Ricette tipiche di Cremona

Un trionfo di sapori, che si gusta soprattutto nelle grigie e fredde giornate invernali. Le ricette tipiche di Cremona sono così: danno il meglio con la nebbia.

 

Ricette tipiche di Cremona: il bollito misto

Il bollito misto è il piatto per eccellenza sulla tavola natalizia, e non solo. È infatti una delle ricette tipiche di Cremona che meglio si accompagnano con la mostarda. Perché si chiami bollito misto servono almeno cinque tagli, anche pregiati, di carni lessate di manzo, vitello e gallina (oppure maiale). Ma quello che rende unico e caratteristico il bollito di Cremona è l’aggiunta di testina, lingua di vitello e salame da pentola. Prepararlo è abbastanza semplice sul piano della tecnica, ma un buon bollito misto richiede pazienza e amore. E un po’ di laboriosità, perché servono tre pentole: una prima per le carni magre di manzo, il pollame e il maiale. Una per la lingua di manzo e la testina di vitello, e infine una per salame da pentola. Si lessano le carni nelle varie pentole e, a cottura terminata, si sistemano su un piatto di portata caldo e capiente, bagnate con brodo bollente e salate con sale grosso.

 

Ricette tipiche di Cremona: i marubini

Ogni bollito che si rispetti viene anticipato dai marubini, che si gustano ai tre brodi, cioè mettendo in acqua fredda pollo (cappone o gallina), manzo e carne di maiale o salame da pentola, verdure. I marubini sono la pasta ripiena per eccellenza nel cremonese. La ricetta tipica di Cremona prevede una pasta fatta con farina di grano tenero e duro in parti uguali, uova e olio di oliva. Una volta ottenuta la sfoglia si realizzano quadrati da pasta dove mettere un ripieno fatto di brasato di carne bovina magra tenuta morbida e profumata alla salvia e al rosmarino, lonza di maiale cotta in tegame e insaporita con alcune spruzzate di vino bianco secco, di grana padano, uova pane grattugiato, sale, noce moscata.

 

 

Ricette tipiche di Cremona: i tortelli cremaschi

I tortelli cremaschi sono una delle ricette tipiche di Cremona maggiormente diffuse nella zona di Crema. Si tratta di ravioli dolci che costituiscono un primo piatto e non un dessert. Si servono in abbondante burro fuso e salvia, con tanto grana. Si prepara un impasto con farina, uova sale e acqua tiepida, e lo si riempie con un composto a base di amaretti scuri cedro candito, grana grattugiato, i biscotti mostaccini, sale, uovo e mentino grattugiato. Si pestano i vari ingredienti che compongono il ripieno, avendo cura di amalgamarli per bene. Si lascia riposare almeno un giorno. Quindi si riempiono di ripieno i dischi di pasta, si chiudono i bordi pizzicando i lembi di pasta. I tortelli si cuociono in abbondante acqua salata e poi si passa al condimento.

 

 

Ricette tipiche di Cremona: la torta bertolina

Il dolce simbolo di Cremona, si sa, è il torrone. Ma la sua realizzazione in casa è assai complessa e quindi è meglio acquistarlo in una delle tante botteghe artigiane di città e provincia. Una delle ricette dolci tipiche di Cremona, invece, è la torta bertolina, un delizioso lievitato con uva fragola, o uva americana, e in dialetto viene chiamato “turta bertulina”. È il dolce dell’autunno. La ricetta originale prevede l’impiego di: 600 grammi di uva americana, 350 grammi di farina di frumento, 150 grammi di farina di mais, 75 grammi di zucchero, 1 bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di olio d’oliva. Si impastano farina e acqua e si uniscono 3 quarti dello zucchero, il lievito e il sale. Quando il composto è morbido si lascia lievitare per un’ora. Intanto si lava l’uva, la si sgrana e poi la si inserisce nell’impasto. Si lascia lievitare altri 45 minuti e poi si cuoce la torta in una teglia cilindrica unta d’olio. Si spolverizza con lo zucchero rimasto e si cuoce per circa 50 minuti a 180 gradi.

 

 

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Ricette tipiche di Brescia

Ricette tipiche di Brescia

Brescia ha una tradizione gastronomica molto ricca di gusto e sapori, grazie alla molteplicità dei suoi paesaggi e alla vastità dell’estensione della sua provincia. Carne, pesce, dolci, vini, olio, primi piatti, sono un trionfo di ingredienti sapientemente dosati tra loro, che danno vita a quelle ricette tipiche di Brescia che non si possono non assaggiare durante una gita in città e provincia.

 

Ricette tipiche di Brescia: il pirlo

Tra le ricette tipiche di Brescia, un posto a sé merita il pirlo. Non si tratta di un piatto di gastronomia, ma quasi di un prodotto tipico. Perché il pirlo è l’aperitivo di Brescia, e guai a chiamarlo spritz! Tanto semplice quanto gustoso, non c’è bar o locale a Brescia e provincia, che non serva questo cocktail nostrano a base di vino bianco fermo, campari e un po’ d’acqua gassata. Una variante quasi analcolica è data dall’aperol, anche se per ogni bresciano che si rispetti il vero pirlo è rigorosamente con il campari. Si gusta freddo, con patatine, olive, stuzzichini, con il pane e salame è una vera delizia, e guarnito con una fetta d’arancia.

Ricette tipiche di Brescia, il pirlo

 

Ricette tipiche di Brescia: la frittata con i loertis

Il loertis viene considerato impropriamente il parente povero dell’asparago. Loertis è un termine dialettale bresciano per indicare il luppolo comune. Si tratta di gemoglietti selvatici che se impiegati come ingrediente per una gustosa frittata, permettono di ottenere una delle ricette tipiche di Brescia più saporite, particolarmente diffusa nelle zone della Bassa. Per una buona frittata con i loertis servono: 1 kg e mezzo di loertis, 4 cucchiai di formaggio pecorino grattugiato, 8 uova, una manciata di prezzemolo, 4 cucchiai di olio d’oliva, sale, pepe. Si puliscono i loertis e poi si lessano in acqua leggermente salata, oppure al vapore, e si tagliano a pezzetti di 3-4 centimetri. Quindi si sbattono le uova in una terrina e vi si incorpora il formaggio pecorino grattugiato, il prezzemolo tritato, un pizzico di sale e una manciatina di pepe. Prima di cuocere la frittata si aggiungono i loertis, fecendo attenzione a che non si rompano. Si scalda l’olio in padella, vi si trasferisce la frittata e la si cuoce girandola a metà cottura. Quando da ambo le parti è dorata, la frittata con i loertis è pronta da gustare.

 

Ricette tipiche di Brescia: la tinca al forno del lago d’Iseo

Clusane, frazione del comune di Iseo adagiata sulle rive dell’omonimo lago è la capitale della tinca al forno, una delle ricette tipiche di Brescia più caratteristiche, quasi un simbolo della cucina bresciana. Non propriamente un piatto leggero da digerire, nonostante la presenza del pesce, vista la massiccia dose di burro, ma che ha un gusto inconfondibile. La tinca al forno, che si gusta al meglio con una buona polenta fumante, consta di pochi ingredienti, semplici e gustosi: tinca, pane e formaggio grattugiati per il ripieno e una manciata di spezie come noce moscata, cannella, chiodi di garofano e pepe, prezzemolo e poco aglio. Dopo aver pulito il pesce si prepara il ripieno e si farciscono le tinche. Quindi si passano esternamente con un po’ di ripieno rimasto e si adagiano in una pirofila di terracotta unta di olio e burro. La tinca al forno si cuoce in forno caldo per circa 1 ora, ricoprendo i pesci ogni tanto con il loro intingolo, senza girarle.

 

Ricette tipiche di Brescia: il Bossolà

Il bossolà è il dolce di Brescia. Una delle ricette tipiche più dolci, che caratterizzano il periodo natalizio. E’ una sofficissima ciambella preparata con farina, fecola di patate, burro, zucchero, uova, lievito di birra, limone, vaniglia e sale. Si scalda il latte senza farlo bollire con la vaniglia in un pentolino e dopo mezz’ora vi si incorpora il lievito e lo si fa sciogliere. Poi si monta il burro con lo zucchero e si uniscono i tuorli d’uovo, le farine mescolate, la scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale. Sa ultimo gli albumi montati a neve, quindi si unisce il latte con i lievito sciolto. Quando tutto è ben amalgamato si trasferisce il composto in una tortiera con il buco in mezzo e si lascia lievitare per circa 1 ora. A questo punto si cuoce il bossolà in forno già caldo per circa quaranta minuti.

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Brescia www.turismobrescia.it 

Ricette tipiche di Monza

La cucina della Brianza è fatta di sapori decisi, che affondano le loro radici nella tradizione contadina. Per questo la maggior parte degli ingredienti delle ricette tipiche di Monza sono poveri ma assai nutrienti, e adatti alle giornate uggiose e di nebbia che nell’antichità hanno caratterizzato questo territorio così come gran parte della Pianura Padana.

 

Ricette tipiche di Monza: la Cassoeula

La Cassoeula oltre a essere una delle ricette tipiche di Monza e della zona della Brianza e del milanese in generale, al nord è il piatto invernale per eccellenza. Il detto popolare vuole che la cassoeula, la cui cottura è lunga e laboriosa, si attacchi alla padella e non sia brodosa (“la g’ha de vess tachenta e minga sbrodolenta”) e che la verza migliore sia quella che ha preso la prima gelata. Gli ingredienti sono: verza, sedano, carota, cipolla, puntine di maiale, luganega, cotenne, piedini di maiale, salamini da verza, olio, burro, vino bianco secco, brodo vegetale, sale, pepe. Per la preparazione si devono cuocere prima i piedini, spaccati in due per il lungo, e le cotenne già fiammeggiate, per circa 1 ora. Poi si affetta la cipolla sottile e la si soffrigge con un cucchiaio di olio e uno di burro. Si uniscono le puntine, la luganega tagliata a pezzettoni e i salamini da verza. Si lascia rosolare bene il tutto e si versa sopra un bicchiere di vino. Si fa evaporare, si tolgono tutti gli ingredienti e nel recipiente si versano le carote e il sedano tagliati sottili. Si versa un po’ di brodo, si aggiunge sale e pepe, si abbassa il fuoco e si cuoce lentamente mescolando di tanto in tanto. Le verze si preparano mondandole e lavandole e poi si mettono sul fuoco in una pentola con la sola acqua rimasta dopo il lavaggio, si lasciano appassire e si aggiungono alle altre verdure che stanno cuocendo. Si mescola e si distribuisce sopra la carne tenuta da parte. A quest punto si copre la pentola e si lascia cuocere per almeno un’ora, avendo cura di eliminare di tanto in tanto l’unto che dovesse prodursi in superficie. La Cassoeula è ottima con una bella polenta fumante.

 

Ricette tipiche di Monza: risotto con la luganega

Anche se ogni monzese ha la sua variante, il risotto con la luganega è una delle ricette tipiche di Monza più gustose, detto anche risotto alla monzese. Il merito del suo sapore va alla luganega, la salsiccia di Monza, che viene arricchita con formaggio grana e vino rosso. Per un buon risotto per 4 persone servono: 380 grammi di riso carnaroli, 300 grammi di luganega, 1 cipolla, 1 bustina di zafferano, 1 litro di brodo di carne, vino bianco, burro. In una casseruola si mette la cipolla tritata sottile con il burro e si soffrigge fino a renderla trasparente. A parte si rosola metà luganega senza pelle e sbriciolata. Quindi si unisce il riso e lo si tosta. Poi si sfuma con il vino e si unisce un mestolo di brodo bollente, si unisce la restante luganega e si porta a cottura il riso mescolandolo. Pochi minuti prima che il riso sia pronto si unisce lo zafferano e infine la luganega rosolata. A piacere si può spolverizzare il piatto con una grattata di pepe o del parmigiano.

 

Ricette tipiche di Monza: la Torta Paesana

La torta paesana è una delle ricette tipiche di Monza a base di ingredienti che ogni massaia aveva in casa. Il risultato è un dolce ricco di sapore e di gusto, ottimo per una merenda. Gli ingredienti sono: latte, amaretti, biscotti secchi, pane raffermo, burro, zucchero, tuorlo d’uovo, cacao amaro, cacao dolce, cioccolato fondente, pinoli, uvetta e un pizzico di lievito per dolci vanigliato. Si mette il latte con lo zucchero e l’uvetta in una casseruola e si scalda a fuoco lento. Si toglie dal fuoco prima che prenda bollore e si aggiungono amaretti e biscotti sbriciolati. Quindi si taglia il pane a tocchetti di piccole dimensioni e lo si unisce al composto che dovrà risultare morbido e umido. Una volta che l’impasto sarà completamente raffreddato si aggiungono i due cacao, una parte dei pinoli, il cioccolato fondente a pezzetti, un tuorlo d’uovo, il burro e un pizzico di lievito. Trasferire il composto in una tortiera e cuocere a 180 gradi per circa 35 minuti. A cottura ultimata cospargere la superficie con i rimanenti pinoli.

