Venezia. Antico insediamento romano, noto come “Mutina”, la città di Modena è oggi raggiungibile in treno, utilizzando Trenitalia e Italo, che arriva alla stazione AV Medio Padana di Reggio Emilia e aggiunge un servizio navetta per Modena. In autostrada si utilizzerà la A1, con le due uscite Modena Nord (più vicina al centro città) e Modena Sud (più lontana) o – venendo da nord – la A22, Modena-Brennero.
Città di Modena: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

In una sola giornata si potrà avere giusto un assaggio delle tante bellezze della città; noi vi proponiamo le cinque tappe imperdibili, che per noi sono il sito UNESCO del centro storico, il palazzo dei Musei, le due case natali, ora musei, dedicati ai due grandi modenesi Luciano Pavarotti e Enzo Ferrari e per finire un’acetaia. Citiamo poi perché non compresi in questo elenco: una gita al mercato Albinelli, la visita al Museo della figurina e al nuovo spazio MATA, area espositiva recuperata dalla sede della ex Manifattura Tabacchi. Tutti spunti per una seconda e magari più estesa visita.
Città di Modena: Piazza Grande, il Duomo e la Ghirlandina, patrimonio dell’UNESCO

Il Duomo di Modena e la sua torre campanaria, la Ghirlandina, sono insieme alla Piazza Grande, un Patrimonio dell’Umanità, riconosciuto da UNESCO nel 1997. La costruzione del Duomo risale al 1099, quando l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo iniziarono i lavori per quella che doveva essere la “casa di San Geminiano”. Questi era vescovo della città e ne è diventato il patrono, ricordato il 31 gennaio con una solenne cerimonia cittadina. Da ammirare gli episodi dell’Antico Testamento scolpiti da Wiligelmo nel marmo bianco, una sorta di Bibbia illustrata per i fedeli modenesi: qui prendono vita le vicende di Adamo ed Eva, Caino e Abele e dell’arca di Noè. Sulla Ghirlandina si può salire, percorrendo una scala di 200 gradini circa. È aperta tutti i giorni tranne il lunedì; per gli orari consultate il sito www.visitmodena.it. Il panorama a 360° su tutta la città vi ripagherà della fatica sostenuta. Arrivati in Piazza Grande, si potrà portare un saluto alla Bonissima, una piccola statua incastonata in alto, nel muro d’angolo del Palazzo comunale. Secondo alcuni sarebbe dedicata all’onestà, secondo altri a un’ignota benefattrice della città in tempo di carestia.
Città di Modena: le opere d’arte del Palazzo dei Musei

In meno di dieci minuti a piedi, da Piazza Grande si raggiunge il Palazzo dei Musei, in largo Porta S. Agostino. I quattro piani del Palazzo raccolgono non solo le collezioni civiche ma anche importanti realtà culturali e museali: al piano terra Gipsoteca Graziosi, Museo Lapidario romano e Museo Lapidario estense; al primo piano l’Archivio Storico, la Biblioteca Estense Universitaria e la Biblioteca Poletti; al secondo piano il Museo Civico Archeologico Etnologico e il Museo Civico d’Arte; infine al terzo piano la Galleria Estense, una delle più importanti e più antiche Gallerie Nazionali d’Italia. In quest’ultima si potrà ammirare il busto del duca Francesco I d’Este di Gian Lorenzo Bernini, esempio di arte barocca. Particolari le raccolte di strumenti musicali, tra cui un violino di Amati, e delle arti decorative, che spaziano in un arco di tempo di tre secoli, dal Quattrocento al Settecento.
Città di Modena: la vita del Drake nel Museo Enzo Ferrari

A meno di due chilometri dal centro città, attraversato il Parco Giardino Ducale Estense, eccoci arrivati al Museo Enzo Ferrari. Il fondatore di casa Ferrari è nato proprio qui. C’è l’officina dove il giovane Enzo imparava le prime nozioni del mestiere dal padre Alfredo. Infine c’è il padiglione dal tetto giallo, realizzato dallo studio londinese Future System. L’architetto Jan Kaplicky ha pensato ad un immenso spazio dove esporre le Ferrari, del tutto libero da ingombri, e dove con videoproiettori si potesse raccontare la vita del Drake.

 

Città Di Modena Museo Enzo Ferrari
Città di Modena: la visita a un’acetaia

Come dimenticare poi l’oro nero di Modena, l’aceto balsamico tradizionale. Questa preziosa miscela di mosti cotti, invecchiata per almeno 12 anni, è un gioiello dell’enogastronomia italiana, un prodotto tutelato dal marchio DOP. L’interesse e la curiosità per questo antico condimento hanno invogliato il Comune di Modena ad aprire nel 2003 un’acetaia comunale, in via Scudari 20, proprio nel sottotetto del Palazzo Comunale. Qui, in pieno centro, è stata ricreata un’acetaia che contiene tre “batterie” di botti. Il loro aceto balsamico sarà “stravecchio” solo nel 2028. Nell’attesa si potranno ammirare oggetti tipici della produzione dell’aceto, tra cui i “tragni” i vasi di terracotta smaltati all’interno per conservare l’aceto. Per chi visita Modena in automobile c’è la possibilità di recarsi nelle acetaie dei vari consorzi, distribuite nella provincia. Tra settembre e ottobre viene poi solitamente organizzato un weekend di “Acetaie Aperte”, in cui oltre alle visite alle cantine si possono gustare abbinamenti particolari e conoscere nuove ricette.

Città Di Modena Acetaia
Città di Modena: la casa Museo di Luciano Pavarotti

Fuori città a Stradello Nava si raggiunge l’ultima meta della nostra rapida gita a Modena, la casa museo Luciano Pavarotti. Il celebre tenore non solo ha vissuto qui ma ha anche contribuito attivamente alla realizzazione della residenza. Oggi è un luogo che custodisce le sue memorie: abiti di scena, foto video e premi, rigorosamente ambientati ed esposti. Diversi video e brani musicali vi accompagneranno nella visita, per farvi immergere completamente nel suo mondo. Nel giardino si scopre la passione di Big Luciano per i cavalli e per le corse: le scuderie della casa hanno ospitato gare e corsi di equitazione. Ben più nota la passione per la buona cucina: a poca distanza si trova “Europa 92”, il ristorante alla cui apertura il Maestro partecipò attivamente.

 

Città di Modena: mappa interattiva

Per scoprire come muovervi al meglio a Modena vi proponiamo la mappa interattiva della città così che possiate individuare cosa vedere in una giornata razionalizzando il vostro itinerario.

La Lombardia Orientale è Regione Europea della Gastronomia 2017

Per Regione Europea della Gastronomia o European Region of Gastronomy si intende un progetto europeo che promuove una migliore qualità della vita, da raggiungere utilizzando alcune leve fondamentali: una solida cultura alimentare, l’educazione alla salute, il rispetto della sostenibilità e la promozione dell’innovazione gastronomica.

 

 

Il riconoscimento Regione Europea della Gastronomia nasce ad opera di IGCAT, l’istituto internazionale di gastronomia, cultura, arte e turismo, lo stesso cui si devono altre iniziative quali ad esempio il riconoscimento di Capitale della Cultura. Sono titoli che permettono alla regione o alla città che li ottiene di promuoversi e soprattutto di “fare rete” al proprio interno. Sì perché è proprio questo il valore aggiunto del premio: la possibilità, per un anno intero, di far comunicare tra loro enti normalmente separati. Il progetto  coinvolgerà ristoranti, albergatori e altre attività ricettive, enti del turismo, artigiani e imprese ma anche piccole e medie imprese, start up digitali e tanti altri soggetti che collaboreranno insieme, per un anno intero.

 

 

Per il 2017 sarà la Lombardia Orientale a rappresentare tutte queste buone pratiche: le città di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova hanno presentato la propria candidatura nel 2014 e il progetto definitivo nel luglio del 2015. La storia e i progetti sono consultabili al sito www.eastlombardy.it. Il nome scelto è un gioco di parole e anche un invito: East Lombardy diventa “Ea(s)t Lombardy”, con l’esortazione a mangiare lombardo e  – nello specifico – lombardo dell’Est, già inserita nel nome. Le quattro città hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento e stanno già lavorando all’opera di collegamento tra tutti i soggetti interessati per un 2017 ricco di soddisfazioni. I due obiettivi dichiarati sono di valorizzare l’offerta enogastronomica integrandola nel palinsesto turistico e di promuovere una filiera locale sostenibile.

 

 

Promuovere le proprie eccellenze alimentari, sia in Italia che all’estero, significa trovare modi nuovi per proporre prodotti secolari: vino, salumi, salse, dolci, paste fresche e secche, frutta e verdura sono sulle tavole degli italiani da sempre. La sfida è, nel 2017, saperli offrire nel modo migliore. Le proposte spaziano bel oltre il settore alimentare, creando delle autentiche esperienze per i propri visitatori. Ad esempio un giro in trattore, nei campi delle antiche abbazie della Franciacorta, in compagnia di chi quei campi li lavora ancora oggi. Oppure una gita in barca sul lago di Garda per uno “Spritz tour” o un “Romantic tour”, tutti accompagnati da ricchi buffet e cene “à la carte”, visite alle meraviglie del luogo, panorami e tramonti. E che dire della proposta di Bergamo, per far conoscere in tutto relax Bergamo alta? Cestini da picnic pronti e adattabili a qualsiasi esigenza (o portafoglio!), da prenotare in anticipo o prelevare al momento. Solo specialità locali, si intende, come materie prime. Giri a piedi, con o senza le racchette del Nordic Walking, nei vigneti, laboratori di “cucina scientifica”, show cooking e corsi di cucina sono solo alcune delle proposte che nel 2017 completeranno il programma di Lombardia Orientale 2017.

 

 

Le città d’arte del Circuito che partecipano sono al momento Bergamo, Brescia e Cremona. Ognuna vanta dei tesori locali alimentari ben noti, dalla pasta fresca al vino, dai salumi ai formaggi ai dolci.

 

 

Bergamo può fregiarsi del titolo di capitale italiana dei formaggi: sono ben nove le specialità casearie protette dal marchio DOP: Formai De Mut dell’Alta Val Brembana, Strachítunt, Taleggio, Gorgonzola, Bitto, Grana Padano, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo, Salva Cremasco. A queste si aggiunge il salame e tutti i vini prodotti tra colli e valli: Valcalepio, Scanzo, Grumello solo per citare i più famosi. Se l’obiettivo della Lombardia Orientale 2017 è l’integrazione tra gastronomia e turismo, a Bergamo si potranno cercare i ristoranti delle due città – alta e bassa – che aderiscono all’iniziativa, assaporare il gelato “Stracciatella”, inventato a Bergamo da Enrico Panattoni, entrare nelle molte “cantine aperte” per una visita con degustazione.

Lombardia Orientale Bergamo Salumi Formaggi

 

Brescia già per Expo Milano ha iniziato a promuovere la propria cucina locale presso Brend, la nuova struttura sorta presso palazzo Martinengo Colleoni. Nel 2015 l’iniziativa “Il piatto del mese” ha fatto conoscere alcune delle specialità della cucina locale: coniglio alla bresciana, caicc (casoncelli di Breno), luccio alla gardesana, polenta taragna e bossolà. Nel 2017, per Lombardia Orientale 2017, sono in programma festival ed eventi: Golositalia, Sagra del Manzo all’Olio, Cantine Aperte, Brescia con Gusto, Franciacortando, Settimana della Tinca al forno e così via fino a dicembre, quando il titolo passerà ad altre regioni europee. Il turista gastronomico non potrà comunque mancare la visita al sito UNESCO San Salvatore – Santa Giulia, con una pausa per ammirare i resti dell’area archeologica monumentale, per concludere il suo tour in una delle tre piazze del centro storico, (della Loggia, Paolo VI e della Vittoria) con un calice di Franciacorta o un più colorato Spritz.

Lombardia Orientale Brescia

 

Cremona porta in dote al progetto Lombardia Orientale 2017 una ricchezza che viene dal Medioevo, il torrone. Il dolce tipico cremonese, di cui si dice che fu inventato per le nozze di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1441. E che dire della mostarda, il condimento di frutta leggermente piccante e senapato, che accompagna il gran bollito? O dei marubini, da assaporare con i tre brodi di gallina, manzo e salame da pentola oppure nel più ruspante “sorbir” (minestra di brodo corretta con un’abbondante dose di vino rosso)?  Tantissimi anche i prodotti tutelati dai marchi DOP e IGP: il Salame Cremonese, il Grana Padano, il Provolone Valpadana e il Salva Cremasco: tutte eccellenze che ben si abbinano con quelle turistiche della città. Cremona e Stradivari, Cremona e la liuteria sono infatti binomi inscindibili nella mente di qualsiasi turista, non solo degli appassionati di musica. Visitare la bottega di un liutaio e il Museo del Violino o assistere ad un concerto dal balcone di casa Stradivari sono esperienze uniche, che si possono fare solo in questa città.