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Monza: www.turismo.monza.it

 

Ricette tipiche di Reggio Emilia

Mangiare in Emilia Romagna è una cosa seria e per gli amanti della buona tavola le ricette tipiche di Reggio Emilia sono un vero e proprio “must”. Vediamo insieme quelle che meglio caratterizzano la cucina reggiana.

 

Ricette tipiche di Reggio Emilia: i Cappelletti reggiani, o Caplét

Non sono semplici ravioli o banali tortellini, i cappelletti reggiani possiedono un sapore unico, dato dal loro ripieno. In dialetto si chiamano Caplét e sono un prodotto agroalimentare tradizionale della zona di Reggio Emilia. Ci sono molte ricette, tutte tipiche, per realizzare i cappelletti, e ognuna varia in base alla famiglia e alla località di produzione. Anche le dimensioni variano leggermente. La loro forma richiama i copricapi medievali e le mitrie dei granatieri. Gli ingredienti del ripieno sono: 2 piccole cipolle, 150 g di burro, costata di manzo o altro tipo di carne di manzo purché saporita,70 g di prosciutto misto, 60 g di filetto o polpa di maiale, 90 g di vitello o tacchino o pollo, fegatelli e rigaglie,1 spicchio d’aglio a piacere, noce moscata, pane grattugiato e Parmigiano Reggiano. Sciogliere il burro con cipolla, sale e pepe, quindi aggiungere la carne tagliata a pezzi e cuocere lentamente fino a che la carne non sia morbidamente cotta. Tritare finemente il tutto e aggiungere un uovo intero, tre manciate di parmigiano e il pane grattugiato con un pizzico di noce moscata precedentemente tostato con il condimento della carne. A questo punto si prepara la sfoglia, con farina di grano tenero e uova, uno per ogni etto di farina. Si deve impastare il tutto molto a lungo e poi tirare sottilmente con il matterello. I cappelletti si gustano rigorosamente in brodo, cotti in abbondante brodo di carne e serviti con esso ancora fumanti. Nella tradizione si dice che se al brodo caldo si aggiunge qualche goccia di lambrusco reggiano, il sapore sia ancora più esaltato. Non a caso nella tradizione contadina i cappelletti venivano consumati due volte di seguito: la prima volta in una scodella con l’aggiunta di un goccio di vino nel brodo, la seconda nella fondina con il brodo di cottura.

Ricette tipiche di Reggio Emilia, i cappelletti o capélet

 

Ricette tipiche di Reggio Emilia: l’Erbazzone, o Scarpazzòun

Sostanzialmente si tratta di una sfoglia farcita con un ripieno di erbe e formaggio, ma chiamarlo torta salata è assai riduttivo, perché l’Erbazzone, che in dialetto si chiama anche Scarpazzòun, oltre a essere una delle ricette tipiche di Reggio Emilia è uno dei prodotti tipici della zona. La ricetta originale, che è rimasta invariata nel tempo fin dal Medioevo, prevede ingredienti semplici, un tempo a disposizione di ogni contadino. Il gustosissimo ripieno, che si ottiene con spinaci o bietole, ricotta e parmigiano, viene racchiuso in una pasta che in cottura diventerà croccante. Sopra a tutto, poco prima del completamento della cottura si dispongono sulla superficie alcuni pezzetti di lardo e di strutto di maiale, che si scioglieranno regalando all’erbazzone il suo gusto e sapore caratteristici.

 

Ricette tipiche di Reggio Emilia: La Spongata

La spongata è un dolce del periodo natalizio, il più tipico della zona. Si tratta di una delle ricette tipiche di Raggio Emilia che è presente soprattutto nella zona di Brescello. È una vera chicca, che non può mancare sulla tavola delle feste, soprattutto nei cenoni di Natale e San Silvestro, e ha una valenza propiziatoria. La superficie del dolce, che risulta pizzicata, ricorda una spugna e da qui il nome spongata. La base del dolce è una pasta simile alla brisée, e all’interno c’è un ripieno di marmellata, noci, uva sultanina, pinoli, canditi e cannella. Grazie al poco sapore della pasta è possibile gustare appieno il sentore speziato e l’esaltazione del gusto di tutti gli altri ingredienti.

 

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Reggio Emilia turismo.comune.re.it

 

Ricette tipiche di Pavia

Semplici e gustose, le ricette tipiche di Pavia sono l’espressione del territorio e della sua tradizione. È il riso il re della tavola pavese, che soprattutto nella pianura della Lomellina è l’alimento base della tradizione gastronomica fin dalla fine del Quattrocento. Ma a Pavia c’è anche l’Oltrepò con i suoi deliziosi salumi, il salame di Varzi in particolare. Una tradizione gastronomica, quella pavese, che si è tramandata per via orale, di massaia in massaia e di madre in figlia.

 

Ricette tipiche di Pavia: risotto alle rane

Tra le tante e tutte buonissime ricette tipiche di Pavia, il risotto con le rane è quella che caratterizza meglio la zona della Lomellina e che da secoli caratterizza la cucina di questa porzione della provincia di Pavia. Per preparare un buon risotto alla rane per 4 persone gli ingredienti sono: 300 grammi di riso Carnaroli, 24 rane, 2 cipolle piccole, 2 carote piccole, 1 gambo di sedano, 1 foglia d’alloro, un mazzetto di prezzemolo tritato, 60 grammi di burro, un bicchiere di vino bianco secco, 50 grammi di grana grattugiato, sale e pepe. Dopo aver pulito le rane, togliendo loro pelle, testa e “braccia”, si devono lavare accuratamente e mettere in padella con molta acqua, la carota, la cipolla, il sedano, l’alloro e il sale. Si fanno bollire per mezz’ora e poi si filtra il brodo e lo si tiene in caldo. Quindi si devono disossare le rane, raccogliendo la polpa in una ciotola. A questo punto si passa alla preparazione del risotto: si fa un soffritto con metà del burro, cipolla e carota, si aggiunge il riso, lo si tosta e poi si sfuma con il vino bianco. Cuocere il riso aggiungendo il brodo di rana tenuto in caldo. A della cottura si aggiungono la polpa di rane, il burro rimanente e il grana grattugiato. Si lascia riposare un paio di minuti e poi si serve con un pizzico di prezzemolo tritato e una grattata di pepe.

 

Ricette tipiche di Pavia: risotto alla certosina

Il risotto alla certosina si chiama così perché questa ricetta tipica di Pavia è stata inventata dai monaci della Certosa di Pavia, che l’hanno trasmessa alle osterie, alle taverne e alle famiglie del luogo. Ogni famiglia a Pavia dice di essere la detentrice della vera ricetta. I monaci certosini, mangiando rigorosamente di magro, utilizzavano materie prime che trovavano nei paraggi. Unica eccezione alla ricetta originale oggi è il burro. Gli ingredienti sono: 300 grammi di riso carnaroli o arborio superfino, 400 grammi di gamberi di fiume, 6 Rane, 4 filetti di pesce persico, 300 grammi di piselli, 100 grammi di funghi, 2 pomodori, 2 porri, 1 carota, 1 cipolla, 1 bicchiere di vino bianco secco, 80 grammi di burro, olio extra vergine d’oliva, foglie di sedano, sale. Si puliscono le rane poi in una casseruola si scaldano un cucchiaio d’olio e 20 grammi di burro dove si soffriggono i porri, la carota a rondelle e le foglie di sedano. Dopo qualche minuto si sala e si uniscono le rane, che vanno sfumate col vino quando saranno appena dorate. Tolto dal fuoco, si passa a staccare le cosce di rana e si tengono da parte. Si versa 1 litro e mezzo di acqua salata nella casseruola e la di mette nuovamente sul fuoco per preparare il brodo di rane. A parte di lessano i gamberi, si sgusciano e il carapace si unisce al brodo di rane. Il brodo così ottenuto va filtrato e si usa per portare a cottura il riso. Per il risotto di si mettono 30 grammi di burro e un cucchiaio di olio in una padella dai bordi alti, e quando saranno caldi ci si fa imbiondire mezza cipolla tritata, si unisce il riso, lo si tosta e si procede con la cottura. Nel frattempo si scalda il burro rimasto con la cipolla restante e si fanno saltare i filetti di pesce persico, sfumandoli con un po’ di vino, si uniscono i pomodori, i piselli, i funghi le cosce di rana e la polpa dei gamberi e si fa cuocere per 15 minuti. Il risotto alla certosina si serve mettendo il riso nei piatti e adagiandovisi il condimento preparato con le rane, il persico e la verdura.

 

Ricette tipiche di Pavia: le offelle di Parona

Dolci e fragranti le offelle di Parona sono la migliore chiusura di un buon pranzo, un gustoso spuntino, un rilassante dopocena o una colazione all’insegna della dolcezza. Hanno forma ovale con le estremità leggermente appuntite. Gli ingredienti sono semplici e nutrienti, e la ricetta tipica di questo biscotto di Pavia risale al XIX secolo. Farina di grano tenero, burro, zucchero, uova, olio d’oliva e lievito sono gli ingredienti che sapientemente dosati e amalgamati formano una frolla che prima di essere stesa allo spessore di mezzo centimetro si a riposare per una mezz’ora in frigo. Dopo aver realizzato la forma tipica dei biscotti si cuociono in forno caldo per una ventina di minuti.

 

Per maggiori informazioni sulle Ricette tipiche di Pavia www.vivipavia.it

 

Ricette tipiche di Modena

Nel modenese si mangia bene, e tutto il territorio è famoso nel mondo per suoi sapori e per l’arte della buona tavola, che offre prodotti antichi e sempre attuali. Le ricette tipiche di Modena affondano le loro origini nell’antichità, quando bisognava sfamare la famiglia avendo a disposizione ingredienti poveri. Le massaie hanno saputo creare, dal nulla, dei veri capolavori di gusto, che ancora oggi vengono riproposti, magari in chiave rivisitata, anche nei migliori ristoranti.

 

Ricette tipiche di Modena: i tortellini

Quando si pensa a Modena non si può non pensare ai tortellini, quadretti di pasta sfoglia ripiegati su un ripieno di carne di maiale, prosciutto e Parmigiano Reggiano. I tortellini sono una delle ricette tipiche di Modena conosciute in tutto il mondo. La leggenda vuole che la forma del tortellino debba ricordare l’ombelico di una donna. Gli ingredienti per circa mezzo chilo di ripieno, che soddisfa la dose per 4 persone, sono: 200 grammi di filone di maiale macinato, 30 grammi di mortadella, 30 grammi di prosciutto crudo, un pizzico di noce moscata, 80 grammi di parmigiano, sale. In un tegame si rosola il filone di maiale solo fino a che non cambia colore. Al che, a fiamma spenta si aggiungono il prosciutto e la mortadella finemente tritati. Si lascia rosolare sul fornello spento, girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Si aggiungono quindi il parmigiano, la noce moscata e il sale, amalgamando bene. Il ripieno così ottenuto va a riempire i quadrati di sfoglia, impastata con 3 uova e 300 grammi di farina, e tirata finemente. I tortellini si gustano al meglio con un buon brodo di carne.

Ricette tipiche di Modena, i tortellini

 

Ricette tipiche di Modena: le crescentine

Tra le ricette tipiche di Modena ce n’è una semplicissima ma che non può mancare in un antipasto che si rispetti: le crescentine. Si tratta di focaccine, chiamate anche tigelle, dal nome del disco di pietra refrattaria su cui anticamente venivano cotte. Sono un eccellente accompagnamento per golosi piatti di salumi e formaggi, che a Modena abbondano e arricchiscono le tavole. La tradizione più pura, però, le vorrebbe ripiene con la “cunza” o aglione, un battuto a base di lardo, rosmarino e aglio. Gli ingredienti sono lievito di birra, latte, farina di tipo 0 e 00, acqua, olio extravergine di oliva, sale, strutto. Si mescola il tutto e si impasta fin quando non si ottiene un impasto liscio e omogeneo. Si fa una prima lievitazione di 2 ore e una successiva, in frigo, di 8. Poi si stende e si ricavano dei dischi di pasta che prima di essere cotti sulla tigelliera o in una padella antiaderente per 5 minuti, si lasciano riposare altri 20 minuti. Servite calde sono ottime.

Ricette tipiche di Modena, le crescentine

 

Ricette tipiche di Modena: gli amaretti

Gli amaretti sono una delle ricette tipiche di Modena che è si è tramandata fino ai giorni nostri senza subire troppe alterazioni dalla ricetta originale, anche se ogni famiglia conserva gelosamente la propria variante che li rende unici. Invitanti nel loro profumo di mandorle e zucchero, gli amaretti riservano un sapore dolce-amaro racchiuso dalla pasta morbida e fragrante. Gli ingredienti sono: albumi zucchero semolato (o miele), mandorle amare e dolci, zucchero a velo. Si frullano le mandorle con lo zucchero fino a ottenere una farina che dovrà essere incorporata ai tuorli montati a neve ben ferma. Dall’impasto così ottenuto si ricavano delle palline della misura di una noce che, dopo essere stata leggermente appiattite, vanno impanate nello zucchero a velo. Si cuociono sulla placca in forno caldo per circa 15 minuti. Gli amaretti sono pronti e cotti al punto giusto quando la superficie risulterà dorata, ricordando il colore della crosta di pane.

 

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Modena www.visitmodena.it

 

Ricette tipiche di Lodi

Nonostante la vicinanza con Milano, la cucina lodigiana ha una propria identità. Le ricette tipiche di Lodi, infatti, risentono della presenza di un florido settore caseario e alcuni degli ingredienti principali dei piatti più tipici sono proprio i formaggi. E poi gli insaccati, il riso, e tutti gli altri prodotti della tradizione contadina della provincia di Lodi. Spesso le ricette tipiche della tradizione lodigiana, che siano primi, secondi, dolci o insaccati, sono piatti sconosciuti ai più, ma degustarli rappresenta un’occasione per conoscere e apprezzare questo aspetto della cultura di questo angolo di Pianura Padana.

 

Ricette tipiche di Lodi: risotto con salsiccia e raspadura

Tra tutte le ricette tipiche di Lodi il risotto con salsiccia e raspadura è una delle più gustose. Per 6 persone servono 400 grammi di riso, 300 grammi di salsiccia, 60 grammi di burro, 30 grammi di olio d’oliva, vino bianco secco, salvia, basilico, cipolla e un buon bordo di carne, ottenuto con carne di manzo, cipolla, sedano, carote, sale e 3 o 4 chiodi di garofano. Per preparare il risotto bisogna rosolare il burro e l’olio d’oliva con la salvia, il basilico e pochissima cipolla. Si aggiunge la salsiccia a pezzetti e un poco di vino bianco. Dopo aver rimescolato per qualche minuto si unisce il riso e lo si fa tostare. Portare a cottura il risotto aggiungendo il brodo mestolo dopo mestolo. Il tocco finale è dato dalla raspadura, che va spolverizzato sul riso pochi secondi prima di servire.

 

Ricette tipiche di Lodi: la trippa, o buseca

A Lodi la trippa, che in dialetto si chiama buseca, è molto più di una ricetta tipica. È la tradizione fatta cucina. Si è soliti consumarla il 19 gennaio, giorno di San Bassiano, patrono di Lodi, accompagnata da un fumante vin brulè. Un adagio recita che “Mangiare la trippa di San Bassiano, vuol dire stare bene tutto l’anno”. Tra le ricette tipiche di Lodi la trippa è quella più legata alla cultura contadina. Nel passato, infatti, quando non c’era la possibilità di mangiare tagli più nobili, non rimaneva che orientarsi verso i resti e gli scarti della macellazione che venivano resi più appetitosi con un po’ di creatività. Per la buseca bisogna fare imbiondire nel burro e nell’olio d’oliva 100 grammi di pancetta con salvia, rosmarino, basilico sale e pepe. Dopo aver fatto rosolare a fuoco lento si aggiunge la trippa e infine il brodo con 200 grammi di sedano, 200 di patate, 200 di carote e 100 di cipolle, il tutto tagliato a tocchetti. Si cuoce a fuoco lento per almeno tre ore e una decina di minuti prima di servire si aggiunge una manciata di fagioli cotti a parte e un trito di prezzemolo, basilico e aglio. Servire con un’abbondante grattugiata di granone.

 

Ricette tipiche di Lodi: la tortionata

Per finire in dolcezza un pranzo che si rispetti a Lodi è usanza servire la tortionata, che è il dolce tipico della città oltre che prodotto agroalimentare tradizionale italiano. La ricetta così come è arrivata a noi fu codificata nel 1885 dal pasticcere lodigiano Alessandro Tacchinardi ma probabilmente si pensa risalga al tardo medioevo. La tortionata ricorda vagamente la torta sbrisolona, ma non ha la farina gialla. Il sapore caratteristico gli viene conferito dalle mandorle, che vanno messe a bagno, spellate, tritate e fatte rosolare leggermente con una noce di burro. Gli altri ingredienti sono farina, burro, zucchero, uovo e scorza di limone, che vanno impastati. Prima di informare si uniscono le mandorle, un pizzico di bicarbonato e si creano delle striatura sulla superficie con una forchetta. Si cuoce a forno sostenuto per circa mezz’ora e si serve a temperatura ambiente. È ottima con un buon vino dolce, tipo malvasia.

 

Per maggiori informazioni sulle Ricette tipiche di Lodi www.turismolodi.it

 

Ricette tipiche di Parma

La cucina parmigiana è un vero e proprio tripudio di sapori, soprattutto in autunno e inverno. Una tradizione gastronomica antichissima, quella di Parma, fatta di ricette tipiche buonissime e gustose, a base di ingredienti assai sostanziosi e genuini, e per questo indicata alla stagione più fredda. La cucina è il regno delle rezdore, le donne padrone di casa, che riescono a far riscoprire il piacere della buona tavola con le ricette tipiche di Parma e dintorni, di cui custodiscono i segreti.

 

Ricette tipiche di Parma: la torta fritta

A scapito di quel che dice il nome la torta fritta è lo gnocco fritto rivisitato in versione parmense. Una delle ricette tipiche di Parma ideale per l’antipasto, da gustare con i favolosi salumi e formaggi morbidi. Gli ingredienti che servono per preparare la torta fritta sono farina, lievito, strutto, sale e acqua. Si impasta il tutto molto a lungo e si lascia lievitare l’impasto per almeno un’ora. Trascorso questo tempo si stende la pasta sottilmente e si ricavano dei rombi che vanno poi fritti in abbondante olio o strutto. Un piatto non propriamente dietetico e leggero, ma che ogni tanto è concesso mangiare, soprattutto per rinfrancare l’umore.

 

Ricette tipiche di Parma: gli anolini

Come tutte le paste ripiene, gli anolini sono una delle ricette tipiche di Parma, che non può mancare sulle tavole in occasione delle grandi feste. La loro preparazione è molto semplice, anche se richiede pazienza, tempo e un pizzico di manualità. Servono farina bianca e uova, in rapporto di 8 o 10 per ogni chilo di farina, e sale. Si impasta e si tira la sfoglia, poi si ricavano due dichi da sovrapporre al ripieno. Per il ripieno servono tre parti di Parmigiano grattugiato di tre diverse qualità (di cui una molto stagionata), una parte di pan grattato, tuorlo d’uovo, sugo ristretto di stracotto di manzo, noce moscata. Si possono gustare in brodo, rigorosamente di carne ottenuto dalla bollitura di cappone, manzo, salame o testina di vitello, o asciutti, conditi con sugo o panna.

 

Ricette tipiche di Parma: la Vecchia col pesto di cavallo, o Vécia col pisst

Essendo la carne di cavallo un alimento molto consumato a Parma, spesso utilizzata in sostituzione della carne di manzo in alcune preparazioni, il pesto di cavallo è un piatto assai diffuso ed è il protagonista di una delle ricette tipiche di Parma: la Vecchia col pesto di cavallo, detta anche Vécia col pisst. Un piatto robusto, i cui ingredienti sono, oltre al pesto di cavallo, patate, cipolle, pomodori freschi, aglio, prezzemolo, sedano, pepe, sale e burro. Una volta stufate le verdure si aggiunge la carne di cavallo e si lascia cuocere molto, molto lentamente aggiungendo un po’ di brodo o acqua affinché non si attacchi alla padella. È d’obbligo accompagnare questo piatto con un buon vino rosso corposo.

 

Ricette tipiche di Parma: il castagnaccio, o patòn’na

Anche i dolci sono ben rappresentati dalle ricette tipiche di Parma. Il castagnaccio, che a Parma chiamano anche patòn’na, è un’ottima merenda per i bambini, oltre che un signor dessert da gustare a fine pasto. Per preparare un buon castagnaccio, fedele alla ricetta originale di Parma occorrono mezzo chilo di farina di castagne, 1 cucchiaio di olio di oliva, latte, uvetta passa e due bei pizzichi di sale. Dopo aver ottenuto una crema sufficientemente liquida si aggiunge, in quantità a piacere, l’uvetta passa fatta rinvenire con latte o liquore leggero (se a mangiarlo non sono i bambini). Si versa il composto così ottenuto in una teglia abbastanza larga e unta d’olio e lo si cuoce in forno non troppo caldo per circa 45 minuti. Sfornato e cotto, il castagnaccio avrà la superficie screpolata e i bordi scuri.

 

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Parma www.turismo.comune.parma.it

 

Ricette tipiche di Piacenza

Le ricette tipiche di Piacenza sono il frutto di una tradizione gastronomica forte, di piatti noti e apprezzati fuori dal territorio, non solo al giorno d’oggi, ma anche nei secoli scorsi. Se l’antipasto tipico piacentino è fatto di salumi, essendo Piacenza l’unico distretto amministrativo europeo ad annoverare tre salumi tipici protetti con il marchio DOP (coppa, salame e pancetta), le ricette tipiche di Piacenza vedono anche ricchi primi, importanti secondi e golosi dolci. Scopriamone alcuni.

 

Ricette tipiche di Piacenza: la burtleina

Per accompagnare uno degli ottimi taglieri che la tradizione gastronomia picentina vuole d’obbligo sulle tavole come antipasto, la burtleina è di rigore. Si tratta di una sorta di croccante frittata fatta con acqua e farina, ed è la regina indiscussa delle sagre paesane. Nella sua semplicità è deliziosa calda e buonissima fredda, se preparata da abili mani, la burtleina dà il meglio di sé con i salumi, e spalmata di formaggi morbidi e cremosi. La burtleina è una delle ricette tipiche di Piacenza più amate e apprezzate dai piacentini e non solo. Ogni famiglia ha la sua ricetta, e ciascuna massaia assicura sia quella originale, che si perde nei secoli. Quali che siano le varianti, la burtleina è ottima accompagnata da un buon bicchiere di ortugo frizzante, servito fresco.

 

Ricette tipiche di Piacenza: I pisarei e faśö

Tra le ricette tipiche di Piacenza, pisarei e faśö è quella più conosciuta. È un piatto povero, fatto di ingredienti genuini e nutrienti, la cui origine si perde nella notte dei tempi. È una ricetta talmente tipica di Piacenza che la città ha attribuito al piatto il marchio De.Co. Si tratta di un primo piatto, i pisarei sono gnocchetti di pane fatti con pangrattato, o con pane raffermo e farina, e acqua, che può essere sostituita dal latte. Nella realizzazione dei pisarei l’impasto va pizzicato sotto alle dita per ottenere le forma caratteristica. Si condiscono con il caratteristico sugo fatto con i fagioli borlotti lessati e conditi con un sugo ottenuto da passata di pomodoro, lardo (o pancetta piacentina) per insaporire e cipolla. La tradizione vuole che i pisarei e faśö fossero il piatto con cui nel Medioevo i monaci dei conventi sfamavano i pellegrini che erano diretti a Roma lungo la via Francigena.

piatti tipici piacenza

Ricette tipiche di Piacenza, i pisarei e faśö

 

Ricette tipiche di Piacenza: la coppa arrosto

La coppa arrosto, tra le ricette tipiche di Piacenza, è il secondo piatto più famoso. Si prepara con una bella coppa di maiale fresca, che va strofinata con sale, pepe e spezie miste, e poi legatela ben stretta con uno spago da arrosti. Tra lo spago vanno infilati alcuni rametti di rosmarino. Per la cottura si deve mettere la coppa così preparata in una teglia da forno e fatta rosolare a fuoco alto. Non servono condimenti, sarò la carne a sprigionare i suoi succhi. Dopo averla spruzzata con vino bianco secco, a rosolatura completata, si mette la coppa in forno caldo per circa un’ora, un’ora e mezza se il peso della coppa da cruda è maggiore di due chili.

 

Ricette tipiche di Piacenza: i dolci buslanëin

I buslanëin sono i biscotti di Piacenza. Ciambelline dure, talvolta legate a particolari ricorrenze religiose. La ricetta tipica prevede un impasto fatto di farina, burro, zucchero, latte e scorsa di limone grattugiata. Una volta impastati gli ingredienti si devono formare dei regolari cordoni. Li si taglia a pezzetti e li si avvolge sull’indice della mano, per chiuderli. Per la cottura dapprima si devono scottare in acqua non bollente e poi messe nel forno molto caldo per circa mezz’ora. Dopo essere sfornati e raffreddati si deve procedere a una seconda cottura, in forno tiepido, per circa un’ora. Ottimi a colazione tuffati nel latte, oppure per il dopocena, accompagnati da una malvasia dolce.