Lombardia Orientale Cremona Mostarda

 

La Lombardia Orientale aspetta i suoi visitatori per un 2017 unico, durante il quale ci sarà un solo imperativo: Ea(s)t Lombardy!

Città di Lodi: cosa vedere in una giornata

Città di Lodi: dove si trova e come arrivare

A metà strada tra Milano e Piacenza, così come tra Cremona e Pavia c’è Lodi, la città d’arte che aspetta solo di essere scoperta e apprezzata. Nata dopo la seconda distruzione di Lodi Vecchio, nel 1158, la città si organizza attorno al centro storico ma anche i suoi dintorni meritano una visita prolungata, con rigogliosi percorsi fluviali da percorrere a piedi o in bicicletta, cattedrali vegetali in costruzione, pievi e abbazie ricche di storia. Lodi si raggiunge in treno, con Trenitalia e Trenord; in auto, seguendo l’autostrada A1 e poi la statale 235; in autobus, con le linee Line e Star.

 

 

Città di Lodi: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

Concentrando la visita in un solo giorno bisognerà organizzare la giornata con un percorso mirato. L’itinerario che vi proponiamo parte dal centro storico di Lodi (dove si trovano Piazza della Vittoria, il Broletto e l’Incoronata), prosegue con le vie dello shopping e si conclude lungo le rive dell’Adda. Per i più sportivi si potrebbe aggiungere, infine, una passeggiata fino alla basilica di San Bassiano.

 

 

Città di Lodi: Incoronata e centro storico.

Il tempio dell’Incoronata è un gioiello artistico del Rinascimento, situato in pieno centro. A pianta ottagonale, è stato costruito dove un tempo sorgeva una casa di tolleranza. Secondo la leggenda la casa malfamata era decorata con un’immagine della Madonna che, spettatrice di continue risse e litigi, un giorno pianse e invitò la cittadinanza a erigerle un tempio. Era il 1487: da allora artisti come Bergognone hanno lavorato per renderlo un monumento del Rinascimento. Sarete rapiti dal susseguirsi di oro e blu negli affreschi, nelle tavole e nelle tele che la adornano. Poco distante si trova la Cattedrale, presente in città sin dalla sua fondazione nel 1158, di periodo romanico. Al suo interno, nell’abside, un moderno mosaico di Aligi Sassu (1912 – 2000). A fianco della Cattedrale si entra in piazza Broletto dove si trova una fontana ricavata da una fonte battesimale. In piazza ha sede anche l’Ufficio del Turismo di Lodi.

Lodi Incoronata

 

Città di Lodi: vie dello shopping e negozi

A Lodi ha sede l’Erbolario, la ditta che si è affermata in tutta Italia e all’estero per i suoi prodotti di origine vegetale. Nata come Premiata Erboristeria Artigiana in Corso Archinti nel 1978, l’Erbolario si è ingrandita nel tempo fino a diventare il fenomeno internazionale che è oggi. Ci sono prodotti per ogni esigenza, nei negozi di via Cavour e Corso Roma: cura del corpo, del viso e dei capelli e poi linee per uomo e per bambino. L’ultima nata è una serie per la cura della casa, realizzata a partire da piante e fiori!

La visita alla città di Lodi potrebbe essere anche l’occasione per fare dei regali originali: Lodi ha, infatti, una lunga tradizione di ceramica artistica artigianale ed è possibile visitare qualche laboratorio, per osservare tutte le fasi di lavorazione, dalla creazione alla decorazione.

Come non pensare, poi, ai regali “mangerecci”: oltre alle bottiglie di San Colombano, a Lodi si possono acquistare le delicate sfoglie di Raspadura. Ideali per risotti e polenta possono anche essere servite per un aperitivo o un “happy hour”, con noci, funghi o salumi.

In fondo a via XX Settembre si trova piazza Ospitale dove ammirare la chiesa di San Francesco, eretta da Antonio Fissiraga, signore di Lodi nel XIII secolo. Al suo interno di trova la tomba di Ada Negri, poetessa e scrittrice lodigiana. Nelle immediate vicinanze da non perdere è la Collezione Anatomica Paolo Gorini, il museo che non ti aspetti.  È una collezione di reperti umani di proprietà del celebre medico, esperto di conservazione a scopi didattici. Più di 100 pezzi esposti tra teste mummificate e corpi interi o arti pietrificati. Interessantissimo ma non per tutti, tanto che l’ingresso è vietato ai minori di 12 anni. Al momento chiusa per restauri la collezione sarà riaperta la pubblico per maggio 2017.

 

 

 

Città di Lodi: la Cattedrale Vegetale

Ai confini della città con l’Adda sorgerà una costruzione “naturale”. La Cattedrale Vegetale di Lodi è un’opera d’arte dell’artista Giuliano Mauri (1938 – 2009) che si sta creando da sola, naturalmente. Si tratta di una cattedrale lunga 72 metri e larga più di 22, che occuperà 1.618 metri quadri di spazio. L’uso del futuro non è casuale: stanno infatti crescendo le 108 querce che ne delimiteranno i confini. Piantate nella primavera del 2016, protette da strutture in legno per lo sviluppo ordinato del disegno, le querce saranno l’unico elemento della cattedrale. Il tetto sarà costituito dalle chiome degli alberi, le pareti saranno i loro fusti. Altri esempi di cattedrali vegetali erano già stati avviati dall’artista in provincia di Trento e in provincia di Bergamo.

 

 

Città di Lodi: il Parco Adda Sud in bici

Arrivati sul fiume, si aprono per i turisti della città di Lodi una serie di percorsi da fare in bicicletta o a piedi. Da Lodi ci si può spingere verso est, arrivando con una ciclabile ad Abbadia Cerreto; oppure si può puntare a Livraga dove si trova il Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina; se invece si cerca un’oasi di pace naturale ecco il percorso che conduce alla Zerbaglia, riserva del Parco Adda Sud dove nidificano gli aironi. Lodi ha decisamente investito sul cicloturismo e sulla mobilità sostenibile. Di fronte alla stazione ferroviaria si trova un ampio posteggio dedicato al bike sharing e un moderno posteggio per biciclette attrezzato con strumenti da ciclofficina.

Un ultimo saluto, musicale, prima di congedarsi da Lodi ce lo darà la fontana “Fiore d’acqua”, una scultura dell’artista giapponese Susumu Shingu situata presso il Bipielle Centre. Realizzato da Renzo Piano, il centro ospita la Banca Popolare di Lodi: mattoni rossi, vetri e ampi spazi caratterizzano questa struttura architettonica.

Lodi BPL Center

Città di Bergamo: cosa vedere in una giornata

Città di Bergamo: dove si trova e come arrivare

 

 

Bergamo ovvero il borgo sul monte: posta ai piedi delle Prealpi, questa città d’arte del Circuito ha un carattere particolare, dovuto alla divisione in Città alta e Città bassa. La Città alta è quella sui colli, la più antica, racchiusa dalle mura veneziane e raggiungibile  anche in funicolare. Qui si trovano le testimonianze artistiche più antiche. La Città bassa è invece la più moderna, dove il turista potrà trovare le vie per lo shopping – il Sentierone, tra le tante – il Teatro Donizetti e l’Accademia Carrara. Ma anche Borgo Pignolo e Borgo San Leonardo: uno più caratterizzato dall’arte, dalle facoltà universitarie e dalle botteghe artigianali; l’altro maggiormente commerciale, con l’incrocio di 5 vie in una piazza, è diventato il centro della movida bergamasca e di eventi come il Buskers Festival.

Bergamo è facilmente raggiungibile, con qualsiasi mezzo. Oltre al vicino aeroporto di Orio al Serio, intitolato a Caravaggio, la città è servita dalla stazione ferroviaria di Piazza Marconi (www.trenitalia.com); si trova sull’autostrada A4, uscita Bergamo, ed è infine collegata da diverse autolinee alle città vicine (www.muoversi.regione.lombardia.it).

Città di Bergamo: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

 

 

Una visita di una giornata a Bergamo dovrà necessariamente concentrarsi su alcune attrazioni, nell’impossibilità di vederle tutte in dettaglio. I nostri consigli sono di partire dalla parte bassa per spostarsi poi in Città alta. Il percorso prevede 5 tappe: l’Accademia Carrara, la funicolare, Città alta e le Mura Veneziane, la casa natale di Gaetano Donizetti e se il tempo lo permette una passeggiata al Castello di San Vigilio.

 

Città di Bergamo: Accademia Carrara

 

 

L’Accademia Carrara, in piazza Carrara 82, dopo essere stata chiusa per restauri molto a lungo, è tornata a splendere nel 2015, con un’imponente serie di festeggiamenti. I quadri di Mantegna, Bellini, Raffaello, Botticelli, Lotto, Moroni, Hayez e tanti altri sono nuovamente fruibili, con luci e disposizioni che esaltano l’esperienza di visita. L’orario di apertura va dalle ore 10 alle ore 19, mentre alle 18 chiude la biglietteria. Un’utile informazione: la temperatura all’interno della pinacoteca non è mai elevata. Per la conservazione ottimale dei quadri la temperatura è mantenuta a 20°: i più freddolosi sono avvertiti! Una volta entrati si potranno seguire i numerosi percorsi tematici proposti, per godere al meglio di questo viaggio nell’arte e nel tempo: Capolavori, Amori, Moda, Donne, Volti… Spunti che ogni visitatore adeguerà ai propri gusti. Da ricordare che il giorno di chiusura è il Martedì.
Bergamo Accademia Carrara

Città di Bergamo: un percorso in funicolare

 

 

La Funicolare di Città alta fece il suo primo tragitto nel 1887: all’epoca serviva per evitare l’isolamento della Città alta, dopo che le attività commerciali e amministrative si erano spostate nella Città bassa. Oggi è un divertente e comodo mezzo per arrivare nella zona più antica: 85 metri di dislivello che vengono coperti velocemente e entusiasmeranno anche i più piccoli.www.atb.bergamo.it

 

bergamo-funicolare

 

Città di Bergamo: Città Alta e Mura Veneziane

 

 

Iniziamo la visita dalla Torre Civica, che i bergamaschi chiamano confidenzialmente il Campanone. Si sale a piedi o in ascensore, per ammirare la vista su Orobie e pianura, godendo di uno dei panorami più spettacolari sulla piazza Vecchia, del Quattrocento, che è giustamente considerata una delle più belle d’Italia. Per un’esperienza diversa (multimediale!) accanto alla Torre, c’è il Museo dell’Età Veneta. Si tratta di sette sale, dove si racconta la storia della città con workstation grafiche, schermi, musiche e filmati. A brevissima distanza si trova piazza Duomo, con la cattedrale di Sant’Alessandro e la basilica di Santa Maria Maggiore.  Imperdibile, qui nella piazza, la Cappella Colleoni, voluta dal condottiero Bartolomeo Colleoni come mausoleo per sé e per la figlia Medea.  All’interno, restaurati, affreschi del Tiepolo impreziosiscono le lunette della cappella. Le Mura Veneziane sono da scoprire con una piacevole passeggiata ad anello. Questa percorre internamente gran parte della cinta bastionata cinquecentesca che circonda Città alta. Tre chilometri di cammino per ammirare lo spettacolare panorama su Città bassa e la pianura, ma anche le facciate dei palazzi nobiliari con meravigliosi balconi e giardini pensili, luoghi nascosti da scoprire e spazi aperti dove trascorrere piacevoli momenti con la famiglia e con gli amici

 

 

Città di Bergamo: casa natale di Gaetano Donizetti

 

 

Dirigendosi verso porta S. Alessandro, in pochi passi si arriverà ad un monumento nazionale: la casa del grande compositore Gaetano Donizetti, situata in via Borgo Canale 14. La casa è aperta per visite il sabato e la domenica, con ingresso libero dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per informazioni consultate il sito www.donizetti.org. La visita alla casa comprende il seminterrato dove abitava la famiglia Donizetti e i piani superiori, oggi allestiti come museo. Il progetto “Impronte sonore” permette di ascoltare i suoni, i rumori e le canzoni dell’epoca, tutto il sottofondo sonoro che formò il giovane Gaetano nei sui primi anni di vita. Una visita che davvero coinvolge tutti i sensi.

Città di Bergamo: una passeggiata sui colli e Castello di San Vigilio

 

 

La seconda funicolare, quella di San Vigilio, permette di raggiungere comodamente e in pochi minuti un altro luogo da cui godere di una vista impressionante, il Castello di San Vigilio. Da qui si spazia su tutta la pianura sottostante e proprio per questo il castello è stato un importante avamposto militare, una fortificazione dotata di cunicoli e collegamenti sotterranei.