 

Per maggiori informazioni sulle ricette tipiche di Piacenza www.turismoapiacenza.it

Escursioni in provincia di Lodi

Adagiato tra i fiumi Labro, Adda e Po il lodigiano è terra di escursioni, soprattutto in bicicletta, vista la presenza di una rete ciclabile ce supera i 500 chilometri. Le migliori escursioni in provincia di Lodi, infatti, si possono fare sulla due ruote, attorno ai tanti corsi d’acqua, naturali e artificiali, che caratterizzano il paesaggio e il territorio e fanno da cornice a importanti testimonianze di arte e storia. Escursioni adatte a tutti, a bambini e adulti, che si possono compiere senza troppi sforzi.

 

Escursioni in provincia di Lodi: l’ultima tappa lombarda della via Francigena

La quarta tappa della via Francigena, l’ultima in territorio lombardo, passa proprio nel territorio lodigiano. Questa è dunque una delle escursioni in provincia di Lodi che si possono percorrere a piedi o in bicicletta, senza fatica. Il percorso è lungo circa 28 chilometri e si snoda interamente lungo il corso del fiume Po. Sul tragitto sono molte le testimonianze di arte e di fede che si possono ammirare. Una di queste è la Grangia Benedettina di Orio Litta, bellissima nella sua struttura rurale di grande effetto scenografico sulla quale domina la torre, al cui interno sono state ricavate due stanze per dare alloggio a viandanti e pellegrini. Proseguendo lungo il percorso si incontra corte Sant’Andrea, dove è presente lo storico guado utilizzato dai pellegrini diretti a Roma nel medioevo. Una volta a destinazione, è possibile fare ritorno percorrendo il percorso dei Colatori.

 

Escursioni in provincia di Lodi: una giornata con in pesci al Parco Ittico Paradiso

Il Parco Ittico Paradiso sorge a Zelo Buon Persico ed è un’oasi naturale di 13 ettari, immersa in un bosco di circa 6000 piante. Non è uno zoo né un parco safari, ma un’area protetta immersa nel verde di un bosco di salici, ontani e pioppi, che circonda laghetti, stagni e fontanili con piante acquatiche di ninfee e giunchi. Tra i tanti canali d’acqua sorgiva ci sono circa 20 specie di pesci d’acqua dolce, dal piccolo pesce rosso alle bellissime carpe koi, ai grandi siluri e storioni. Grazie agli osservatori subacquei al Parco Ittico Paradiso è possibile ammirare i pesci nel loro habitat, senza arrecare loro disturbo. Inoltre è presente una vasca tattile dove si possono accarezzare i giovani storioni. Insomma, una bella escursione in provincia di Lodi per grandi e piccini.

 

Escursioni in provincia di Lodi: una giornata in agriturismo alla Cascina Grazzanello

Per godere di una bella domenica autunnale nel clima della campagna lodigiana, un’escursione alla Cascina Grazzanello a Mairago, a 7 chilometri a sud dalla città di Lodi è un’esperienza tutta da vivere. La cascina, infatti, esisteva già nel XV secolo e fino al 1869 era sede comunale. Oggi figura tra i beni architettonici da tutelare, essendo stata la prima azienda agrituristica didattica sorta nella Provincia di Lodi, nel 1993, ad indirizzo storico-ambientale. Il nucleo edilizio della cascina è costituito da fabbricati dislocati organicamente e disposti in modo perimetrale così da delimitare la tipica corte chiusa lodigiana. Arrivarci è facile, anche in biciletta, e la cascina che si trova sulla via Emilia è facilmente riconoscibile grazie alla sua caratteristica torre bianca merlata.

 

Escursioni in provincia di Lodi: a cavallo, o in carrozza, nel parco Adda Sud

Per chi desidera avventurarsi in una delle tante e bellissime escursioni in provincia di Lodi in un modo alternativo alla bicicletta è il cavallo. Nel territorio lodigiano, infatti, sono molte le aziende agrituristiche, i maneggi e le scuderie che mettono a disposizione i loro cavalli per passeggiate a cavallo, o in carrozza. Un’occasione unica per vivere il cavallo e per conoscere la natura e il territorio attraverso i sentieri che portano fino al fiume Adda.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Lodi www.turismolodi.it

 

Sposarsi a Monza

Uno dei sogni per chi decide di sposarsi a Monza è senza dubbio la Villa Reale. Ebbene, il sogno può diventare realtà perché la Reggia di Monza apre le porte della Sala del Trono, in determinati periodi, ai matrimoni civili. Prima e dopo la cerimonia, inoltre, per gli invitati è possibile intrattenersi nei giardini reali e nel cortile antistante la Villa. Numerose sono poi, le altre location di grande fascino ed eleganza, per allestire il banchetto nuziale. Vediamone alcune, non solo in città, ma anche in quella parte di Brianza che fa parte della provincia di Monza.

 

Sposarsi a Monza: Castello di Sulbiate

Il Castello di Sulbiate è un ambiente ricco di storia, prestigioso e accogliente, che può trasformare il giorno del “sì” in un sogno di altri tempi. Immerso in un meraviglioso parco fatto di piante secolari, il Castello di Sulbiate regala scorci meravigliosi dove gli sposi possono realizzare un album fotografico di grande suggestione. E gli interni non sono da meno, con sale dai soffitti caratteristici, con soffitti affrescati e preziosamente decorati. La Sala del Camino, la Sala degli Stemmi, la sala del cortiletto, sono bellissime, ma su tutte per preziosità spicca la sala degli affreschi. Sposarsi a Monza in questo castello, che dista una ventina di chilometri dalla città, è un sogno che può diventare realtà.

 

 

Sposarsi a Monza: Villa Medici Giulini

Villa Medici Giulini sorge a Briosco, è una dimora seicentesca immersa in un variopinto giardino di rose, che diventa il posto ideale dove allestire un aperitivo di benvenuto. È una delle dimore storiche italiane, oltre che una delle ville più belle d’Italia risalenti al periodo del ‘600, a poca distanza dal lago di Como. Gli ambienti eleganti e i suggestivi spazi esterni regalano momenti indimenticabili alle coppie che, per sposarsi a Monza, decidono di organizzare qui il loro ricevimento. A disposizione di sposi e invitati, inoltre, a Villa Medici Giulini sono presenti 21 confortevoli stanze per pernottare prima o dopo il banchetto nuziale.

 

 

Sposarsi a Monza: Villa Taverna

Per un matrimonio da ricordare Villa Taverna a Triuggio è il luogo ideale. Scegliere Villa Taverna per chi decide di sposarsi a Monza e nelle sue vicinanze significa immergersi in una delle più prestigiose dimore nobiliari della Lombardia. Nel cuore della Brianza, adagiata sulle sponde del fiume Lambro la villa era la residenza di villeggiatura del Conti Taverna, nel ‘500. Ideale per un matrimonio in tutte le stagioni, Villa Taverna risulta essere particolarmente suggestiva in autunno e in inverno, grazie agli imponenti camini che riscaldano e creano atmosfera. In tutte le altre stagioni, sarà l’immenso giardino a farla da padrone, con i meravigliosi cipressi che creano atmosfera grazie ai preziosi giochi di luce che permettono di godere del luogo fino a tarda sera. Nel bellissimo giardino di Villa Taverna è inoltre possibile celebrare anche la cerimonia del matrimonio con rito civile dal valore legale. Mentre per chi decide di sposarsi con il rito cattolico è presente una bella e intima chiesa, dedicata a Santa Maria della Neve, dove, è possibile celebrare il matrimonio.

 

 

Sposarsi a Monza: Villa Antona Traversi

Ubicata sulle colline sopra Meda, Villa Antona Traversi è uno spettacolo di bellezza e suggestione neoclassica. Così come appare oggi, è il risultato della trasformazione del monastero di San Vittore operata dall’architetto Leopoldo Pollack nei primissimi anni del diciannovesimo secolo. Si tratta di una location più che esclusiva per sposarsi a poca distanza da Monza, immersi in un parco di oltre 3mila metri quadrati. Oltre alla bellissima facciata neoclassica, l’ingresso in villa avviene dalla sala delle Maschere, che ospita affreschi originali di epoca neoclassica. E poi ci sono la Sala del Coro, la terrazza panoramica della Rotonda, il Chiostro, la Limonera. Tutto contribuisce a rendere unico il coronamento del sogno d’amore di una coppia di sposi.

 

Per maggiori informazioni sulle idee per sposarsi a Monza: www.turismo.monza.it

Escursioni in provincia di Reggio Emilia

Le escursioni che si possono fare in provincia di Reggio Emilia sono molte e tutte diverse tra loro. Il territorio di Reggio Emilia è ricco di luoghi dove poter fare gite che soddisfino la voglia di natura, di arte, di cultura. Niente di meglio, poi durante una di queste escursioni, sostare in una delle tante locande, trattorie, cantine, caseifici, acetaie, dove gustare i prodotti tipici della zona, che sapranno ritemprare e corroborare il fisico con sapori e profumi deliziosi. E per un veloce spuntino di mezza mattina, imperdibili le panetterie che sfornano il pane condito.

 

Escursioni in provincia di Reggio Emilia: sui passi di Don Camillo e Peppone a Brescello

Per gli amanti del cineturismo, una delle escursioni in provincia di Reggio Emilia che non si possono assolutamente perdere è quella sui passi di Don Camillo e Peppone a Brescello. Il piccolo comune che dista una trentina di chilometri da Reggio Emilia è famoso perché luogo di ambientazione del romanzo di Giovannino Guareschi. Tutto a Brescello parla di Don Camillo e Peppone, dalla chiesa con il crocifisso parlante, alla campana Sputnik, la stazione, la casa del sindaco. Nella piazza antistante alla chiesa due statue ritraggono i due personaggi, con i volti di Gino e Cervi e Fernandel, nell’atto di salutarsi vicendevolmente. A Brescello vennero girati 5 dei 6 film della serie, e qui sorge un museo dedicato alle storie di Guareschi che custodisce i cimeli dei vari film, come gli abiti, le biciclette e le moto.

 

Escursioni in provincia di Reggio Emilia: in treno a Scandiano, nella terra del Boiardo

Scandiano, situato ai piedi dell’Appennino Reggiano, è il comune principale della provincia di Reggio Emilia e uno dei maggiori centri economici.  Da Scandiano, infatti, proviene una importante scultura neolitica, la celebre Venere di Chiozza, ora ai Musei Civici di Reggio Emilia. Inoltre, nel primo Quattrocento il territorio venne governato da esponenti della illustre famiglia Boiardo, che contribuirono allo sviluppo della zona. Imperdibile la Rocca, che domina il centro del paese. Il comune è infine parte integrante del Parco Culturale dell’Ariosto e del Boiardo: un percorso che si snoda nel territorio provinciale toccando i luoghi che hanno ispirato le opere dei due grandi autori. Raggiungere Scandiano in treno permette di godersi il panorama della campagna reggiana, zona tipica del Parmigiano-Reggiano, con i vigneti dove viene coltivato il Lambrusco e i filari di pioppi che in questa zona trovano terreno particolarmente adatto alla loro crescita.

Scandiano è una della realtà socio-economiche più importanti del territorio reggiano, tra collina e pianura, luogo di insediamenti umani tra i più antichi è ricca d’interesse archeologico, storico ed artistico. Tra le escursioni in provincia di Reggio Emilia, una gita a Scandiano è senza dubbio un viaggio nell’arte e nella storia. Da Scandiano, infatti, proviene una importante scultura neolitica, la celebre Venere di Chiozza, ora ai Musei Civici di Reggio Emilia.  Nel primo Quattrocento il territorio venne governato da esponenti della illustre famiglia Boiardo. Matteo Maria Boiardo, uno dei più grandi poeti italiani qui visse nell’ancora imponente “Rocca dei Boiardo”. Da non perdere anche la torre dell’orologio e la casa natale di Lazzaro Spallanzani, scienziato e naturalista. Raggiungere Scandiano in treno permette di godersi il panorama della campagna reggiana ed i vitigni tipici di questa zona : Lambrusco ma anche Vino bianco. Famosa è la “Spergola di Scandiano” , un vino a Denominazione Comunale (DE.CO.) – bianco –  le cui  prime testimonianze scritte risalgono al XV secolo

 

Escursioni in provincia di Reggio Emilia: in bicicletta sulla ciclovia del Secchia

Per raggiungere le casse di espansione del fiume Secchia esiste un percorso interamente pianeggiante, da percorrere in bicicletta, lungo meno di 30 chilometri. Tutti possono percorrere senza troppa fatica la ciclovia del Secchia, che è una delle escursioni in provincia di Reggio Emilia realizzata nell’ambito del progetto regionale “Ciclovie dei Parchi”, che ha tracciato dieci percorsi per gli amanti della mountain bike e del cicloturismo nelle aree protette dell’Emilia-Romagna. La partenza è presso la Corte Ospitale di Rubiera, un complesso monumentale cinquecentesco sorto per la sosta ed il ristoro dei viandanti e dei pellegrini lungo il corso della via Emilia in prossimità del guado del Secchia. Percorrendo questa ciclovia si può arrivare fino a Modena, godendo del bellissimo spettacolo che la popolazione di uccelli regala sulla distesa d’acqua e delle tante specie di alberi tipiche della pianura che qui crescono imponenti, tra cui pioppi, salici, ontani, carpini, sambuchi e biancospini.