Città di Bergamo: mappa interattiva

Per scoprire come muovervi al meglio a Bergamo vi proponiamo la mappa interattiva della città così che possiate individuare cosa vedere in una giornata razionalizzando il vostro itinerario.

Città di Brescia: cosa vedere in una giornata

Città di Brescia: dove si trova e come arrivare

Brescia è la città d’arte che unisce gli stimoli della Lombardia a quelli del Veneto, con il lago di Garda a fare da confine ideale. Ricca di storia, dove è possibile rivivere i fasti del passato, la città di Brescia è facilmente raggiungibile con ogni tipo di mezzo. Due aeroporti, Orio al Serio e Verona, forniscono un servizio navetta per la città, mentre il terzo, Brescia Montichiari, ha un servizio ridotto: vi suggeriamo comunque di consultare i rispettivi siti per maggiori informazioni. In auto si possono utilizzare la A4, la A21 e la più recente A35, meglio nota con il nome di Brebemi; la città di Brescia è servita da Trenitalia, Italo e da Ferrovie Nord, che arrivano in piazzale della Stazione dove si trovano anche i terminal delle autolinee della Trasporti Brescia.

 

 

Città di Brescia: 5 luoghi da non perdere

Per conoscere la città, avendo una giornata a disposizione i nostri suggerimenti si concentrano nel centro storico, con l’unica eccezione del Museo della Mille Miglia, per il quale sarà necessario spostarsi in auto o con i mezzi pubblici ( 20-30 minuti dal centro). La visita comincerà dalla Brescia più antica, la Brixia romana e poi longobarda, per diventare sempre più moderna, con le testimonianze della “corsa più bella del mondo” e i raffinati negozi del centro.

 

 

Città di Brescia: San Salvatore-Santa Giulia e Brixia- parco archeologico di Brescia Romana

Il complesso di San Salvatore – Santa Giulia è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 2011. Ospita il Museo della città, allestito nell’antico monastero benedettino femminile che fu fondato dai Longobardi sulle preesistenti domus romane. In un’area di 14.000 metri quadrati sono compresi la basilica longobarda di San Salvatore e la sua cripta, l’oratorio romanico di Santa Maria in Solario, il Coro delle Monache, la cinquecentesca chiesa di Santa Giulia e i chiostri, insieme a 11.000 oggetti d’arte. È una nuova concezione di museo in cui un luogo e il suo “contenuto” si fondono perfettamente, permettendo un’esperienza di visita unica nel suo genere. Solo per fare un esempio: qui si trova la Croce di re Desiderio, una grande croce decorata da duecentododici fra pietre preziose, gemme vitree e cammei. Passeggiando lungo la via dei Musei si raggiunge l’area del Capitolium, il sito archeologico con i resti del tempio principale, del teatro romano, del santuario repubblicano, della basilica e del decumano massimo, uno dei due assi portanti delle città romane.

 

 

Città di Brescia: le segrete del castello con gli speleologi

Un modo originale per conoscere questa città è vederla “da sotto”. A Brescia esistono associazioni che organizzano visite speleologiche – in tutta sicurezza – alla Brescia sotterranea, quella dei numerosi corsi d’acqua coperti nel corso del tempo e quella delle segrete del Castello. È un’esperienza da fare con gambali, casco e scorta di calzettoni ma vi regalerà un’emozione unica, da ricordare. Noi vi proponiamo uno dei cinque percorsi del Castello. Costruito sul colle Cidneo, il Castello ha subito tutte le influenze delle diverse dominazioni e oggi è sede del Museo delle Armi e del Museo del Risorgimento. Qui i più avventurosi potranno prenotare il percorso più impegnativo, quello che prevede la discesa in un pozzo profondo 12 metri. Per tutti c’è invece la visita ai Magazzini dell’Olio che, a dispetto del nome, erano in origine cisterne per l’acqua.

Brescia Castello Mastio

 

Città di Brescia: la Mille Miglia e il suo museo

La Mille Miglia, la “corsa più bella del mondo”, nasce a Brescia nel 1927, quando “quattro moschettieri” ovvero quattro amici che di mestiere facevano il pilota o il giornalista – Mazzotti, Maggi, Castagneto e Canestrini – inventano una gara per auto di normale costruzione, non da corsa, da disputarsi sulle strade e non su un circuito.  Per  trent’anni, fino al 1957,  fu una gara di velocità; oggi è una gara di regolarità per auto d’epoca, ammesse con criteri altamente selettivi. Ogni anno l’evento colora di rosso la città, a metà maggio: tra notte bianca, eventi e sfilate Brescia rivive gli anni d’oro dell’automobilismo. Il museo della Mille Miglia è aperto tutto l’anno con il medesimo scopo: offrire agli appassionati di auto d’epoca e di motori la possibilità di ammirare le signore della strada e altri cimeli. Il museo ha sede presso il monastero di Sant’Eufemia, un antico complesso benedettino. La visita si svolgerà attraverso nove diversi spazi: sette per la Mille Miglia degli albori, dal 1927 al 1957; uno per la Mille Miglia dal 1958 al 1961 e l’ultimo per la Mille Miglia contemporanea. Oltre alle automobili, in mostra a rotazione, ci sono abiti d’epoca, attrezzature e giornali. Per informazioni viale della Bornata, 123, 25135 S. Eufemia BS Telefono: +39 030 3365631 – Fax: +39 030 3366411 E-mail: segreteria@museomillemiglia.it

 

Museo Millemiglia

Città di Brescia: lo shopping sotto i portici

I portici di piazza della Loggia accoglieranno i turisti di Brescia e offriranno loro riparo e intrattenimento. Qui si trova la torre dell’Orologio, con i due “matti delle ore”, gli automi che battono le ore soprannominati anche Tone e Batista. Da qui si prosegue per via Dieci Giornate e per corso Zanardelli. Fermatevi al negozio Old England Caprettini, gestito dalla stessa famiglia da più generazioni e anche alla celebre Salumeria Gastronomia Derelli, dove potrete acquistare qualsiasi tipo di leccornia. Sono queste le vie del “passeggio” cittadino, dove sarà possibile fare acquisti e, se sale un po’ d’appetito, deliziarsi con dolcetti o aperitivi.

 

 

Città di Brescia: un calice di Franciacorta nelle piazze del centro

Infine ci si concederà un Franciacorta in una delle grandi piazze bresciane, che sembrano fatte apposta per godersi un aperitivo: potrete decidere con calma il posto che più vi ispira, passeggiando tra piazza della Vittoria, piazza Paolo VI e piazza della Loggia. In occasione delle Cantine Aperte di Franciacorta le degustazioni sarà possibile farle direttamente in cantina o in enoteca; per tutti gli altri periodi dell’anno l’accoglienza bresciana sarà ugualmente calda e avvolgente nei bar del centro. Ammirando un porticato, una chiesa o un monumento brinderete alla conclusione di una bella giornata.

 

 

Città di Brescia: mappa interattiva
Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Brescia così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Città di Cremona: cosa vedere in una giornata

Città di Cremona: dove si trova e come arrivare

A Cremona si arriva in treno, utilizzando Trenitalia, Trenord o Italo: si scende alla stazione ferroviaria, in via Dante 68. Anche gli autobus di linea arrivano allo stesso indirizzo. In auto si percorrerà la A21, che collega Brescia a Piacenza e poi prosegue per Torino. Gli aeroporti più vicini sono a Brescia Montichiari (G. D’Annunzio): km 47 ; Parma (G. Verdi): km 65 ; Bergamo Orio al Serio: km 80; Verona (V. Catullo): km 95 .

 

 

Città di Cremona: 5 luoghi da vedere in una sola giornata

La piazza del Comune con il suo meraviglioso Torrazzo, simbolo della città; il Museo del Violino, che espone l’eccellenza liutaria antica e contemporanea; la chiesa di San Sigismondo, il fiume e i parchi, le bellezze naturalistiche a due passi dal centro: queste le tappe del nostro giro a Cremona. Recuperate una mappa allo IAT, in piazza del Comune, e partiamo

 

 

Città di Cremona: Piazza del Comune e salita al Torrazzo

Nella piazza del Comune si trovano i maggiori monumenti della città: Duomo, Battistero, Loggia dei Militi, Palazzo Comunale e Torrazzo. Cominciamo proprio da qui, con la salita in cima ai 500 gradini pari a 112 metri d’altezza: vedrete un meraviglioso panorama, con tutti i tetti rossi e il verde della campagna intorno. Tornati al Duomo, all’esterno si possono ammirare la facciata ricoperta di marmo, i due leoni che sorreggono le colonne e le lastre con quattro profeti: Geremia, Isaia, Daniele e Ezechiele. L’interno, riccamente affrescato con le storie della Vergine e di Cristo, viene definito la cappella Sistina del nord Italia. Il Battistero ricorda quello di Parma, non solo per la base ottagonale. Passando per la Loggia dei Militi, risalente al 1292, si possono visitare i saloni di rappresentanza del Palazzo del Comune, ammirare i dipinti che li abbelliscono e scattare una foto alla piazza.

Cremona Palazzo Comunale

 

Città di Cremona: Museo del Violino e botteghe liutarie

La tradizione liutaria nasce a Cremona, nel corso del Cinquecento, grazie ai maestri liutai Amati, Guarneri e ad Antonio Stradivari. A quest’ultimo italiani e stranieri appassionati di musica associano  il  “violino” per eccellenza. Dopo una visita alla casa natale di Stradivari – in corso Garibaldi 57- si potrà proseguire per il Museo del Violino, a soli dieci minuti di distanza. Nelle sale si ripercorre la storia di questo strumento musicale, dal Medioevo a oggi, con video installazioni e mappe interattive; dello Scrigno dei tesori e della collezione dei Friends of Stradivari fanno parte  gli strumenti della liuteria classica cremonese, mentre nelle ultime sale sono esposti gli strumenti vincitori della Concorso internazionale triennale degli strumenti ad arco, e quindi l’eccellenza della liuteria contemporanea.

Anche il museo civico Ala Ponzone, oltre ad una ricca pinacoteca che è arricchita da opere di Caravaggio e Arcimboldo (per citare due nomi famosi)  espone un’importante collezione di strumenti storici a corda, recentemente arricchitasi di un violino sopravvissuto alla Shoah. La visita ad una bottega liutaria completa l’esperienza musicale a Cremona: per prenotazioni www.cremonaliuteria.it

 

 

 

Città di Cremona: navigazione sul fiume Po

Cremona si può scoprire anche navigando e ascoltano musica, con la crociera musicale dedicata a Claudio Monteverdi. Il Festival Claudio Monteverdi si conclude infatti ogni anno con questa particolare celebrazione, che tocca anche altri luoghi monteverdiani, Mantova e Venezia. Altre possibilità di unire terra e acqua sono i numerosi percorsi proposti da NaviPo, che uniscono l’osservazione naturalistica allo sport alla musica. Arrivare nelle terre verdiane, fermarsi in un’oasi per imparare a distinguere gli alberi oppure – semplicemente – godersi la pace e il relax del fiume con gli amici o con la famiglia: ecco quello che la città di Cremona vi può offrire, con il suo naturale accesso al grande fiume, in largo Marinai d’Italia.

 

 

Città di Cremona: il gran bollito cremonese con mostarda e il torrone

Mostarda è una parola che deriva dal francese “mout ardent”, mostro ardente, una preparazione ottenuta mescolando il mosto d’uva con la farina di senape bianca. Oggi si chiama così la frutta che viene candita con sciroppo di zucchero e farina di senape. In casa si prepara come composta, data la difficoltà del processo di canditura. E’ una ricetta che viene dal Medioevo, quando era normale abbinare dolce e piccante oppure frutta e carne nello stesso piatto. E’ questo il caso dell’abbinamento con il bollito, piatto tipico delle zone in cui si pratica l’allevamento bovino. Era una ricetta che permetteva l’utilizzo delle carni degli animali più anziani: le cotture lunghe, a fuoco basso, permettevano di recuperare tutti gli elementi nutritivi e tutto il sapore. La ricetta del Gran Bollito prevede l’uso di soli tagli pregiati di manzo, vitello e gallina con l’aggiunta di testina, lingua di vitello e salame da pentola. Si aggiungono carote, sedano e cipolla, avendo cura di calibrare i tempi di cottura. Chiudiamo in dolcezza con qualche parola sul torrone. Secondo la tradizione cremonese il torrone nasce proprio qui nel 1441, in occasione delle nozze di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Da allora è diventato più che un dolce, un simbolo.  Moltissime pasticcerie in città offrono la loro versione e sono state inserite nell’itinerario dei locali storici della città per rendere ancora più accattivante questo percorso.