 

Per maggiori informazioni sulle Escursioni in provincia di Reggio Emilia: turismo.comune.re.it

Prodotti tipici di Piacenza

È la cultura contadina a farla da padrona sulle tavole piacentine. E i prodotti tipici di Piacenza sono l’espressione più compiuta e autentica di un territorio che la sa lunga in fatto di tradizioni alimentari e contadine. Qui la lavorazione del maiale è una vera e propria cultura, che genera salumi deliziosi, così come l’arte casearia che si traduce in formaggi assai gustosi che per anni sono stati il traino dell’economia piacentina. Ad innaffiare il tutto i superbi vini, bianchi e rossi, dei Colli Piacentini, che esaltano i sapori della terra.

Prodotti Tipici di Piacenza, i salumi

 

Prodotti tipici di Piacenza: la Coppa Piacentina DOP

Tra i prodotti tipici di Piacenza, la Coppa Piacentina DOP è di sicuro quello più saporito, e forse anche quello più antico dal momento che l’allevamento dei maiali è diffuso nel territorio piacentino da circa mille anni prima di Cristo. La Coppa Piacentina DOP viene prodotta con carne proveniente dal collo di maiali rigorosamente allevati in Emilia Romagna o in Lombardia, ma la lavorazione deve avvenire obbligatoriamente in provincia di Piacenza. È un salume buonissimo, delizioso se gustato con lo gnocco fritto (che qui si chiama “chisolino”) e un buon bicchiere di vino dei colli piacentini. Al taglio la fetta è compatta e omogenea, il colore rosso vivo, inframmezzato da parti di grasso bianco rosato. Il profumo è delicato di carne stagionata, con un leggero aroma speziato, di pepe in particolare. La Coppa Piacentina DOP ha un sapore dolce, dalla delicata sapidità, entrambe caratteristiche che gli vengono conferite dalle condizioni climatiche del territorio. Il marchio DOP garantisce l’origine e il rispetto delle tradizionali pratiche di lavorazione anche per altri due prodotti tipici, la pancetta e il salame piacentino.

 

Prodotti tipici di Piacenza: il Provolone Valpadana DOP

Tra i formaggi che si producono sul territorio, quello che più di tutti incarna uno dei prodotti tipici di Piacenza è il Provolone Valpadana DOP. Si tratta di un formaggio a pasta filata e semidura, dalle forme sinuose. Può essere a forma cilindrica come un salame, a melone allungato, a pera o a fiaschetta. Il Provolone Valpadana DOP è frutto dell’interazione di molti fattori presenti sul territorio piacentino, a partire dalle caratteristiche geografiche. Le prime testimonianze sulla lavorazione di questo formaggio risalgono al Medioevo e riguardano il sud Italia, mentre nella zona di Piacenza si cominciò a produrre il Provolone a metà del diciannovesimo secolo, grazie alla vocazione lattiero-casearia del territorio. Negli anni ’90 vi si accostò la dicitura Valpadana. Può essere dolce o piccante, a seconda della stagionatura e del tipo di caglio utilizzato: di vitello per il primo e di capretto o agnello per il secondo. In ogni caso è un delizioso prodotto tipico, tutto da gustare. Altra eccellenza locale è il Grana Padano, anch’esso tutelato dal marchio DOP.

 

Prodotti tipici di Piacenza: il Gutturnio, re dei vini DOC dei colli piacentini

Su tutti i 17 vini DOC dei colli piacentini, apprezzati da Cicerone, da Papi e da Re, come Paolo III Farnese e Carlo III di Spagna, fino ad arrivare ai giorni nostri, spicca il Gutturnio. È il capostipite dei vini rossi di Piacenza, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata nel 1967. È un vino antichissimo, la sua origine risale al tempo dei romani, grazie a una ricetta inventata da Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, la cui madre aveva origini piacentine. Fermo o frizzante, è ottenuto dalle uve dei vitigni “Barbera” e “Croatina”, è un vino dal colore rosso rubino. Ha un profumo caratteristico vinoso e un sapore secco o abboccato, fresco, giovane, tranquillo o vivace. Ottimo ad accompagnare i piatti della tradizione, superbo con la coppa piacentina arrosto. è ancora più buono se bevuto nelle tipiche scodelle di ceramica. E per gustarlo appieno va servito alla temperatura ideale di 18 gradi. Citiamo ancora, tra i vini della provincia di Piacenza, il Malvasia e l’Ortrugo, entrambi dei Colli Piacentini.

 

Per maggiori informazioni sui Prodotti tipici di Piacenza http://turismo.provincia.pc.it

 

Sposarsi a Cremona

Essendo una città immersa nella Pianura Padana, la grande estensione dello spazio anche fuori dal centro offre innumerevoli idee per sposarsi a Cremona. Tra cascine, ville, palazzi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il matrimonio sarà di grande effetto e l’eleganza la farà da padrone. Di seguito elenchiamo alcune location per sposarsi a Cremona.

 

Sposarsi a Cremona: Palazzo Cattaneo Ala Ponzone

Elegante e raffinato, Palazzo Cattaneo Ala Ponzone fa parte delle dimore storiche della Lombardia. È il luogo ideale per sposarsi a Cremona, senza muoversi dalla città. Il Palazzo, infatti, sorge nel cuore di Cremona ed è dotato di ambienti esclusivi di stile neoclassico, con saloni affrescati e un giardino interno per gli ospiti. Che il banchetto nuziale sia con pochi ospiti o che sia con un gran numero di invitati, Palazzo Cattaneo Ala Ponzone permette di rendere unico il ricevimento, lasciando in sposi, amici e parenti, un ricordo di grande bellezza.

 

Sposarsi a Cremona: Cà del Facco a Salvirola

Cà del Facco si trova a Salvirola, nella campagna cremonese. È un agriturismo che permette una cerimonia di sobria eleganza per sposarsi a Cremona. La particolarità di Cà del Facco è data dalla presenza di un suggestivo laghetto che dona pace e relax. Imperdibile la terrazza panoramica che vi si affaccia, luogo ideale per allestire il momento del taglio della torta nuziale. Ricco e prelibato il menu, composto da un trionfo di prodotti tipici della zona, elaborati secondo le moderne tendenze gastronomiche. A Cà del Facco, inoltre, è possibile celebrare matrimoni in stile americano, con rito civile valido ai fini legali. Per sposarsi secondo il rito cristiano cattolico è possibile recarsi al vicino Santuario di Santa Maria in Bressanoro, che si trova a soli 2 km dall’agriturismo.

 

Sposarsi a Cremona: Cascina Castelletto a Cumignano sul Naviglio

Per rendere ancora più speciale il grande giorno del Sì, la Cascina Castelletto a Cumignano sul Naviglio, in provincia di Cremona, è la location ideale. Un luogo esclusivo, dove è possibile celebrare anche il rito civile, in modo da non dover costringere gli ospiti alla frenesia degli spostamenti. Immersa nella campagna cremonese, la struttura della Cascina Castelletto è quella del borgo antico del 1700, con una serie continua di edifici posizionati attorno alla corte centrale, tutto attorno la campagna, con i riflessi d’acqua dei navigli e i colori dei campi. L’atmosfera è magica, e il matrimonio in cascina avrà il sapore bucolico, tra i profumi dei fiori di campo e gli aromi delle erbe. Sposarsi in questa location a pochi chilometri da Cremona, e celebrare qui il banchetto nuziale, segnerà un ritorno ai ritmi della natura e della campagna, con un fascino d’altri tempi.

 

Sposarsi a Cremona: Villa Affaitati a Grumello Cremonese ed Uniti

Con i suoi saloni e i bellissimi cortili, Villa Affaitati è una delle location più eleganti per sposarsi a Cremona. Sorge a Grumello Cremonese ed Uniti, a una quindicina di chilometri da Cremona, ed è composta da residenza e rustici articolati su tre corti: il Cortil Grande, il Cortil Nobile e il Cortil Rustico. Bellissime le facciate cinquecentesche della villa che insieme alle distese di prato lasceranno di stucco gli ospiti del ricevimento, abbagliati da tanta bellezza. Grazie a un recente restauro, i vari saloni, tutti al livello dei cortili, sono ben collegati tra loro e permettono di ricreare un’atmosfera intima e conviviale per ogni tipo di banchetto nuziale. Per quanti decidessero di celebrare il matrimonio religioso secondo il rito cristiano cattolico, a poca distanza da Villa Affaitati si trova la bella Chiesa di San Bartolomeo. Per gli sposi e i loro famigliari, inoltre, c’è la possibilità di utilizzare le stanze e la Suite matrimoniale per la prima notte di nozze, avvolti in una romantica atmosfera fiabesca.

 

Per maggiori informazioni sulle proposte per sposarsi a Cremona www.turismocremona.it

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi è un omaggio alla natura e alla sua magnificenza. È un vero e proprio monumento, che può essere considerato il testamento artistico di Giuliano Mauri, nato a Lodi Vecchio nel 1938 e scomparso nel 2009. Alla sua morte l’artista ha lasciato in eredità uno scritto nel quale progetta una Cattedrale Vegetale per la sua città. E così la costruzione dell’opera secondo le linee guida di Mauri è iniziata nel 2016, e la Cattedrale è stata inaugurata nell’aprile 2017. La Cattedrale vegetale sorge sul nuovo argine ciclabile in riva sinistra dell’Adda, su una superficie di 1617 metri quadrati, nell’area dell’ex Sicc. A comporla tronchi e rami di alberi, per un totale di 108 colonne di legno di un metro e 20 di diametro, alte 18 metri. Al loro interno cresceranno altrettante querce, che andranno a comporre un’imponente e poetica cattedrale che vive, a cinque navate. La Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi è un tempio dove il silenzio regna sovrano. Nelle intenzioni del suo ideatore, Giuliano Mauri, che già altrove in vita realizzò altre opere analoghe, la Cattedrale vegetale a Lodi era destinata a diventare un luogo del silenzio e all’ombra dove passeggiare, riflettere e meditare, per mettere in comunione l’uomo e la natura in tutta la sua maestosa bellezza.

 

 

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi: l’artista

Giuliano Mauri può essere definito un tessitore del bosco. Si de stesso, all’inizio degli anni ’80, diceva di sentirsi uno scultore dell’arte nella natura. Per questo è il primo artista italiano entrato a far parte del movimento Art in Nature. Della Cattedrale Vegetale Mauri diceva: “ho sempre voluto dare corpo a questa fratellanza che esiste tra il luogo e la sacralità della terra e di questi elementi che si innalzano che sono gli alberi”. Inoltre all’artista piaceva pensare che “la gente attraverserà questo luogo pensando al perché è stata costruita, al perché si è fatta, una domanda che la gente si farà da sé, rendendosi conto che l’opera vale il posto”.

 

 

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi: le opere precedenti

La prima Cattedrale Vegetale che Mauri ha realizzato è sorta nel 2001 ad Arte Sella, poco distante da Trento, anche se nelle sue intenzioni il primissimo progetto per mettere a punto un luogo di raccoglimento e preghiera nel verde, dove a creare l’architettura fossero gli alberi, risale agli anni ’80. È proprio allora che sulle rive dell’Adda a Lodi comincia a realizzare gli Altari vegetali, con il fine di contribuire a che la natura continui a scolpire bellezza.

Anche la sua seconda cattedrale vegetale, in provincia di Bergamo, nel Parco delle Orobie, è stata un trionfo di bellezza e di visite. Anche l’opera installata a Lodi non è da meno e da quando è stata inaugurata un flusso continuo di persone, alla ricerca di pace, armonia e bellezza, si reca in visita all’opera.

 

 

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi: informazioni pratiche

La Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi si trova sulla sponda sinistra del fiume Adda, nell’area Ex Sicc. Per chi arriva in auto, subito dopo in casello autostradale di Lodi prendere in direzione Centro o Crema e seguire le indicazioni “Cattedrale Vegetale”. Si può agevolmente parcheggiare in via Ferrabini a Lodi. Se si sceglie di raggiungere Lodi in treno, La Cattedrale vegetale è facilmente raggiungibile con una passeggiata di circa 15 minuti dalla Stazione fino a dopo il Ponte sull’Adda, a sinistra. La visita alla cattedrale vegetale è a ingresso libero. L’associazione Giuliano Mauri organizza visite guidate alla Cattedrale, laboratori per bambini, itinerari culturali e turistici, concerti, spettacoli teatrali.