Cremona Gran Bollito Con Mostarda

Città di Cremona: chiesa di San Sigismondo

La chiesa di S. Sigismondo, scrigno d’arte cremonese del ‘500, edificata per volere di Bianca Maria Visconti, sorge sul luogo di una preesistente  piccola cappella dedicata al santo,  dove il 25 ottobre 1441 vennero celebrate le nozze tra la duchessa e Francesco Sforza. Il ciclo di affreschi della navata centrale venne realizzato da un complesso di autori diversi tra i quali, oltre a Camillo Beccaccino, Giulio Campi, Bernardino Campi e Bernardino Gatti.Dal 2010 è presente la comunità claustrale delle monache domenicane
La chiesa è aperta ogni giorno dalla ore 6.45 alle 12 e dalle 15 alle 18.30
Il chiostro e il coro monastico sono visitabili solo il 1 maggio (solennità di San Sigismondo) e la 3^ domenica di settembre (anniversario della dedicazione della chiesa) dalle ore 9 alle 10.30 e dalle 14.30 alle 17.30.

 

Città di Cremona: mappa interattiva
Qui di seguito vi proponiamo una mappa interattiva della città di Cremona così che possiate individuare con facilità i diversi punti di interesse e pianificare l’itinerario ottimale per raggiungerli.

Un fiume di…pellegrini

31 ottobre – XIII Giornata Nazionale del Trekking Urbano

 

 

Pavia, l’antica Ticinum romana, ha sempre avuto un rapporto particolare con il fiume: luogo di incontro e di antichi mestieri, ma anche importante via di comunicazione tra l’entroterra e il mare. Attraverso le azzurre acque del fiume, proseguendo lungo il Po e salpando infine dai porti dell’Adriatico, una moltitudine di pellegrini raggiungeva le terre d’Oltremare, alla ricerca di una spiritualità più profonda; diretti lungo la via Francigena, lungo i secoli, dal Medioevo all’Età Moderna, essi percorsero le nostre strade, si attardarono nelle nostre piazze, cercarono e trovarono ospitalità presso chiese, monasteri e conventi.

 

 

Il percorso vuole riproporre l’esperienza di quegli antichi viandanti: si parte dalla basilica di San Teodoro, nell’antico quartiere dei pescatori e della gente di fiume, dove sarà possibile assaporare l’atmosfera della città medievale attraverso l’affresco della veduta della città, per poi percorrere le vie selciate con i ciottoli del fiume, addentrandosi fino all’estremità orientale del centro urbano. Qui si riscoprirà la chiesa di San Luca, sede dell’antica Confraternita della SS. Trinità, sorta alla fine del Cinquecento con lo scopo di offrire assistenza ai pellegrini. All’interno, l’affresco che mostra i confratelli della SS. Trinità mentre accolgono un gruppo di fedeli diretti a Roma è testimonianza di quegli antichi itinerari.

 

 

INFO PERCORSO
Tempo di percorrenza: circa 2 ore
Lunghezza: circa 2 km
Difficoltà: bassa
Punto di partenza: Piazza della Vittoria (lato Broletto)
Orario di partenza della visita guidata: ore 15
Ritrovo 15 minuti prima dell’ora di inizio presso il punto di part enza
PER INFORMAZIONI
Ufficio Turismo – IAT e Promozione turistica della città
Via del Comune, 18 Tel. 0382 079943 www.vivipavia.it

L’Oasi di S. Alessio con Vialone

Istituita nel 1973 come centro per l’allevamento e la reintroduzione di animali selvatici in natura, il progetto iniziale venne modificato in direzione di una ricostruzione degli ambienti necessari a rendere possibile per gli animali rimanere in loco. È gestita dalla Società Ornitologica Pavese e nel 1994 è stata aperta al pubblico.

L’oasi è costituita da una serie di ambienti diversi, collegati fra loro da un percorso obbligato.

Si possono osservare: stagni con serpenti d’acqua, con castori, con pellicani europei, con fenicotteri, cicogne e mignattai; una marcita; un ambiente fluviale interamente ricostruito (per il quale sono state realizzate delle postazioni sotto il livello dell’acqua che permettono di osservare trote, lucci, carpe); numerose voliere, quella dei falchi pellegrini, degli uccelli di palude (spatole, aironi, mignattai, piccoli trampolieri e anatre), degli uccelli migratori che si fermano qui a sostare in determinati periodi dell’anno (ibis, cicogne, alcune specie di aironi, cavalieri d’Italia), dei cavalieri d’Italia con gruccioni e martin pescatori; una garzaia (vi si possono osservare garzette, sgarze ciuffetto, aironi cinerini, aironi guardabuoi e saltuariamente aironi bianchi maggiori); una voliera dove è stata riscostruita la foresta pluviale (tra palme, felci, mangrovie, liane tropicali e ninfee vi sono ospitati ibis scarlatti e uistiti dai pennacchi bianchi (scimmiette), spatole rosa e tacchini ocellati. Nelle serre del Tropicarium si possono inoltre osservare tucani, colibrì, uccelli parasole, farfalle tropicali e bradipi.

Tra le piante di origine africana e asiatica qui coltivate ci sono passiflore, ma anche l’ananas, la vaniglia e il cacao. È stato inoltre predisposto un tunnel sotto gli stagni che permette di osservare la fauna degli ambienti lacustri senza disturbare gli animali. Nell’ambiente sono presenti moltissime specie vegetali d’acqua europee e si possono osservare uccelli acquatici (tra i tanti, anatre, martin pescatori, avocette) e anfibi (rane, rospi, tritoni e salamandre).
L’oasi è dotata anche di un centro di riproduzione per pappagalli e tucani e di uno per i falchi pellegrini; i successi ottenuti nella reintroduzione in natura di queste e di diverse altre specie di uccelli ha fatto conoscere l’Oasi di Sant’Alessio in tutto il mondo.

Come arrivare
Uscendo da Pavia (via Ferrini), in direzione Lardirago, proseguire fino all’indicazione per Sant’Alessio con Vialone. L’oasi è ospitata nel Castello di Sant’Alessio.

Visitare l’oasi
I sentieri sono ben tenuti e facilmente percorribili (è consigliabile indossare pantaloni e maglie a maniche lunghe per difendersi dai numerosi insetti).
L’Oasi è dotata di zona ristoro (vendita bibite, gelati e panini), zona picnic e zona giochi per bambini (spazio sabbia, campo di calcio e di pallavolo). Essendo proibito l’ingresso agli animali domestici, è stata predisposta una serie di box dove è possibile far custodire i cani dei visitatori.
È possibile richiedere visite guidate, ma per le scolaresche è obbligatoria la prenotazione.

Per informazioni
Oasi di Sant’Alessio
Castello di Sant’Alessio – 27016 Sant’Alessio con Vialone (PV)
Tel. +39 0382 94139
Fax +39 0382 953940

info[@]oasisantalessio.com
www.oasisantalessio.org

Apertura al pubblico
Formalmente la visita all’oasi è consentita solo ai soci della Società Ornitologica, ma, al momento dell’acquisto del biglietto d’ingresso, per ogni visitatore viene effettuata l’iscrizione annuale come socio sostenitore (senza costi aggiuntivi, ma che anzi dà diritto a un altro ingresso scontato).

Febbraio e marzo: domenica e festivi dalle 10 alle 18
Dal 23 marzo al 3 novembre: martedì – domenica dalle 10 alle 20 (chiusura biglietteria ore 18)
Chiusura dicembre, gennaio e tutti i lunedì non festivi.

Parco di Monza, dove andare e cosa fare

Per parlare del Parco di Monza occorre tornare indietro nel tempo, all’epoca di Napoleone. Si deve infatti a suo figlio adottivo, Eugenio di Beuharnais, l’avvio dei lavori nel 1806, con il conferimento dell’incarico all’allievo del Piermarini Luigi Canonica. La madre di Eugenio, Giuseppina Bonaparte, avrebbe voluto un parco più grande di quello di Versailles e il figlio fu pronto ad accontentarla: il Parco di Monza si estende infatti su quasi 700 ettari, contro i 250 della reggia francese. Ad oggi è il più vasto parco circondato da mura in Europa.

Il progetto doveva tenere in considerazione diverse esigenze: la vicinanza con la Villa e i Giardini Reali (che dal 1777 avevano ospitato Maria Teresa d’Austria e suo figlio Ferdinando), il desiderio di avviare una tenuta agricola modello e quello di possedere una riserva di caccia. Furono tutte conciliate da Canonica che creò viale Mirabello, un asse che attraversa il parco in tutta la sua lunghezza da Sud a Nord.

Seguiamo questa direzione per cominciare il nostro viaggio all’interno del Parco. All’incrocio tra viale Cesare Battisti e viale Regina Margherita ci appare Villa Reale, grandiosa dimora di re e di regine, preceduta dalla fontana a conchiglia. All’interno del complesso si possono visitare gli appartamenti reali, il teatrino di corte e la rotonda dell’Appiani, annessa all’antica orangerie, una dépendance dove si intrattenevano gli ospiti con spettacoli,  giochi d’acqua ed esposizioni di piante esotiche. Attorno alla Villa si sviluppano i Giardini, primo esempio in Italia concepito secondo le modalità tipologiche del giardino “all’inglese”.

 

Parco Di Monza Villa Reale

 

Viale Mirabello si estende per un chilometro, da viale Cavriga fino al viale di Vedano. Ci condurrà a Villa Mirabello, una delle tante dimore storiche comprese nel parco. Villa Mirabello fu costruita sulle rovine delle proprietà dei De Leyva, la famiglia della Monaca di Monza manzoniana, Marianna De Leyva.  La famiglia Durini, che ereditò i terreni, fece iniziare i lavori nel 1656. Le fa idealmente eco Villa Mirabellino. Voluta come luogo di svago per la famiglia, era la sede di incontri letterari e concerti.

Oltre alle ville ben 15 cascine punteggiano il Parco di Monza e l’originaria vocazione di tenuta agricola è confermata anche dalla presenza di tre mulini: Mulino S. Giorgio, Mulini Asciutti e Mulino del Cantone. Consigliamo una visita ai Mulini Asciutti, che conservano una ruota a pale funzionante, sale macina e chiuse. Il Lambro e i canali costruiti per sfruttarne le acque sono anch’essi i protagonisti del Parco di Monza: quattro ponti si succedeno lungo l’asse Sud-Nord che stiamo idealmente seguendo. Il Ponte in Pietra, ai confini con il comune di Villasanta, è il più antico dei quattro.

Il Parco di Monza è noto in tutto il mondo anche per ospitare la suo interno l’Autodromo Nazionale, sede del Gran Premio di Formula 1 e di diverse altre competizioni automobilistiche. Agli inizi di settembre, ogni anno, migliaia di turisti e appassionati, sia italiani che stranieri, invadono – pacificamente – il grande prato e gli spalti per assistere di sabato alle selezioni e di domenica alla gara. Costruito in soli 110 giorni nel 1922 dall’ACI di Milano, il circuito è famoso nel mondo per la Seconda di Lesmo o per la Parabolica, curve impegnative e affascinanti. Ma ci sono anche sport alla portata di tutti, da praticare in prima persona: oltre a un campo da golf e a un maneggio, si possono praticare tennis e nuoto in piscina, oltre alle alternative sempre valide della corsa e del nordic walking.

 

Parco Di Monza Autodromo Nazionale

 

Monza è città d’arte e anche il suo Parco ne è ricco: disseminate al suo interno ci sono 4 opere che spaziano dal neoclassicismo del Piermarini – il Tempietto – fino al razionalismo di Giò Ponti, con il Centro Rai. La Voliera per Umani di Mauri, inaugurata nel 2006, è una grande “gabbia” di tronchi che secondo i desideri dell’artista, non deve ricevere manutenzione e sta quindi tornando alla terra. Lo Scrittore è un’opera che celebra la solitudine di chi scrive e lo fa in maniera monumentale.

Parco Di Monza Lo Scrittore

 

Di tanto altro potremmo ancora parlarvi: piccoli bar all’ombra di alberi secolari, ristoranti, giochi per bambini e ancora roseti, vegetazione caratteristica, birdwatching, ciclismo, maratone. Al Parco di Monza, immersi nella bellezza della natura, dell’arte e della storia, ogni passione potrà venire soddisfatta.

Con il palato più dolce si scoprono le Città d’Arte

Siglata la partnership tra la Festa del Torrone di Cremona e il Circuito Città d’Arte della Pianura Padana.

 

 

Le golosità della Festa del Torrone di Cremona – dal 19 al 27 novembre 2016 – sono occasione non solo per diventare esperti degustatori del dolce più tipico in tutte le sue creative varianti, ma anche per immergersi tra eventi, musica e spettacoli, nelle meraviglie storico artistiche della città lombarda e tra le bellezze e tradizioni della Pianura Padana.