 

Per maggiori informazioni sulla cattedrale vegetale di Giuliano Mauri a Lodi www.turismolodi.it

 

 

Prodotti tipici di Parma

La città è il tempio dell’enogastronomia e tra i prodotti tipici di Parma un posto d’onore o accupano i salumi, che sono i più buoni del mondo: i nomi Culatello di Zibello e Prosciutto di Parma sono due biglietti da visita che parlano da soli. Ma accanto ai salumi c’è il re dei formaggi, il Parmigiano Reggiano, che tutto il mondo ci invidia. I prodotti tipici di Parma sono un trionfo di gusto, e permettono di fare un’esperienza sensoriale che non delude mai.

Prodotti tipici di Parma: il Prosciutto Crudo di Parma

Conosciuto anche con la semplice dicitura Parma, il prosciutto crudo di Parma prodotto sulle colline parmensi è un trionfo di dolcezza. Si chiama così perché solo nella zona tipica vi sono le condizioni climatiche ideali per l’asciugatura e la stagionatura naturale in grado di conferirgli il giusto grado di dolcezza e gusto. Il vero Prosciutto Crudo di Parma, oltre a un gusto inconfondibile, possiede notevoli qualità nutritive, non ha additivi ed è un alimento che fa bene a tutti. Per conoscerne appieno la caratteristiche merita una visita il Museo del Prosciutto di Parma di Langhirano, uno spazio di più di 500 metri quadrati, dove si possono scoprire le origini, l’evoluzione tecnica e di costume, l’aneddotica e le curiosità, le applicazioni gastronomiche fino all’attuale produzione di uno dei salumi più buoni del mondo.

 

Prodotti tipici di Parma: il Culatello di Zibello

Prodotto tipico della bassa parmense, il Culatello di Zibello è uno dei salumi più prelibati e preziosi che esistano. Viene prodotto a partire dalla coscia di maiale insaccata nella vescica del maiale stesso. Le sue fette sottili e rotonde, di colore rosa chiaro, con belle e compatte striature di grasso bianchissimo sono ottime su fette di pane casereccio e fiocchetti di burro. Per andare alla scoperta dei luoghi in cui nasce questo prodotto unico si può percorrere la Strada del Culatello di Zibello, che percorre lungo il Po i Comuni della Bassa. Il sapore inconfondibile del Culatello è dato dalla nebbia, che è un elemento imprescindibile per la maturazione e la stagionatura del Re dei Salumi. Non a caso il Consorzio del Culatello di Zibello ha stabilito che la lavorazione può avvenire solo in una determinata e circoscritta zona ed esclusivamente nel periodo tra ottobre e febbraio.

Prodotti tipici di Parma, Parmigiano Reggiano

Prodotti tipici di Parma: il Parmigiano Reggiano

Il re dei formaggi è senza dubbio il Parmigiano Reggiano, che oltre a essere uno dei prodotti tipici di Parma è uno dei cibi che vanta innumerevoli tentativi di imitazione. La sua storia comincia nel tredicesimo secolo, all’interno dei monasteri benedettini e cistercensi nelle terre della pianura padana. Oggi la sua zona di produzione comprende le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, oltre ad alcune parti delle province di Bologna e Mantova. Formaggio DOP a pasta dura dalle notevoli proprietà nutrizionali, per produrre un chilo di Parmigiano Reggiano servono 16 litri di latte dei migliori allevamenti della zona, oltre a una grande sapienza nell’arte casearia. Il Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano ne tutela le caratteristiche di qualità. Per conoscere più da vicino le tecniche di produzione il Consorzio organizza visite guidate nei caseifici della zona. In alternativa, a Soragna c’è il Museo del Parmigiano Reggiano, oppure è possibile seguire l’itinerario lungo la Strada del Prosciutto e dei Vini alla scoperta dei luoghi d’origine del Parmigiano Reggiano e degli altri prodotti tipici di Parma e provincia.

 

Prodotti tipici di Parma: la Violetta di Parma

La Violetta di Parma è un fiore diventato leggenda. Oggi è un profumo celebre e una deliziosa caramellina glassata, che dona leggerezza e freschezza anche al pranzo più abbondante. La Violetta di Parma è uno dei prodotti tipici di Parma che dai primi decenni dell’Ottocento è diventata uno dei simboli della città, particolarmente cara alla Duchessa Maria Luigia d’Austria.

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Per maggior informazioni sui prodotti tipici di Parma http://turismo.comune.parma.it

 

Sposarsi a Modena

Considerata, a piena ragione, la capitale della gastronomia, delle auto e di grandi opere di architettura, Modena è la città ideale dove celebrare il proprio matrimonio. Sposarsi a Modena significa poter offrire ai propri invitati una festa eccezionale. E per gli sposi ci sono tutti gli ingredienti per celebrare il coronamento del loro sogno d’amore con buon cibo, in location di altissimo valore artistico, magari accompagnati all’altare da auto che hanno segnato la storia dei motori italiani. Vediamo insieme alcune location di grande gusto per sposarsi a Modena

 

Sposarsi a Modena: Villa al Corletto a Modena

Villa al Corletto è il posto ideale per sposarsi a Modena senza allontanarsi dalla città. La villa, infatti, sorge appena fuori il centro storico, nel suggestivo scenario di una villa d’epoca, edificata nel ‘700. Un ampio giardino con profumati e coloratissimi fiori farà da cornice al banchetto, sia in estate sia mei mesi freddi. Accanto agli spazi interni, che possono ospitare fino a 180 persone, infatti, è presente un’elegante tensostruttura riscaldata che può accogliere sposi e invitati anche nelle giornate più fredde. Oltre alle sale per il ricevimento, a Villa al Corletto gli ospiti possono usufruire di una sala relax per assaporare i sigari e una antica cantina dove degustare specialità vinicole italiane e francesi. Per i più piccoli una ludoteca attrezzata sarà l’ideale per combattere la noia. E se gli sposi desiderano un arrivo di grande effetto, Villa al Corletto è dotata anche di una piazzola per l’atterraggio degli elicotteri.

 

Sposarsi a Modena: Villa Cavazza a Solara di Bomporto

Villa Cavazza sorge a Solara di Bomporto, a pochi chilometri da Modena, all’interno del complesso denominato “Corte della Quadra”. Si trova sulle rive del fiume Panaro e l’aspetto architettonico attuale della villa risale alla fine del 1700. Tre sono i corpi dell’edificio: la Villa centrale e due fabbricati laterali simmetrici sormontati l’uno dalla Torre dell’Orologio e l’altro dalla Torre della Meridiana. L’ideale come location per sposarsi appena fuori Modena, sia per matrimoni in grande stile con molti invitati, sia per banchetti più intimi, poiché le sue sale hanno capienza diversa che ben si addice alle feste di dimensioni diverse. Tutte all’insegna del lusso, della raffinatezza e dell’eleganza. Nell’incantevole parco, inoltre, possono essere allestite cerimonie religiose e riti civili.

 

Sposarsi a Modena: Villa Emma a Nonantola

Villa Emma a Nonantola, meraviglia in stile liberty e unica nel suo genere, fu costruita fra il 1890 e il 1898. Il progetto venne affidato all’Architetto Vincenzo Maestri, lo stesso che in tutta la provincia di Modena ha realizzato diversi palazzi e ville, oltre al Santuario di Fiorano e il Teatro Storchi di Modena. Sposarsi a Modena in questa villa è l’ideale, grazie ai suoi ampi locali che riportano alla mente gli antichi fasti. Immersa in un grande parco, Villa Emma la villa presenta facciate ricche di balconi con balaustre e logge con capitelli corinzi. Una chicca da non perdere sono le botti di aceto balsamico, vero e proprio orgoglio di famiglia, che si tramandano di generazione in generazione, conservate nel sottotetto.

 

Sposarsi a Modena: Villa Fiori di Loto a Carpi

Villa Fiori di Loto a Carpi è una location assai suggestiva per sposarsi a Modena e nei suoi dintorni. Oltre al ricevimento vi si può celebrare la cerimonia in loco con rito civile. Ma quello che rende davvero unica questa bellissima Villa è il fatto che si tratta di un luogo magico e romantico, immerso in un enorme parco di 12 ettari, tra laghi e fiori. È la location perfetta per celebrare le nozze all’aria aperta, e quando la stagione lo permette, con un banchetto indimenticabile in mezzo al verde.

 

Per maggiori informazioni sulle idee per sposarsi a Modena www.visitmodena.it

 

Aperto Festival

Fino al 12 novembre

 

 

La nona edizione di Aperto Festival si intitola Dispositivi Meravigliosi. Come nelle precedenti otto edizioni il festival abbraccia più arti e si svolge in più sedi in città: Teatro Municipale Valli, piazza Martiri del 7 luglio; Teatro Ariosto, corso Cairoli 1; Teatro Cavallerizza, viale Allegri 8; Chiesa di San Carlo, via San Carlo 1; Collezione Maramotti, via Fratelli Cervi 66.

 

Concerti, balletti, esposizioni e installazioni audio-video compongo il ricco cartellone, divenuto ormai un appuntamento internazionale per gli amanti dell’arte contemporanea.

 

 

turismo.comune.re.it

 

Stagione Teatrale 2017-2018

Dall’11 ottobre

 

 

Prosa ma non solo: concerti, balletto e lirica completano il programma della stagione del Teatro Municipale. Nel 2017-2018 il cartellone prevede sei opere, sette concerti e quattro balletti. Prosegue anche la stagione “Tre per te”, quest’anno la Verità scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca,  un classico di Eduardo De Filippo, Non ti pago e una novità assoluta della stagione, Vetri rotti di Arthur Miller.

 

 

www.comune.piacenza.it

Festival Verdi 2017

Dal 28 settembre al 22 ottobre

 

 

Il Festival che ricorda Giuseppe Verdi nel mese della sua nascita. Al Teatro Regio di Parma Jérusalem e Falstaff, al Teatro Farnese lo Stiffelio e al Teatro Verdi di Busseto La Traviata. Sono tante le opere e le sedi per ricordare il Maestro, nella sua terra natale. Artisti rinomati e giovani promesse si alterneranno nelle numerose sedi del festival, che comprende anche conferenze e altri eventi a tema.

 

 

www.teatroregioparma.it

La Bonissima 2017

Dal 13 al 15 ottobre

 

La Bonissima è una piccola statua incastonata in alto, nel muro d’angolo del Palazzo Comunale di Modena. Secondo alcuni sarebbe dedicata all’onestà, secondo altri a un’ignota benefattrice della città in tempo di carestia. Da qualche anno è la manifestazione che riunisce decine di produttori di rarità e delicatessen enogastronomiche in piazza Grande. Oltre alla mostra mercato, sono in programma svariati eventi che vanno dalle degustazioni alle visite guidate, dagli spettacoli per bambini allo showcooking per gli aspiranti cuochi.

 

 

Sarà un piacere vedere bambini e ragazzi esercitarsi nell’arte antica delle “sfogline”, le massaie specializzate nel tirare la sfoglia della pasta all’uovo, oppure assistere in diretta alla creazione di capolavori culinari, ad opera di chef e maestri pasticceri. Incontro di generazioni, di stili alimentari e di tradizioni dalle solide radici, la Bonissima 2017 vuole riportare sulla scena modenese i sapori di un tempo e proporli all’attenzione di turisti e stampa.

 

 

L’evento si presta anche alla condivisione sui principali social media: blogger e instagrammer saranno coinvolti in sfide e concorsi.

Bonissima 2017

Show cooking

 

 

I tre giorni culminano nel gran finale di domenica sera: una  sfilata in costume nel centro storico, con colorati sbandieratori che accompagnano la banda musicale, durante il percorso in centro città.

 

 

www.facebook.com/LaBonissima

 

Rassegna Gastronomica del Lodigiano 2017

Dal 7 ottobre al 3 dicembre

 

 

La 29esima edizione della Rassegna include oltre al Menù classico, realizzato con prodotti di stagione e ricette del territorio, anche i Menù Tematici, degli “approfondimenti” su particolari prodotti o tradizioni.

Latte e formaggi, zucca e castagne, riso e dolci sono gli elementi di pasti genuini e sostanziosi, da gustare in ristoranti e trattorie della provincia lodigiana.

rassegnagastronomica.it

Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona

Dal 6 ottobre al 6 gennaio 2018

 

 

Presso il Museo Civico Ala Ponzone apre i battenti la grande mostra dedicata a Luigi Miradori detto il Genovesino. Vissuto nella prima metà del diciassettesimo secolo tra Genova e Cremona, il pittore viene ricordato all’interno delle Celebrazioni Monteverdiane, rassegna in onore dei 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi.

 

 

Insieme alla mostra la città ospita anche l’iniziativa “Il colore del gusto“, una rassegna gastronomica di East Lombardy che si ispira ai quadri del pittore per proporre in ventitrè ristoranti altrettanti piatti. La sfida per gli chef sarà riprendere il tema, i colori o altri elementi dei dipinti, utilizzando prodotti tipici come il Grana Padano Dop o il torrone.

 

 

 

mostragenovesino.it

Librixia 2017

 Dal 30 settembre all’8 ottobre

 

 

Torna a Brescia Librixia 2017, da sabato 30 settembre a domenica 8 ottobre, in Piazza Vittoria. Un evento che riunisce libri, autori, librai e lettori per nove giorni ininterrotti di presentazioni e dibattiti con un obiettivo preciso: sostenere la cultura, valorizzando la bellezza della lettura.

Oltre settanta incontri comporranno un programma di qualità, dall’arte allo sport, dai gialli alla poesia, dalla storia locale alla psicologia. La manifestazione ospiterà molti volti noti, autori italiani e locali, giornalisti e grandi nomi della cultura, della letteratura e dello spettacolo.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito

 

 

www.comune.brescia.it

“Guide di gusto”: le città d’arte nelle grandi guide gastronomiche

Michelin, Espresso, Gambero Rosso, Slow Food e le loro indicazioni per le città d’arte: un percorso da gourmet tra stelle, cappelli e forchette

 

 

Chiocciole, cappelli o forchette? Il mondo delle guide gastronomiche italiane è vario e movimentato e molto spesso anche ricco di curiosità e retroscena. Le città d’arte, rinomate mete enogastronomiche, non potevano mancare da nessuna delle più famose. Iniziate con noi questo viaggio tra le recensioni: le città d’arte della pianura padana sanno farsi apprezzare a tavola, nelle pause tra un museo e un monumento!

 

 

Prima di entrare nei dettagli delle singole città e dei locali indicati per ognuna, una citazione a parte va fatta per l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, a Modena. Miglior ristorante del mondo secondo “The World’s 50 best restaurants 2016”, nel 2017 è ancora ai vertici delle classifiche di tutte le guide nazionali e internazionali. L’Osteria nel centro storico di Modena, dove assaporare una cucina definita come “collisione di idee, tecniche e culture” fa storia a sé, nel panorama delle esperienze enogastronomiche consigliate dalle Guide.

 

 

Cominciando per anzianità è la Guida Michelin (https://www.viamichelin.it/web/Ristoranti) la prima compagna di questo viaggio nelle città d’arte. André ed Edouard Michelin sono stati i fondatori dell’azienda di pneumatici Michelin. Fu ad André che venne in mente di scrivere una guida che aiutasse i pochi automobilisti dell’epoca – si parla del 1900 – nei loro viaggi, per trovare con facilità luoghi dove dormire, mangiare, fare rifornimento o riparare l’auto: nacque così la Guida Michelin, dalla caratteristica copertina rossa. Solo nel 1957 la guida arrivò a comprendere tutta l’Italia e nel 1959 si contavano già 81 locali insigniti di una stella. Le famose stelle Michelin nascono dopo una serie di scrupolosi controlli. Sia per i ristoranti che per gli alberghi gli ispettori si attengono a 5 principi: visite anonime, indipendenza del giudizio, selezioni per categoria di prezzo e di comfort, aggiornamento annuale e omogeneità. Sono 58 i ristoranti stellati lombardi e 22 quelli dell’Emilia Romagna, comprendendo sia le città capoluogo che le loro province.

 

 

La guida del Gambero Rosso prende il suo nome dalla favola di Pinocchio: è l’osteria dove il Gatto e la Volpe portano il burattino, prima di arrivare al Campo dei Miracoli. Gambero Rosso è oggi un gruppo editoriale multimediale, con un canale TV e diverse pubblicazioni al suo attivo: la sua Guida è nata nel 1990, dopo il successo ottenuto con la guida dei Vini d’Italia. Le sue recensioni segnalano birrerie e bistrot, non solo ristoranti. Qui si trovano, per la Lombardia, le recensioni per la Trattoria Ressi di Pavia, l’osteria La Sosta di Cremona e La Coldana di Lodi che è un anche un “beerstot” oltre che un ristorante. Monza ha ben cinque citazioni mentre Brescia arriva a sette. Per Brescia segnaliamo che esiste un elenco di ristoranti, trattorie e pizzerie citate nelle guide, che si può consultare sul sito istituzionale: http://www.turismobrescia.it/it/content/i-ristoranti-delle-guide-enogastronomiche. In Emilia Romagna Parma spicca per l’alto numero di locali recensiti, 11 in totale. Tra questi Inkiostro e Parizzi, insigniti anche di una stella Michelin. Segue Modena, con 8 locali. In città L’Erba del Re, in via Castel Maraldo 45, annovera tra i riconoscimenti una stella Michelin, due cappelli della Guida L’Espresso e due forchette del Gambero Rosso; alti anche i punteggi del Gambero Rosso per Hosteria Giusti e Strada facendo. Reggio Emilia e Piacenza seguono, rispettivamente con tre e due locali citati.

 

 

La Guida dell’Espresso esprime in “cappelli” i propri pareri: si va dai 5 cappelli “il meglio in assoluto” fino al singolo cappello, simbolo di una “buona cucina”. Come anticipato i 5 cappelli sono per Massimo Bottura; Miramonti l’Altro e Villa Feltrinelli, oltre alla doppia stella Michelin ottengono anche i tre cappelli, che stanno a significare “cucina ottima”. I già citati Erba del Re e Inkiostro ottengono due cappelli, simbolo di “cucina di qualità e di ricerca”. Regione per regione, i cappelli assegnati si possono consultare sulla guida on line: http://temi.repubblica.it/espresso-espresso-guide-ristoranti-2017/2016/10/18/i-ristoranti-regione-per-regione/

 

 

 

Guida Osterie d’Italia 2017 di Slow Food (http://www.slowfood.it/osterie-ditalia-2017-tutte-le-chiocciole/) assume come criterio fondamentale la ricerca di locali con cucina di tradizione e cibo buono, pulito e giusto. Altri criteri di classificazione sono le fasce di prezzo: di recente sono state istituite 3 fasce: sotto i 25€, dai 26 ai 35€ e oltre i 35€. Parma compare nell’edizione 2017 con due indirizzi: Ai due Platani, segnalato anche dalla Guida Michelin per il buon rapporto qualità/prezzo, e la trattoria Antichi Sapori.

 

 

Infine una guida un po’ diversa, non solo per il nome: il Mangiarozzo. Presente nel panorama editoriale da più di 10 anni, questa guida considera 4 requisiti per la recensione: essere in un luogo storico o una tavola storica; fare cucina di tradizione e di territorio; avere una gestione/servizio familiare e infine presentare un conto, bevande escluse, sotto i 45€. La guida non dà voti ma segnala, descrive piatti e ambiente per ogni locale e indica anche gli eventi organizzati. Segnaliamo la presenza – nell’edizione 2017 – di Lodi, con l’Usteria di San Bassian; Pavia con l’Osteria alle Carceri e Piacenza, con due trattorie, Dell’Angelo e San Giovanni.

 

 

Armatevi quindi di un sano appetito e partite per un safari enogastronomico nelle città d’arte, all’insegna del buon cibo e del buon vino.

 

 

Fotografia: Pedro Grifol

Escursioni in provincia di Pavia

Bellissima e rilassante, Pavia è una città ricca di spunti per gite a contatto con le bellezze della sua terra. Le escursioni che si possono fare in provincia di Pavia sono moltissime e in grado di soddisfare la voglia di scoperta di luoghi storici e artistici di alto livello, unita ai piaceri della tavola.

 

Escursioni in provincia di Pavia: Vigevano e la sua piazza

Vigevano è il comune simbolo del Rinascimento Lombardo. Una gita a Vigevano è senza dubbio una delle escursioni in provincia di Pavia che meritano di essere fatte. Leonardo, che qui vi risiedette per lungo tempo, la indicò come la “città ideale”, grazie alla perfezione dei suoi palazzi e delle sue costruzioni, racchiuse all’interno delle mura. La bellezza di Vigevano rende la città un vero museo a cielo aperto, con l’imponente Duomo, il Castello, le scuderie, la strada coperta e sotterranea. E poi la meravigliosa piazza Ducale, voluta da Ludovico il Moro sul modello del Forum romano. Semplicemente bellissima. È un vero gioiello, oltre che uno dei migliori esempi dell’architettura lombarda del XV secolo. E insieme alla piazza il simbolo della città è la Torre del Bramante, che sorge nel punto più alto della città. La sua edificazione comincia nel 1198 e termina nel ‘400, quando il Bramante la ultimò. Dalla torre è possibile ammirare un bellissimo paesaggio, che domina la piazza, il castello e l’intera città di Vigevano.

 

Escursioni in provincia di Pavia: i sentieri tra i vigneti dell’Oltrepo

L’Oltrepo Pavese è una terra meravigliosa, che alla fine dell’estate riesce a dare il meglio di sé. Sono decine gli itinerari che si possono percorrere alla scoperta dei vigneti, e centinaia i chilometri da percorrere a piedi o in bicicletta prima e dopo una bella passeggiata che aiuti a smaltire un pranzo in uno dei tanti agriturismi del suo territorio. Molte escursioni in questa zona della provincia di Pavia si possono percorrere anche a cavallo, anzi sono proprio studiati per essere percorsi a cavallo. Sono infatti molte le ippovie che permettono di scoprire l’Oltrepo e i suoi vigneti e sono molte le realtà del territorio che organizzano escursioni a cavallo, adatte a ogni età e a ogni preparazione.

 

Escursioni in provincia di Pavia, L’Oasi di Sant’Alessio

 

Escursioni in provincia di Pavia: la Via del Sale

Il tratto che da Varzi arriva fino a Genova viene chiamato Via del Sale, perché anticamente era un percorso di mercanti e pellegrini, che commerciavano il sale. Oggi la Via del Sale è una delle escursioni in provincia di Pavia tra le più affascinanti. Per essere percorsa serve un buon allenamento: il tracciato non è particolarmente difficile ma per essere percorso per intero richiede circa tre giorni. Qualunque sia il momento dell’anno in cui si decide di fare un’escursione alla Via del Sale, il tempo è ideale per unire alla passeggiata delle corroboranti soste per degustare le specialità locali, insieme a un calice di Oltrepo. Che si percorra a piedi, in mountain bike o a cavallo, lungo la Via del Sale si possono ammirare chiese, castelli e borghi inseriti in un paesaggio dove tutto è rimasto come un tempo, e dove la natura è ancora incontaminata.

 

Escursioni in provincia di Pavia: L’Oasi di Sant’Alessio

L’Oasi di Sant’Alessio, a pochi chilometri da Pavia, è un giardino che consente a chi ama la natura di entrare in contatto ravvicinato con alcuni dei suoi fenomeni più segreti, senza infastidire gli animali. L’Oasi nacque nel 1973 quando Antonia e Harry Salamon acquistarono il castello di Sant’Alessio e il terreno circostante per ripopolare la natura, creando un allevamento di specie in pericolo. Dal 1994 l’Oasi è visitabile e rappresenta una delle escursioni in provincia di Pavia che permette di ammirare moltissime specie animali, liberi o in cattività. Nel corso degli anni l’Oasi ha ricevuto riconoscimenti a livello mondiale per i notevoli risultati nell’allevamento e la ripopolazione di specie selvatiche ed in via di estinzione.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Pavia www.visitpavia.it

Prodotti tipici di Brescia

È ricca di golosità la tradizione enogastronomica di Brescia, e si esprime in prodotti tipici dai profumi invitanti e dai sapori ricchi di gusto. Come in tutta la Lombardia, anche a Brescia la tradizione culinaria esalta i prodotti della terra e risente dell’eredità contadina che ha forgiato la cultura particolarmente operosa della sua gente.

 

Prodotti tipici di Brescia: l’olio dei laghi di Garda e Iseo

Il Lago di Garda e quello di Iseo sono due zone dove si produce un ottimo olio, rigorosamente extravergine di oliva. Si tratta di uno dei prodotti tipici di Brescia che è alla base della tradizione gastronomica locale. Sul Lago di Garda viene prodotto in quantità maggiore, mentre sul Sebino si tratta di una produzione di nicchia. Entrambi sono olii leggeri, digeribili, dal basso grado di acidità, con un gusto pieno. Il primo prodotto sulle colline della Valtenesi e da Desenzano a Limona, l’altro in tutti i comuni che si affacciano sul lago d’Iseo fino a Marone.

 

Prodotti tipici di Brescia: il formaggio Bagoss

Il formaggio Bagoss è uno dei prodotti tipici più saporiti e gustosi di Brescia. Arriva dai pascoli della Val Sabbia, del comune di Bagolino in particolare. Ha forma cilindrica, consistenza dura e tendenza a scagliarsi, dall’odore penetrante e il sapore intenso, quasi piccante. Il Bagoss però è molto più di un formaggio, è l’anima di Bagolino e traduce in gusto le caratteristiche degli abitanti, che in dialetto si chiamano appunto bagoss. La produzione del formaggio Bagoss risale al sedicesimo secolo, e date la sua caratteristiche organolettiche da sempre è considerato una prelibatezza da gustare nelle grandi occasioni, soprattutto durante il famosissimo carnevale, e da utilizzare per la preparazione del ripieno dei casonsei.