 

 

Dalle Alpi al Mar Adriatico la grande pianura racchiude una ricchezza inestimabile fatta di città antiche, culture vive, sapori autentici. A decorarla, i 10 Comuni del Circuito Città d’Arte, che abbracciano 2 Regioni (Emilia-Romagna e Lombardia) lasciandosi scoprire tra palazzi storici e splendori naturalistici. Tra queste città c’è Cremona, cuore croccante e vivace della Pianura Padana, patria del più prelibato Torrone, espressione dell’arte della liuteria – riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO – con le sue centinaia di botteghe artigiane, i Musei Civici, il Museo del Violino, le architetture medievali e rinascimentali, i numerosi itinerari naturalistici e ciclabili alla scoperta del fiume Po.

 

 

Per vivere Cremona e le Città d’Arte, la Festa del Torrone ha stretto un legame con il Circuito. In tutti i punti informativi di Bergamo, Brescia, Lodi, Modena, Monza, Parma, Pavia, Piacenza e Reggio Emilia, nella città del Torrone, i visitatori possono raccogliere e ricevere informazioni e materiale utile sulla grande festa (www.circuitocittadarte.it). Le migliori occasioni per gustare le CITTA’ D’ARTE, musei, ristoranti, eventi. Per poter usufruire della convenzione il 19-20 e il 26-27 Novembre 2016, bisognerà visitare il sito www.circuitocittadarte.it/festadeltorrone e stampare il coupon.

Lodi Vecchio

Lodi Vecchio si può definire l’antenata della Lodi attuale. Situate a poco più di 7 chilometri l’una dall’altra – un’ora e mezza a piedi, per i più volenterosi – le due cittadine condividono nome e storia, una storia lunga secoli e ricca di avvenimenti, tradizioni e curiosità.

 

 

Lodi Vecchio: il Comune

Collocata tra Lambro, Adda e Po, Lodi Vecchio nasce come municipio romano nel 49 a.C. Prima, in quei territori, si erano svolte guerre per la supremazia tra Romani e Galli Boi. Sarà solo dopo la Lex Pompeia, voluta da Gneo Pompeo Strabone nell’89 a.C. che gli abitanti delle terre del Po saranno assimilati ai cittadini romani. Il nome Laus Pompeia o Civitas Laus con cui ci si riferisce a Lodi Vecchio è quindi un tributo in onore del console.

Del periodo romano sono stati ricostruiti numerosi particolari. Si suppone che il cardo e il decumano, le due strade principali attorno alle quali i Romani organizzavano le loro città, fossero rispettivamente le via San Lorenzo-Via XXV Aprile  e Via Martiri della Libertà-Via Santi Nabore e Felice.

Proprio a Lodi Vecchio e al suo periodo romano è legata la vicenda dei santi citati: Vittore, Nabore e Felice erano tre soldati nordafricani convertitisi al Cristianesimo. Per ostacolare la crescente diffusione della nuova religione i tre furono decapitati pubblicamente nel 303 o 304: Vittore a Milano e Nabore e Felice proprio a Laus Pompea.

Nel 374 venne nominato vescovo di Laus Pompea Bassiano, poi onorato come santo e patrono di Lodi. Fu lui nel 387 a consacrare la basilica dei XII apostoli. Alla sua morte, nel 409, la chiesa ne ospitò le spoglie e divenne quindi nota come basilica di san Bassiano.

Per Laus Pompea seguì poi un periodo di conflitti con la vicina Milano: la posizione tra i due fiumi e in più il controllo sulla navigazione del Lambro portarono alla distruzione della città da parte dei Milanesi non una ma due volte, nel 1111 e nel 1158. In seguito alla seconda distruzione la popolazione trovò rifugio sul colle Eghezzone, fondando Laus Nova, l’attuale Lodi. Fu Federico Barbarossa che il 3 dicembre di quell’anno riconobbe la nuova città con un decreto imperiale.

 

 

Lodi Vecchio: cosa vedere

Rimangono poche tracce dell’epoca romana: oltre al cardo e al decumano di cui si è detto, nell’attuale piazza Santa Maria è stato collocato il foro. Recenti scavi hanno rivelato la presenza a Lodi Vecchio di “edifici da spettacolo”, probabilmente un anfiteatro e un teatro. Anche alcune necropoli sono state riportate alla luce: i “bronzetti” e altri resti si possono vedere al Museo Civico di Lodi, nella sezione archeologica.

Interessante sarà esplorare le abbazie e le grandi chiese del Lodigiano. Si cominci dalla Basilica di San Bassiano a Lodi Vecchio, che ha un impianto tra il romanico e il gotico. A 20 chilometri di distanza c’è poi  l’Abbazia Cistercense dei SS. Pietro e Paolo, a Abbadia Cerreto: da vedere la torre a pianta ottagonale. Infine l’Abbazia dei SS. Pietro e Paolo di Ospedaletto Lodigiano, collocata più a sud, sempre raggiungibile in poco più di mezz’ora, in automobile.

 

Lodi Vecchio Abbadia Cerreto

 

 

 

Lodi Vecchio: Trattorie

Il Lodigiano è terra fertile, dove secoli di paziente lavoro hanno saputo sfruttare l’abbondanza di acque data dai tre fiumi per creare un territorio ricco e vario. I tanti prodotti  – riso, latte e formaggi, salumi e vini – sono stati elaborati nel corso del tempo fino a generare i capolavori gastronomici che tutti conosciamo. Il mascarpone, per esempio, è nato qui; il pannerone, formaggio dal gusto amaro, è ottimo nei risotti oppure con il miele come dessert. Trattorie, ristoranti e agriturismi esaltano questo patrimonio con una Rassegna Gastronomica del Lodigiano. Non solo Lodi Vecchio ma tutte le città del territorio offrono menù tematici, a base di riso, zucca, vini di San Colombano, formaggi e castagne. Sarà quindi facile orientarsi, scegliendo la propria meta in base al tipo e allo stile del ristorante, al numero dei coperti e al menù tematico proposto. E c’è anche la possibilità di fare un “dolce” regalo: una tortionata, dolce di pastafrolla con le mandorle che è nel Consorzio di Tutela dei Prodotti Tipici Lodigiani.

 

 

Lodi Vecchio: calcio

Lodi Vecchio ha dal 1969 una sua Associazione Sportiva, il Lodivecchio Calcio. Contraddistinti dai colori giallo e rosso, i giovani atleti che si allenano qui partecipano a numerosi tornei, il più famoso dei quali è il Memorial Giambelli, organizzato ormai da decenni. Ogni sabato e domenica i giovani calciatori, suddivisi in “esordienti”, “pulcini”, “primi calci” e “piccoli amici” affrontano gli avversari, preparandosi alle sfide più impegnative che li attendono, sul campo e fuori.

Mercato dei Vini e dei vignaioli indipendenti

26 e 27 novembre

 

Sabato 26 e domenica 27 novembre a Piacenza la sesta edizione del mercato con 400 vignaioli. Assaggi, incontri e quattro degustazioni.

Torna, negli spazi di Piacenza Expo, sabato 26 e domenica 27 novembre 2016 la sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. La FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) è l’associazione che raccoglie e rappresenta i vignaioli che seguono l’intera filiera produttiva del vino: coltivano le vigne, imbottigliano il vino, seguendo e curando personalmente il proprio prodotto.

Saranno circa 400 quest’anno i vignaioli, provenienti da ogni regione d’Italia, che durante i due giorni incontreranno il pubblico per far conoscere non solo i propri vini, espressione della terra che coltivano con passione, ma anche le proprie storie. Due giorni di festa dove si potranno assaggiare e acquistare i vini direttamente agli stand dei produttori, veri custodi del vino come espressione diretta del territorio e della sua cultura.

Come l’anno scorso le quattro degustazioni proposte saranno condotte direttamente dai vignaioli. Un’occasione in più per conoscere il loro mondo attraverso gli occhi dei colleghi. Due le verticali previste, una di Barbacarlo di Lino Maga e una di Collio di Edi Keber e due degustazioni che sembrano un viaggio attraverso l’Italia, dal Trentino di Pojer e Sandri alla Calabria di ‘A Vita.

Oltre al vino si potranno degustare le specialità gastronomiche degli Artigiani del cibo, ancor più numerosi rispetto all’anno scorso, che porteranno salumi e formaggi, pani, dolciumi e specialità gastronomiche da diversi angoli d’Italia.

Durante la manifestazione verrà consegnato il Premio Romano Levi, giunto alla terza edizione, al Vignaiolo dell’Anno e saranno premiate le foto vincitrici del contest #chinonbeveincompagnia, indetto sui canali social della FIVI.

Gli orari di apertura del Mercato dei vini sono: sabato dalle 12.30 alle 19.30 e domenica dalle 11.00 alle 19.00. Ingresso € 15.00 (ridotto € 10 per i soci AIS – FIS – FISAR – ONAV – SLOW FOOD e per i possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2016). Biglietto per due giorni: € 25,00

www.mercatodeivini.it

Qualcuno volò sul nido del cuculo

15 novembre

 

 

Elogio alla malattia, alla coercizione e alla diversità, dall’omonimo romanzo di Ken Kesey.

 

Qualcuno volò sul nido del cuculo è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle McMurphy – uno sfacciato delinquente che si &nge matto per sfuggire alla galera – la vita dei pazienti di manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura dell’omonimo &lm di Miloš Forman, interpretato da Jack Nicholson ed entrato di diritto nella storia del cinema. Oggi la drammaturgia di Wasserman torna in scena rielaborata dallo scrittore Maurizio de Giovanni che, senza tradirne la forza e la sostanza visionaria, l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e geogra&camente. Randle McMurphy diventa Dario Danise e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferiscono nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa. Alessandro Gassmann ha ideato un allestimento personalissimo, elegante e contemporaneo, e diretto un cast eccezionale. Il risultato è uno spettacolo appassionato, commovente e divertente, imperdibile, per la sua estetica dirompente e per la sua forte carica emotiva e sociale.

Al Teatro Municipale.

Donizetti Opera

Donizetti Opera è…. opera, festival, teatro, notte bianca, casa museo, biblioteca, conservatorio, fondazione e tanto altro ancora. Per celebrare il creatore di opere immortali come la Lucia di Lammermoor o l’Elisir d’Amore, Bergamo, sua città natale, allestisce durante tutto il corso dell’anno iniziative, spettacoli e concerti.

 

 

Donizetti Opera: biografia di Gaetano Donizetti

In via Borgo Canale 14 si trova la casa natale di Gaetano Donizetti, dichiarata nel 1926 monumento nazionale per il suo valore storico. Si tratta di un’abitazione modesta: era un seminterrato al quale si arrivava da una scala del piano terra. La casa si può visitare tutti i giorni della settimana, su prenotazione e il sabato e la domenica, senza appuntamento con ingresso gratuito. Il visitatore potrà calarsi nell’atmosfera del tempo grazie al progetto “Impronte sonore”, un percorso che ricrea i suoni e le parole ascoltate dal giovane Gaetano.

Avviato agli studi di musica da Simon Mayr, ben presto Gaetano Donizetti seppe distinguersi agli occhi di diverse platee italiane: Venezia, Roma e Napoli.

Dal 1830 in poi il compositore produsse le sue opere più famose: di quell’anno è l’Anna Bolena, di due anni dopo l’Elisir d’Amore. I successi professionali purtroppo si accompagnarono ai momenti più tristi della sua vita familiare: nel volgere di pochi anni perse genitori, figlie e moglie. Nel 1838, per dissapori sopraggiunti con il teatro di Napoli, Donizetti si trasferì a Parigi. Raccolse grandi successi ma la malattia lo porto prima in manicomio e poi alla morte, nel 1848.

La salma si trova dal 1951 in Santa Maria Maggiore, ricordato con un monumento funebre che ritrae “Armonia Dolente”, opera di Vincenzo Vela.

 

 

Donizetti Opera: evento diffuso

Il tributo che Bergamo rende al suo celebre figlio dura tutto l’anno. Tradizionalmente a Giugno si tiene la Donizetti Night, una notte bianca all’insegna del Donizetti Pride: concerti e spettacoli si tengono nelle vie di Bergamo Alta.  Ne 2015 ci sono stati 43 spettacoli in contemporanea con 300 artisti distribuiti sui 16 palcoscenici; nel 2016 i luoghi sono diventati 22, sparsi in città ma ben riconoscibili perché numerati e rintracciabili con mappe e cartelloni. Si sono aggiunti una mostra, eventi itineranti e un “Before the night” nei giorni precedenti la notte bianca. E’ stata una novità di quest’anno lo spettacolo “Lucia OFF”, una rappresentazione all’aperto, in piazza Vecchia, della Lucia di Lammermorr, interpretata dalla soprano Elena Mosuc. Apprezzato ritorno invece per Donizetti live! alla Domus Magna: quest’opera fu commissionata per Expo 2015 e nel 2016 ha avuto ben due repliche, per accontentare il vasto pubblico. Si racconta della vita del maestro,  intrecciandola con quella dei suoi lavori.

A Novembre, in prossimità dell’anniversario della nascita, che fu il 29 novembre del 1797, il calendario di eventi donizettiani si infittisce. Inizia il Donizetti Opera Festival , che per 10 giorni circa anima non solo il teatro omonimo ma anche le vie della città. Il festival è anche l’occasione per recuperare opere meno note al grande pubblico e riproporle in nuovi allestimenti o con nuove letture. Si comincia con “Rosmonda d’Inghilterra”, prevista nei giorni 23, 25, 27 novembre al Teatro Donizetti. Qui si narrano le vicende di Rosmonda, figlia del consigliere del re d’Inghilterra Enrico II. La giovane è innamorata del re e da questi ricambiata ma non conosce la sua vera identità; il re è sposato alla regina Leonora, che saputo del loro amore cerca vendetta.  Dopo oscure trame e complicità tradite la vicenda avrà un tragico epilogo.  Più allegra Olivo e Pasquale, in scena il 26 novembre al Teatro Sociale: un altro amore tra due giovani, contrastato dagli interessi di Olivo, padre della ragazza. Cambi di alleanze e di schieramenti assicureranno ai due giovani anti il lieto fine. In aggiunta alle rappresentazioni ci sarà anche un importante anniversario: il ritorno di Riccardo Muti che dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini il 29 novembre al Teatro Donizetti. Ricorre infatti il 50° anniversario dal suo debutto, che fu nel novembre 1966, proprio a Bergamo.

 

 

Donizetti Opera: le opere più famose

Donizetti fu un compositore prolifico: la sua prima opera debuttò a Venezia nel 1818, quando aveva solo 21 anni. La consacrazione avvenne con Anna Bolena del 1830, rappresentata al Teatro Carcano di Milano. Seguirono anni di grandi successi, in cui furono create – tra le altre –  L’Elisir d’amore (1832), Lucia di Lammermoor (1835), La figlia del reggimento (1840), quest’ultima scritta quando era già a Parigi. Ricordiamo infine il Don Pasquale del 1843, una delle ultime composizioni del maestro, prima dell’arrivo della malattia e della follia.

 

 

Donizetti Opera: come arrivare

Come si è detto il Donizetti Opera Festival è un’opera diffusa, che anima tutta la città. Fulcro delle attività è il Teatro Gaetano Donizetti, che si trova in Piazza Cavour, 15

Donizetti Opera Festival

 

Per chi volesse acquistare i biglietti il Teatro offre un servizio di prenotazioni e informazioni sulla disponibilità dei posti presso la biglietteria, che osserva i seguenti orari: dal martedì al sabato dalle 13 alle 20.00 con telefono 035.4160601/2/3 oppure mail biglietteriateatro@comune.bg.it

Le informazioni sugli spettacoli in programmazione si possono ricevere telefonando allo 035.4160678 da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, oppure scrivendo al teatrodonizetti@comune.bg.it. Dalla stazione ferroviaria il Teatro si raggiunge in una decina di minuti a piedi oppure con le linee 1,2,5,7,8 e 9.

Altra sede è il Teatro Sociale di via Bartolomeo Colleoni 4, in Città Alta. Le distanze si allungano un po’, dalla stazione, ma si verrà ricompensati dal giro in funicolare C, dopo l’avvicinamento da farsi con la linea 1. Per chi invece si muove in automobile rimandiamo al sito del comune per le informazioni sulle restrizioni all’accesso in Città Alta.

Donizetti Opera Teatro Sociale

A Novembre non solo Bergamo ma anche le altre città del Circuito preparano tante sorprese per i loro visitatori: a Cremona si tiene la Festa del Torrone, Monza ricorda la sua celebre Monaca con due mostre, Reggio Emilia esalta il Liberty italiano. Concedetevi un tour tra arte, gusto e creatività.

Il Fegato Etrusco di Piacenza a Palazzo Farnese

Il Fegato Etrusco di Piacenza è un reperto di grande importanza, in grado di gettare luce su uno degli aspetti più “magici” della storia antica, la divinazione ovvero l’arte di trarre indicazioni sul futuro a partire dalle interiora degli animali. Un’esplorazione in terre lontane e abitate da popoli sconosciuti, una guerra o una decisione venivano sottoposte preliminarmente al parere degli indovini che – come vedremo – dovevano essere esperti di numerose discipline per poter prestare i loro servizi a sovrani e governanti.

Fegato Etrusco di Piacenza: la storia

Il fegato fu ritrovato nel 1877 in un campo nei pressi di Ciavernasco, vicino a Gussolengo, da un contadino che stava arando. Passato poi nelle proprietà del conte Francesco Caracciolo, il 28 agosto 1894 fu donato al Consiglio Comunale di Piacenza. È l’accurato modello di un fegato di pecora: realizzato in bronzo, pesa 635 grammi e misura 126 x 76 x 60 millimetri. Nella parte inferiore, leggermente convessa, è riportato il ligamentum coronarium; in quella superiore ci sono tre protuberanze corrispondenti ad altrettante parti anatomiche (il lobus caudatus rappresentato dalla piramide, la vescica fellea, il cono e il processus papillaris, la semisfera). Oltre alla testimonianza delle conoscenze anatomiche del tempo, l’importanza del reperto risiede soprattutto nelle numerose iscrizioni, di nomi di divinità. In sostanza il fegato rappresenta la riproduzione della volta celeste secondo gli Etruschi. Il nastro perimetrale di 16 caselle rispecchia i settori del cielo, orientati secondo gli assi cardinali e raggruppati in quattro sezioni, riferite ai diversi livelli del cosmo: cielo, acqua, terra, inferi. Sull’altra faccia, convessa, ai lati della nervatura che divide l’organo in due lobi, compaiono i nomi del sole e della luna.

 

 

Fegato Etrusco Palazzo Farnese

 

 

Museo di Palazzo Farnese

Se dal 1894 il Fegato Etrusco è proprietà comunale, è però dal 2000 che è stato allestito con il rilievo che merita al centro della torre  di sud-ovest della Cittadella di Palazzo Farnese, presso il Museo di Palazzo Farnese.  Dal 2015 una videoinstallazione proiettata a pavimento suggerisce l’organizzazione delle sedi divine nei diversi settori del cielo, mentre due grandi pannelli informativi danno conto della complessità di questo intrigante reperto e del suo significato nell’ambito  della religione etrusca.

Fegato Etrusco Palazzo Farnese Incisioni

 

Fegato Etrusco di Piacenza e divinazioni

L’oggetto è certamente connesso con l’epatoscopia, ossia con l’interpretazione del volere divino mediante l’osservazione del fegato delle vittime, ma ne rimane incerta la funzione (strumento didattico, promemoria professionale per aruspici o elemento appartenente a una statua onoraria).

Il Fegato fu  realizzato in Etruria settentrionale tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. e riflette influssi sia di pratiche divinatorie orientali sia di concezioni filosofiche e astrologiche greche.

È stato ipotizzato che il fegato sia stato smarrito da un indovino etrusco mentre si trovava al seguito di un militare romano durante una delle numerose battaglie sostenute nei pressi dell’attuale Piacenza, tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del I. La divinazione si svolgeva con il sacrificio di un animale, una pecora in questo caso: il fegato della vittima veniva messo a confronto con il manufatto in bronzo e dal confronto con questo e con la volta celeste l’indovino traeva le due profezie.

 

Fegato Etrusco di Piacenza: oggi

E’ dell’aprile del 2016 la notizia che il Governo Italiano ha conferito a Piacenza il titolo di “Capitale Antirazzista”. La notizia è in questa sede pertinente perché il premio consegnato ai rappresentanti cittadini, prefetto, presidente della provincia e sindaco, era proprio una riproduzione del Fegato Etrusco: un’eredità del passato attuale ancora oggi.

 

 

www.palazzofarnese.piacenza.it

 

 

Robert Capa in Italia 1943 – 1944

Fino al 15 gennaio 2017

 

 

Mostra fotografica dedicata al grande fotoreporter di guerra, con immagini che raccontano gli anni della seconda guerra mondiale in Italia

 

 

Photograph by Robert Capa. © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National Museum

Soldato americano in perlustrazione nei dintorni di Troina, 4-5 agosto 1943

Il Circuito Città d’Arte presente al TTG di Rimini

Il Circuito Città d’Arte della Pianura Padana si presenta al TTG 2016

Dieci città che insieme formano un’unica meta turistica: questo è il Circuito Città d’arte della Pianura Padana. Approfittando della vetrina offerta dal TTG di Rimini, il Circuito si presenta alla stampa con le sue ultime attività promozionali Pad C5 Stand 07 in partnership con East Lombardy – European Region of Gastronomy.

 

 

Nato ormai quasi 20 anni fa, dalla volontà di alcuni amministratori di promuovere le proprie città come insieme di “Città d’Arte”, il Circuito è oggi una realtà consolidata nel panorama delle associazioni di promozione turistica. Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Modena, Monza, Parma, Pavia, Piacenza e Reggio Emilia si presentano al turista come un unico territorio da esplorare, forti dei numerosi tratti comuni. Che si parli di arte antica o contemporanea, musica, balletto, buona cucina o motori all’interno del Circuito, si può sempre trovare un trait d’union che lega due o più citta tra loro.

 

 

Una buona annata

I dati disponibili ad oggi, relativi al 2015, registrano un trend positivo del turismo nelle nostre città d’arte con un incremento medio degli arrivi che registrano un +15% con punte del +45% per Reggio Emilia, e del 24% per Monza. Si registra un aumento medio di presenze (pernottamenti) di oltre il 10%, soprattutto per Pavia (38%), Monza (+24%) e Bergamo (+20%). Da considerare senz’altro l’effetto di Expo 2015 dove ognuna delle dieci città ha dato il suo contributo al turismo in termini di iniziative, manifestazioni, eventi che l’anno scorso punteggiavano il calendario.

 

 

Scoprirci è sempre più facile

Nel 2016 è stato lanciato il nuovo sito: dinamico, accattivante e soprattutto ricco di contenuti, www.circuitocittadarte.it allo scopo di promuovere anche gli angoli più sconosciuti delle 10 città d’arte con itinerari tematici, la vera forza del circuito. Si tratta di suggerimenti per collegare tra loro due o più città sulla base di una delle loro affinità. Può trattarsi di un interesse artistico, dalle eredità dei Romani a quelle dei Longobardi fino alle dinastie rinascimentali, oppure una passione musicale (sono le terre di Verdi, Stradivari, Donizetti) oppure ancora la buona cucina o la tradizione motoristica della Ferrari, del GP di Monza o della Millemiglia.
Sul sito trovano posto le offerte proposte in collaborazione con gli operatori di ogni città, pacchetti che combinano -nella maggior parte dei casi – un pranzo/cena/degustazione in un locale tipico, un pernottamento e una visita a un museo o a un’attrazione cittadina. In più, per promuovere il turismo di prossimità, c’è uno sconto per i residenti nelle città socie, perché possano conoscere le loro “vicine” in tutta comodità e a prezzi scontati.
Infine, in linea il resto della comunicazione, è stata rinnovata la brochure istituzionale: anche in questa sede sono le immagini a parlare per le città del Circuito, con largo spazio lasciato alle suggestioni che ogni tema evoca.

 

 

Eventi tutto l’anno

È proprio per la vicinanza e la profonda somiglianza tra le 10 città che tanti eventi vengono condivisi e promossi insieme. Scegliendo la musica come tema si potranno legare tra loro Modena, Parma e Bergamo che in rapida successione, tra settembre e novembre, celebrano Pavarotti, Verdi e Donizetti con concerti e festival. Un’iniziativa musicale lega tra loro Piacenza, Parma e Cremona, con il progetto “Da Monteverdi a Verdi”. La fotografia trova ampio spazio a Reggio Emilia e a Lodi, con Fotografia Europea e il Festival della Fotografia Etica; ci si potrà appassionare per i dibattiti dei Festival della Filosofia e del Diritto, rispettivamente a Modena e Piacenza oppure per la Millemiglia, che da Brescia corre verso le altre città d’arte del Circuito. E anche per l’enogastronomia si potrà viaggiare dal Festival del Prosciutto a Parma alla Rassegna Gastronomica del Lodigiano, alla Festa del Torrone cremonese.
Nel 2016, per eventi nazionali quali la Notte dei Musei e le Giornate Europee del Patrimonio il Circuito ha incentivato “abbinamenti virtuosi” tra le città e dato maggiore forza alle singole proposte. Con distanze brevi, 30 o 40 chilometri l’una dall’altra, perché non provare a spostarsi in treno, auto o anche in bici, per cogliere il meglio di ognuna? Tutte le iniziative sono state promosse con comunicati stampa, articoli su riviste specializzate e social media, per aumentare la “potenza di fuoco” messa in campo dalle singole città.

 

 

La Ciclovia del Sole

A partire dall’iniziale “Bici a Fiumi”, l’iniziativa del Circuito in collaborazione con FIAB a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma del 2012, oggi il Circuito è partner del progetto della Ciclovia del Sole, il percorso ciclabile che unisce Verona a Firenze e attraversa i territori delle città d’arte. Dal sito del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si legge:
“La Ciclovia del Sole, della lunghezza di circa 300 chilometri, fa parte del più ampio progetto della Ciclopista del Sole, ideato dalla FIAB per coprire 3 mila chilometri, parte integrante di Eurovelo 7. Una prima tratta, dal Brennero a Verona e Lago di Garda, è stata già completata, pur in assenza di un coordinamento nazionale. La prossima tappa, che attraversa 4 regioni, è di estendersi da Verona a Firenze, con l’obiettivo successivo di raggiungere la Capitale. Il tracciato è già costellato di numerose ciclabili in sede propria.”

Il progetto è coordinato è capitanato dal MiBACT e al momento, grazie al finanziamento di alcune decine di milioni di euro inseriti nella Finanziaria alla fine dello scorso anno dal Ministro alle Infrastrutture Graziano Del Rio, si sta lavorando alla fase degli interventi sul percorso. Official opening prevista nel 2018.
Afferma Giacomo Galazzo, presidente del Circuito Città d’Arte della Pianura Padana per il 2016: “Tengo moltissimo a questo progetto che per le nostre città rappresenta un’occasione da non perdere. Pavia e le altre città socie potranno solo beneficiare dal contributo del cicloturismo, una pratica in linea con uno sviluppo armonioso e rispettoso del verde.”

 

 

East Lombardy – Regione Europea della Gastronomia 2017

La Lombardia Orientale, scelta come European Region of Gastronomy per il 2017, comprende le città di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova. Terra d’eccellenze, la Lombardia può vantare tantissimi prodotti tutelati dai marchi Dop e Igp, oltre a ricette tipiche, lavorazioni originali e cantine d’ogni genere. Anche in occasione di ERG saranno attivate tutte le leve di promozione di cui il Circuito dispone. Del forte legame tra turismo e enogastronomia si era parlato nel dicembre del 2015, in occasione del convegno, giunto alla sua terza edizione “Il turismo culturale europeo. Città d’arte e cibo ad arte. Food & Wine come motivazione di viaggio: opportunità e sfide“. Va ricordata infine anche Parma, che quest’anno è Capitale Creativa della Gastronomia di UNESCO e, recentemente, ha anche assunto il ruolo di Citta coordinatrice dei progetti internazionali.

 

 

Prossimamente

Nel 2017 le città continueranno a produrre cultura e intrattenimento, ciascuna seguendo la propria vocazione originaria. Cremona, città della musica e patrimonio immateriale dell’UNESCO per la liuteria, ricorderà i 250 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi: oltre all’edizione speciale del tradizionale festival Monteverdiano, in collaborazione con Mantova e Venezia ci saranno anche due grandi mostre al Museo del Violino e presso la Pinacoteca e seminari, convegni, masterclass e conferenze. Pavia ricorda i Longobardi, di cui fu la città capitale fino al 774, con una grande mostra in primavera. Piacenza chiude l’anno in bellezza con un concerto per S. Silvestro e prosegue con altri due appuntamenti musicali: il 14 gennaio con il Concerto per le Vittime del Pendolino (in ricordo dell’incidente del 12 gennaio del 1997, in cui morirono otto persone e altre 29 rimasero ferite) e il 4 marzo con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. A Reggio Emilia proseguirà la mostra dedicata al Liberty, presso Palazzo Magnani. Tutte le città hanno ogni mese tantissimi eventi, che il Circuito – ovviamente – si premurerà di far conoscere.
Appuntamento nelle nostre città d’arte, per un 2017 denso di attività.

www.circuitocittadarte.it

7-8 Novecento – Gran Mercato dell’Antico – Déballage

Dal 18 al 20 novembre

 

 

Presso il quartiere fieristico, la 30esima edizione del mercato dell’antiquariato e dell’insolito. In contemporanea anche “Vintage – la moda che vive due volte”, abbigliamento, accessori, bellezza, gusto, grandi firme della moda, stile di vita e musica; tutto rigorosamente d’annata.

www.7-8novecento.it

Le Stanze della Grafica d’Arte

Fino al 6 novembre

 

 

Alla Bipielle Arte di via Polenghi Lombardo un’esposizione che propone un ideale viaggio nella grafica d’arte a partire dalla riflessione su alcuni significativi testimoni della contemporaneità per poi approfondire altri temi, lungo un percorso che si snoda attraverso le 13 Stanze in cui è suddiviso lo Spazio espositivo.

www.monsignorquartieri.it

Lo Stradivari Messia torna a Cremona

Fino al 18 dicembre

 

 

Dall’Ashmolean Museum di Oxford: esposizione del violino più prezioso del mondo.

Dal sito del Museo del Violino: “A differenza di tanti violini costruiti da Antonio Stradivari famosi per le loro straordinarie caratteristiche timbriche, il Messia (1716) non è praticamente mai stato suonato. Deve la sua fama all’eccezionale stato di conservazione, con la vernice pressoché intatta, quasi fosse uscito ieri dalla bottega di Stradivari. Per questa ragione è un simbolo ed un riferimento stilistico per i liutai di tutto il mondo.
Pare sia stato acquistato dal collezionista Cozio da Salabue direttamente da Paolo Stradivari, figlio di Antonio, nel 1775. Venne quindi ceduto al commerciante Luigi Tarisio nel 1827. I dettagli della vendita sono citati in una scritta all’interno della tavola superiore redatta da Jean-Baptiste Vuillaume, proprietario del violino dal 1855.
Tarisio si vantava spesso di possedere questo strumento in condizioni eccezionali, tanto che il solista Delphin Alard avrebbe esclamato: “Il tuo violino è come il Messia. È sempre atteso, ma non compare mai”. Da qui il nome.
Fu acquistato poi dagli Hill di Londra e infine affidato al Museo Ashmolean (dal 1939), con il vincolo della inamovibilità e del non
poter essere suonato, affinché fosse conservato come “modello dal quale i futuri liutai possano imparare”.
Oggi è esposto ad Oxford, all’Ashmolean Museum, attiguo alla prestigiosa Università. Dal 1939 praticamente non si è mai mosso ma nel 2016, in occasione del terzo centenario, tornerà eccezionalmente a Cremona, al Museo del Violino, dove sarà in mostra dal 15 settembre al 18 dicembre.”

 

Piatti tipici dell’Emilia Romagna

Quali sono i piatti tipici dell’Emilia Romagna che vi vengono in mente, parlando di buona tavola? Difficile pronunciarsi senza fare torto a una o più delle numerose provincie della regione: dalla bassa agli Appennini, dalla Liguria all’Adriatico sono tante le specialità, piatti e prodotti tipici, che punteggiano la geografia dell’Emilia e della Romagna.  “Se l’Italia fosse una casa, l’Emilia Romagna sarebbe la cucina”, recita una pubblicità da poco andata in onda. Sappiamo che tante altre regioni italiane potrebbero altrettanto legittimamente ambire al titolo ma questa volta concentriamoci su questa, che ha prodotto innumerevoli tesori dell’enogastronomia italiana.

Piatti tipici dell’Emilia Romagna: prodotti DOP e IGP

Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale sono solo tre delle specialità italiane “made in ER”, le più note in Italia e all’estero. Ad esse si aggiungono poi altre decine di prodotti, tutelati dai marchi DOP e IGP dell’Emilia Romagna: le ultime cifre del febbraio 2016 parlano di 43 prodotti in totale. Cominciando da Piacenza si trovano la Pancetta, il Salame e la Coppa: tre prelibati salumi che diventano i protagonisti di sagre e festival durante l’anno. Al confine con la vicina Parma, il Grana Padano e il Provolone si battono con il Parmigiano Reggiano. L’abbinamento ideale non è solo con il Prosciutto di Parma ma anche con il Salame Felino e con il Culatello di Zibello. A Reggio Emilia e Modena si trovano più tipi di Aceto Balsamico: Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop e Balsamico di Modena Igp, che si affiancano al Balsamico Tradizionale di Modena Dop. Per ognuno di questi prodotti sarà possibile prenotare una visita nei luoghi di produzione, per conoscerli più da vicino: un tour dei caseifici del Parmigiano Reggiano oppure dei salumifici o delle acetaie molto spesso con visite guidate. E sempre parlando di piatti tipici dell’Emilia Romagna, non solo di prodotti, abbiamo già tutti gli ingredienti per un vero antipasto da gourmet: scaglie di Parmigiano Reggiano, arricchite da una o due gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, un piatto di affettati misti e voilà, l’antipasto tipico è pronto. Funghi, ciliegie, asparagi, pere, meloni e poi le carni, gli oli, il pane e i dolci: i prodotti tutelati sono davvero tantissimi.

 Piatti Tipici Emilia Romagna Antipasto

Piatti tipici dell’Emilia Romagna: ricette

Il ragù alla bolognese è una ricetta nota in tutto il mondo e probabilmente mai replicata con le stesse modalità. Per avere la possibilità di rifare i piatti tipici dell’Emilia Romagna bisognerà affidarsi ai grandi manuali di cucina o, meglio ancora, alla memoria di qualche “rezdora”, la padrona di casa tipica delle corti di un tempo. Addirittura esiste un termine, “sfoglina” per indicare la signora che in casa o in negozio si occupava di tirare la sfoglia, il velo di pasta all’uovo da consumare sotto forma di tagliatelle o farcito, come anolino o tortellino. Le ricette dei piatti tipici variano da città a città e soprattutto da epoca a epoca: si comincia da Bologna, nella cui biblioteca è conservato il “Libro de arte coquinaria” di Maestro Martino, considerato il più antico ricettario in lingua volgare. Una ricetta che viene da questo testo sono per esempio i ravioli ripieni di formaggio. Ranuccio II Farnese volle alla sua corte il cuoco Carlo Nascia, palermitano d’origine e anch’egli autore di un ricettario, “Li quattro banchetti destinati per le quattro stagioni dell’anno”. Sembra poi che i cuochi parmigiani abbiano inventato le “patate duchessa” – soffici spume di patate insaporite con il formaggio e passate in forno per la doratura finale – in onore di Maria Luigia. Ma la base dei primi piatti tipici dell’Emilia Romagna, il vero punto di partenza è la pasta fresca all’uovo. La ricetta più semplice prevede per 4 persone 200 gr. di farina e due uova intere, per piatti asciutti, la metà per piatti in brodo. Ci sono poi alcune varianti come l’uso di 4 tuorli invece delle 2 uova intere o l’aggiunta di olio, per facilitare l’operazione di “tiratura” della pasta. L’impasto va fatto riposare, coperto da un panno umido; tirata la sfoglia, questa va ripiegata e tagliata – appunto – per ottenere le tagliatelle oppure farcita, per avere tortellini, anolini, ravioli o cappelletti

Piatti Tipici Emilia Romagna Pasta

Piatti tipici dell’Emilia Romagna: secondi piatti

Dalla tradizione contadina, in cui animali della fattoria si alternavano sulla tavola con cacciagione e prodotti conservati, arrivano i secondi piatti tipici dell’Emilia Romagna: cotechino, zampone e salama da sugo sono alcuni dei piatti forti che si aggiungono alle anguille, al “brodetto alla romagnola” e alla zuppa di rane. Ogni angolo di questa terra ha offerto i suoi prodotti, le sue materie prime, all’ingegno di generazioni di uomini e donne che li hanno trasformati nel tempo in capolavori del gusto.

Piatti tipici dell’Emilia Romagna: salumi e formaggi

Un’attenzione particolare va riservata a questi due capisaldi della cucina emiliano-romagnola: se esiste infatti un modo tipico di gustarli questo è accompagnarli con lo “gnocco fritto”, quadrati o losanghe di pasta non lievitata fritti nell’olio o nello strutto e serviti caldissimi . Tra i piatti tipici dell’Emilia Romagna, questo sta acquisendo una popolarità sempre maggiore, anche al di fuori della zona d’origine. Esistono più versioni e ognuna ha una sua localizzazione e un suo nome: a Piacenza e Parma è “torta fritta”, a Reggio “gnocco”, a Bologna “crescente”. La “crescentina” è invece la versione fatta con la pasta di pane, lievitata. Essere precisi, in un campo così mutevole come quello delle ricette regionali è difficile, ci accontentiamo per ora di questa sommaria classificazione. Ultima citazione per le tigelle e le piadine: anche loro accompagnano salumi e formaggi ma nascono da un procedimento differente. Si impastano infatti farina e strutto e poi si aggiunge acqua per ammorbidire l’impasto che dovrà essere tirato in una sfoglia altra pochi millimetri e tagliata in dischi rotondi. La cottura dovrebbe avvenire sulla terraglia o sulla ghisa, per conferire le classiche “bruciature” tradizionali. Per un consumo casalingo esistono anche piadine preconfezionate da scaldare in padella o come un toast.

Michelangelo Pistoletto e Fabio Mauri

Dal 6 ottobre al 15 gennaio 2017

 

 

“Michelangelo Pistoletto. Immagini in più, oggetti in meno, un paradiso ancora” – “Fabio Mauri. Arte per legittima difesa.”

La GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, propone per l’autunno due interessanti mostre dedicate rispettivamente a Michelangelo Pistoletto e Fabio Mauri, tra i principali protagonisti dell’arte italiana, e non solo, dagli anni Sessanta ad oggi. Dalle opere storiche alle più recenti, ci sarà anche un progetto speciale dedicato all’opera Terzo Paradiso di Pistoletto.

www.gamec.it

Piatti tipici lombardi: riso, formaggio e pasta fresca

Immaginiamo di sederci ad una tavola riccamente apparecchiata, colma di piatti tipici lombardi: come potrebbe essere il nostro menù? Certamente vario, tanto quanto il paesaggio: Alpi, prealpi, fiumi, laghi e pianura offrono una ricchezza inverosimile di prodotti. A questa si sommano le influenze che provengono dalle regioni confinanti: Veneto, Piemonte e Emilia Romagna.

Volendo stabilire alcuni punti fermi si potrà dire che i piatti tipici lombardi sono quelli che prevedono più riso che pasta e più burro che olio oltre ad una grande varietà di formaggi, latticini e pesci d’acqua dolce. Per esempio il “risotto alla certosina” di Pavia riunisce in un solo piatto riso, funghi, piselli, rane, gamberi d’acqua dolce e in alcune varianti, anche filetti di pesce persico.

Sempre rimanendo in tema di primi anche Brescia contribuisce con un piatto povero solo nel nome, il “risotto alla pitocca”. Qui tutte le parti del pollo vengono utilizzate, per il brodo le meno nobili (testa, collo e ali) e in pezzi, amalgamate al riso, le più sostanziose.

piatti-tipici-lombardi-luganega

Altro celebre piatto tipico è il risotto alla monzese, arricchito dalla “luganega” – la salsiccia tipica della zona – fatta in pezzi e mantecata. Le alternative lombarde al riso per i primi piatti sono la polenta, classica o taragna e la pasta fresca ripiena. I casoncelli, espressione del territorio tra Bergamo e Brescia, sono ravioli di pasta fresca all’uovo, ripieni di manzo, aromi, uova e grana padano;  i marubini cremonesi differiscono per il ripieno, fatto con carni di manzo, vitello e maiale e la cottura, in brodo. A volte il brodo può contenere una dose abbondante di vino rosso: si avrà allora un “sorbir di marubini”, un vero e proprio pasto completo. Infine le zuppe, un conforto per le più fredde sere d’inverno. La “zuppa pavese” è un corroborante insieme di pane, uova, formaggio e brodo: tanta sostanza non stupisce se si pensa che fu inventata per sfamare i soldati impegnati nella battaglia di Pavia del 1525. Anche la “mariconda” bresciana ci riporta a tempi difficili, di stenti e possibili carestie: per questo piatto si usa la mollica di pane raffermo, legata con latte, burro e noce moscata e poi cotta nel brodo caldo.

Passando ai secondi, i piatti tipici lombardi stupiscono ancora per la varietà di ingredienti e lavorazioni: oltre agli animali da cortile e alla selvaggina, anche rane e lumache entrano in cucina, insieme ai legumi. Se cotoletta, ossobuco e “casseula” sono segnatamente milanesi, il manzo all’olio è una ricetta tipica bresciana e il bollito misto a Cremona si offre con la mostarda, conserva di frutta senapata e piccante di origine medievale. Alborelle, lucci, pesce persico e lavarello sono i protagonisti dei piatti di magro, che popolavano le tavole il venerdì.

Piatti Tipici Lombardi Raspadura

Arriviamo ai formaggi, vero vanto della cucina contadina e componente essenziale di numerosi piatti tipici lombardi. Il Grana Padano rivaleggia con il Parmigiano Reggiano per bontà, fama e diffusione nel mondo (trovate altre notizie sul nostro articolo dedicato proprio al Grana Padano e al Parmiggiano Reggiano). A Lodi in Grana Lodigiano diventa “raspadura”, una sfoglia di formaggio che si accompagna a gherigli di noce e chicchi d’uva fresca. Servite in canestrini di vimini e mangiate con le mani, le sfoglie sono uno dei tanti piatti tipici lombardi nati proprio nel lodigiano. Un altro latticino è tipico di questa zona: il mascarpone, la sontuosa crema di formaggio a base di panna e acido citrico.  Il mascarpone è il principale ingrediente del tiramisù, oltre che la base per fantasiose variazioni di creme e semifreddi.

Ancor più antico il dolce tipico di Cremona, il torrone (altre informazioni sul nostro articolo dedicato al Torrone di Cremona). Di origine medievale, il torrone è conteso anche da altre regioni italiane quali l’Abruzzo e la Sicilia. Solo a Cremona però, questo dolce viene festeggiato con una settimana intera di iniziative, che includono una rievocazione medievale.

Pavia vanta tra i dolci tipici la Torta Paradiso, nata nel laboratorio di Ernesto Vigoni nel 1878. Burro, farina e uova sono gli ingredienti di questa delizia, che nel 1906 fu premiata all’Expo di Milano. E ancora il Pane di San Siro, con rhum, cacao e nocciole, in onore del primo vescovo nonché patrono della città.

L’elenco può proseguire con i salumi, i vini, le conserve: venite a scoprire quanti altri piatti tipici lombardi potrebbero piacervi e, magari, tornerete a casa con un acquisto da gourmet come ricordo.

Reggio Children

Reggio Children è una storia nazionale prima ancora che un’espressione ricorrente quando si parla di educazione. Chiunque abbia avuto un bambino l’ha sentita almeno una volta nella sua vita di genitore: i “nidi di Reggio Emilia” – altra espressione ricorrente – sono un esempio di ottima formazione, da replicare non appena possibile.

 

Reggio Children è un insieme di esperienze, maturate dagli anni ’60 in poi a Reggio Emilia, ad opera di un compatto gruppo di politici sperimentatori. Nel 1963, approfittando di un vuoto legislativo, alcuni amministratori riescono nell’intento di aprire delle scuole d’infanzia comunali, non previste dai regolamenti vigenti. Racconteranno in seguito di aver adoperato degli escamotage, vere e proprie scappatoie, per superare gli ostacoli burocratici.

 

Furono 5 le prime scuole comunali, i primi famosi nidi: scuole prefabbricate che mancavano di molte strutture, oggi considerate indispensabili. Ne furono aperte due per prime, la Robinson Crusoe e la Anna Frank, rispettivamente in via Pastrengo 20 e in via Mutilati del Lavoro 7.

 

I principi ispiratori del nuovo modello educativo non sembrano oggi rivoluzionari ma in realtà all’epoca segnarono un’importante innovazione. Sono: “la partecipazione delle famiglie, il lavoro collegiale di tutto il personale, l’importanza dell’ambiente educativo, la presenza dell’atelier e della figura dell’atelierista, della cucina interna, il coordinamento pedagogico e didattico”.

 

Da allora Reggio Children è cresciuta, diventando una rete di esperienze in continua evoluzione, in Italia e all’estero. Ad oggi conta numerose collaborazioni con i più noti centri educativi mondiali:partecipano al Network Internazionale 34 paesi di tutto il mondo, dall’Australia all’America del Sud, dalla Finlandia al Sudafrica.

 

Ha sede presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi (1920 – 1994) che fu pedagogo, insegnante e fondatore del “Reggio Emilia Approach”. Il Centro – collocato nell’edificio della ex Locatelli – oltre a occuparsi di formazione, consulenza ed editoria, con corsi e saggi, offre anche degli spazi visitabili: gli atelier e le mostre. Le visite possono essere individuali e libere oppure guidate, per piccoli gruppi, e ovviamente organizzate per studenti di scuole superiori e universitari. Le mostre sono l’occasione per conoscere in dettaglio i progetti di Reggio Children: da non perdere “I cento linguaggi dei bambini”. E’ l’esposizione che dal 1981 racconta l’esperienza reggiana, con testimonianze, lavori, progetti. Una versione aggiornata della mostra è stata realizzata nel 2008, con il titolo “Lo stupore del Conoscere”, per inserire anche le più recenti innovazioni del metodo. Altre mostre hanno coinvolto i più piccoli su temi anche inconsueti: decorazioni per un ponteggio, interpretazioni del Tricolore, la percezione e rappresentazione del corpo umano, la fotografia e la grafica. Le mostre si tengono di solito negli spazi sala Mostre Marco Gerra e Auditorium Annamaria e Marco Gerra.

 

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Matteo Renzi in visita a Reggio Children

 

L’Atelier è, secondo i principi ispiratori, lo spazio tenuto da personale specializzato per inserire l’esperienza artistica nella giornata scolastica dei bambini. Diversi gli spunti proposti, uno per ogni atelier: Raggio di luce, per studiare la luce in tutte le sue forme; Paesaggi digitali, per sperimentare e replicare i fenomeni osservati; Organismi viventi, per ammirare le forme della vita; Di onda in onda, per conoscere l’acqua e tanti altri temi ancora. Citiamo ancora Reggionarra, appuntamento cittadino del mese di maggio, con letture di fiabe e racconti ad alta voce, in tutta la città.

 

Non poteva mancare un altro elemento fondamentale della corretta educazione, il cibo. Al Centro esiste Pause, l’atelier dei sapori. E’ una caffetteria gestita da Reggio Children che offre colazioni, pranzi e merende. Qui si possono anche organizzare eventi e feste di compleanno.

 

Il complesso formato da Reggio Children, Centro Loris Malaguzzi e Pause si trova a due chilometri da Piazza Prampolini, poco meno di mezz’ora di cammino. Una visita qui è davvero un’esperienza da provare, con i propri bambini o da soli: la magia dell’infanzia e le potenzialità dei bambini sono un tesoro da coltivare e tramandare.

 

www.reggiochildren.it

 

Liberty in Italia – Artisti alla ricerca del moderno

Dal 5 novembre al 14 febbraio 2017

 

 

Presso Palazzo Magnani ecco la nuova mostra, sul Liberty in Italia: 300 opere, in gran parte inedite, per una nuova lettura del grande Liberty italiano. Le opere sono suddivise in sette sezioni: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie collezioni private.

www.palazzomagnani.it

La Bohème

4 e 6 novembre

 

 

“Che gelida manina! Se la lasci riscaldar…”: l’intramontabile aria firmata dal genio di Giacomo Puccini torna a Piacenza per due spettacoli presso il Teatro Municipale di Piacenza.

La Bohème è un’opera in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

 

www.teatripiacenza.it

Ferré e Comte. Dettagli

Fino al 15 gennaio 2017

 

 

La genialità sartoriale di Gianfranco Ferré e l’arte fotografica di Michel Comte per due mostre che si inseriscono nell’ambito delle molteplici iniziative per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena a Parma, già Imperatrice dei Francesi e Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.

 

 

L’evento si snoderà nelle sale del primo e secondo piano di Palazzo del Governatore di Parma: al primo piano si svolgerà la mostra “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze”, a cura di Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré, mentre il secondo verrà completamente dedicato alle installazioni di Michel Comte per la mostra “Neoclassic” curata da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani.

 

 

Fortemente voluta e sostenuta dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma, la doppia mostra Ferré/Comte è anche il chiaro desiderio di offrire, all’interno delle iniziative rivolte a valorizzare il territorio in occasione del 200° anniversario dell’arrivo della Duchessa, un evento che guarda alla contemporaneità all’interno di uno dei palazzi più prestigiosi e antichi della città.

 

 

In più, per i residenti nelle città e nelle provincie del Circuito Città d’Arte (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Modena, Monza, Pavia, Piacenza e Reggio Emilia) lo sconto del 20% sul biglietto di ingresso: arte e cultura sempre più vicine e disponibili, nelle città d’arte.

 

mostredettagli.com

Vivian Maier. Nelle sue mani

Dall’8 ottobre all’8 gennaio 2017

 

 

Una mostra all’Arengario che rende omaggio alla straordinaria artista, considerata una delle massime esponenti della street photography. Volti, scorci di vita quotidiana, paesaggi: sono oltre 100 gli scatti esposti, profondi e mai banali, che raccontano con originalità uno spaccato sulla vita americana della seconda metà del Ventesimo Secolo.

 

arengariomonzafoto.wordpress.com