Prodotti tipici di Brescia, le bollicine della Franciacorta

Prodotti tipici di Brescia: le bollicine della Franciacorta

Frizzanti da fare invidia al cugino champagne, le bollicine della Franciacorta sono un vino DOCG dal 1995, la cui produzione è consentita solo nel territorio di Brescia. Le bollicine, dette anche semplicemente Franciacorta, sono un vino bianco ottenuto da une Chardonay e Pinot Nero, esclusivamente mediante rifermentazione in bottiglia La Franciacorta è una porzione di territorio che unisce Brescia al Lago d’Iseo e i suoi vini sono diventati uno dei prodotti tipici di eccellenza, che rendono Brescia famosa in tutto il mondo.

 

Prodotti tipici di Brescia: il caviale

Il caviale è uno di quei prodotti tipici che a Brescia non ti aspetti. Invece il Calvisius, che ormai indica le uova di storione bianco allevate a Calvisano dagli anni ‘70, seconde per dimensione solo al Beluga russo, è un gioiello tutto bresciano. Delizioso e prezioso, il Calvisius va gustato con un cucchiaio di madreperla, per non alterarne il gusto vagamente nocciolato. Ottimo in abbinamento con le bollicine della Franciacorta.

Prodotti tipici di Brescia, il Bossolà

Prodotti tipici di Brescia: il Bossolà e la Spongada

Bossolà e Spongada sono due dolcissimi prodotti tipici di Brescia. Entrambi si preparano con ingredienti semplici e genuini, e sono un augurio di buon auspicio per chi li riceve in dono o lo mangia. Il Bossolà, a forma di ciambella ma molto più soffice, è tipico di Brescia, e viene prodotto soprattutto nel periodo natalizio. La Songada, invece, è un dolce della Val Camonica, e a Breno ogni anno si svolge la fiera della Spongada, durante la quale le massaie si sfidano a chi prepara quella più buona.

 

Prodotti tipici di Brescia: la Rüsümada o Rosümada

Anche se oggi l’abitudine di consumarla è in disuso, la Rüsümada, o Rosümada, è l’ideale nelle giornate di freddo e nebbia. È un’antica bevanda energetica diffusa a Brescia e in tutta la Lombardia, preparata con uovo, dal cui rosso deriva il nome, e zucchero sbattuti insieme fino a ottenere una morbida crema da irrorare con caffè o vino. Buonissima a merenda, anticamente era considerata un ottimo rimedio contro i malanni di stagione, oltre che potente ricostituente. Oggi che il freddo non è più quello di un tempo e il dispendio energetico delle giornate lavorative pure, è preferibile limitare il consumo della Rüsümada. Ma uno strappo alla regola, ogni tanto, è concesso e rende la bevanda ancora più buona.

 

Per maggiori informazioni sui prodotti tipici di Brescia www.bresciatourism.it

Palio di Lodi

Domenica 1° ottobre

 

 

Aggiornato ma sempre fedele a se stesso torna il Palio di Lodi, la festa di un giorno che coinvolge tutta la città tra solennità religiose, gare di piazza e giochi per bambini.

 

Il Palio di Lodi si vanta di essere “l’unico palio al mondo in cui i cavalli non si azzoppano”, il che è vero: i cavalli infatti non ci sono. Ci sono invece dei “go kart” a forma di cavallo che vengono montati  da un fantino e spinti da due atleti, detti “spingitori”. Sia gli adulti che i bambini gareggiano in questa versione aggiornata e moderna, rispettosa degli animali.

Palio di Lodi

Il programma della 31esima edizione prevede alle 11 la celebrazione della messa in Cattedrale. Nel pomeriggio, dalle 15.30, prenderanno il via le manifestazioni sportive. Dopo la presentazione dei rioni, si comincia alle 16 con le gare di qualificazione. Segue, per i bambini, la Sfida dei Puledrin in cui sono i ragazzi a gareggiare. Poi c’è la Gara degli anelli, dove i fantini mossi dai loro due spingitori dovranno infilare nella propria lancia 4 cerchi posti nei quattro angoli della piazza nel minor tempo possibile.

 

Alle 17  quest’anno ci sarà un omaggio speciale al baritono Leo Nucci, che si è distinto nel ruolo di Rigoletto, ad opera del Club Wasken Boys A.S.D.

 

Alle 17.30 gli otto rioni si sfidano infine nella Cursa dei Cavai per aggiudicarsi il Gonfalone. I due atleti spingeranno il cavallo in cartongesso mentre il fantino guiderà il suo “animale” a compiere per tre volte il giro di piazza della Vittoria: il traguardo, davanti alla Cattedrale, gli farà vincere il Gonfalone di Lodi.

 

Gran finale con la consegna del Baston de San Bassan al rione vincitore. Il Sindaco Sara Casanova consegnerà il premio e dopo la cerimonia ci sarà la conclusione del pomeriggio di festa.

 

Per maggiori informazioni sul Palio di Lodi si possono consultare i due siti: www.paliodilodi.it e www.comune.lodi.it

 

 

 

 

 

 

 

Sposarsi a Piacenza

Ville, castelli, sale ricevimenti, casali di campagna. In campagna o in collina. Sono innumerevoli le idee e le soluzioni per sposarsi a Piacenza. Perché i colli piacentini sono una dei paesaggi più romantici d’Italia, l’ideale per fare da sfondo e cornice a un matrimonio da favola.

 

 

Sposarsi a Piacenza: Salone Pierluigi

Palazzo Farnese, in piazza Cittadella, è uno dei monumenti più noti della città. È proprio qui che si trova il Salone Pierluigi, primo punto di riferimento per chi intenda sposarsi, a Piacenza.  È la sede dei matrimoni civili, che ben si inserisce nella splendida cornice del palazzo storico. Ampio e ben illuminato, il salone si trova al primo piano e si raggiunge con una breve scalinata, che darà agli sposi la possibilità di un ingresso scenograficoSempre in città esiste anche la sala di viale Beverora, al numero 57.

 

 

Sposarsi a Piacenza: La volta del Vescovo

La Volta del Vescovo è una delle più affascinanti dimore storiche del piacentino. Si tratta di una preziosa dimora del ‘700, che regala stile ed eleganza a ogni banchetto nuziale di chi decide di sposarsi a Piacenza. Si trova a pochissima distanza dal centro città, ma è immersa nel verde e per questo in una dimensione senza tempo. Due sono i parchi secolari entro cui è incastonata la Volta del Vescovo , quello principale e quello dei noccioli, dove si svolgono le cerimonie civili. In mezzo la villa affiancata dalla Corte Emiliana, dove ogni ambiente convive in armonia con gli altri.

 

Sposarsi a Piacenza: il Castello di Grazzano Visconti

Eleganza, sorpresa, tranquillità, fascino, mistero. Sposarsi al Castello di Grazzano Visconti, vicino a Piacenza è questo e molto altro. Circondato da un parco i 15 ettari, il Castello fu edificato nel 1395, per il matrimonio di Beatrice Visconti, sorella del famoso Gian Galeazzo, Signore di Milano, che sposò Giovanni Anguissola. Un castello di buon auspicio, dunque, perché costruito proprio per un matrimonio. E a proteggere gli sposi c’è Aloisa, il fantasma del castello. Sposa di un capitano di milizia, fu tradita dal marito e morì di gelosia e di dolore. Il suo spirito aleggia nei luoghi del castello, per donare l’amore che a lei è mancato. Per questo nel tempo è diventata la protettrice degli innamorati. Bellissimo il parco, i cui colori mutano al variare delle stagioni e donano magia al paesaggio circostante. L’acqua che scorre nelle tante fontane, inoltre, suona una melodia che fa da sfondo alle cerimonie. Per chi decide di sposarsi in questa suggestiva location è possibile celebrare il rito civile in loco, una piccola cappella privata risalente al ‘600 permette invece di celebrare il rito religioso cattolico.

 

Sposarsi a Piacenza: Tenuta di Santa Giustina

In mezzo alle morbide colline della Val Tidone c’è il borgo di Santa Giustina, che risale addirittura all’anno 1000. Fin da allora in questo luogo vengono ospitate le celebrazioni più intime e autentiche, dove natura e cultura si incontrano. La tenuta è circondata da campi di girasole e 30 ettari di vigneti, dove si produce un ottimo vino dei colli piacentini. Il luogo più bello e intimo è la chiesetta, dove celebrare la cerimonia religiosa: risale all’anno 1000 e dopo un sapiente restauro commissionato dalla famiglia che da 40 anni è proprietaria del borgo, ha ritrovato la sue funzioni d luogo di culto. L’atmosfera è magica e per chi decide di sposarsi a Piacenza Santa Giustina è una delle location più suggestive. Anche per il panorama, perchè nelle giornate più limpide si possono vedere persino le Alpi.

 

Sposarsi a Piacenza: Il Castello di Rivalta

Quello di Rivalta è un sontuoso castello, tutt’oggi abitato, che al suo interno ospita un museo del Costume Militare. Sposarsi qui sarà un’esperienza di sicuro indimenticabile, che renderà principesco il giorno più bello, nel quale gli sposi si giurano amore eterno. Il castello di Rivalta sorge a Gazzola, all’imbocco della Val Trebbia. È tra i pochissimi castelli d’Europa che può vantare un borgo rimasto in gran parte intatto che suggerisce un’atmosfera da cartolina. Per nozze da mille e una notte il salone d’onore del castello e le Sale della Foresteria sono le zone più consigliate per l’allestimento del banchetto, e per un album fiabesco il parco regalerà scatti incantanti.

 

Sposarsi a Piacenza: ulteriori possibilità

Con una delibera di Giunta Comunale, sarà possibile anche celebrare matrimoni civili in provincia di Piacenza, nelle tre sedi individuate:  – Agriturismo Boschi Celati, Strada Boschi Celati,1; Casa Calciati,  Strada Regina,141; Villa La Clausura,  Strada di Mortizza,79 (Piacenza)

 

Per maggiori informazioni sulle idee per sposarsi a Piacenza www.turismoapiacenza.it

 

Escursioni in provincia di Cremona

Il territorio della provincia di Cremona offre numerose possibilità di effettuare escursioni, che permettono di scoprire una  miriade di immagini di emozioni di odori e di sapori indimenticabili. Sono 1800 i chilometri quadrati dell’intero territorio provinciale, racchiusi tra i fiumi Po, Adda e Oglio. C’è poi il fiume Serio che attraversa Crema, seconda città per importanza di tutta la provincia dopo Cremona. Qualunque sia l’escursione che si desidera fare, la provincia di Cremona permette di fare ottime soste per degustare i buonissimi piatti della cucina locale.

 

Escursioni in provincia di Cremona: Crema, la dolce

Che Crema sia la città più dolce d’Italia non è solo una battuta scherzosa che gioca sul nome della seconda cittadina per importanza della provincia di Cremona. A Crema infatti la dolcezza è nell’aria, grazie alla tranquillità del suo paesaggio e delle sue eleganti costruzioni. Città muraria come le vicine Soncino e Pizzighettone, e a misura d’uomo, Crema è una delle escursioni in provincia di Cremona a maggiore portata storica. Perché Crema vanta antiche origini e una ricca storia di splendore artistico che ruota attorno all’elegante salotto costituito dal centro città. Piazza Duomo, con la superba cattedrale, il Palazzo Comunale, il Palazzo Pretorio e il Palazzo vescovile, è una tappa irrinunciabile, così come gli eleganti palazzi nobiliari. La dolcezza, infine, si può gustare a tavola con i tortelli, il cui ripieno è fatto con canditi e amaretti, ma che si mangiano come primo piatto, conditi con tanto burro.

 

Escursioni in provincia di Cremona: Pandino, i suoi fontanili e Gradella

Tra le bellezze di Pandino indubbiamente la più preziosa è il Castello visconteo. È l’opera meglio conservata tra tutte le costruzioni viscontee del XIV secolo. Il Castello venne fatto costruire dal signore di Milano Bernabò Visconti e dalla moglie, Regina della Scala, intorno al 1355 come residenza di campagna per la caccia, grande passione del signore. Pandino e il territorio circostante, infatti, è zona di boschi ricchi di selvaggina. Ma se si vuole fare un’escursione in provincia di Cremona, la zona di Pandino è molto interessante anche per la presenza dei fontanili, vera e propria magia naturale della bassa padana dall’acqua limpida e freddissima. A poca distanza da Pandino, poi, troviamo Gradella, inserito tra i borghi più belli d’Italia, per le sue caratteristiche architettoniche dai forti connotati rurali. Le case con le corti comunicanti, infatti, sono dipinte di giallo e sono profilate di mattoni rossi. Per una gita di fine estate, Pandino, i suoi fontanili e Gradella sono perfetti da visitare in bicicletta, grazie alla presenza di una fitta rete di piste ciclabili, fiore all’occhiello della provincia di Cremona.

 

Escursioni in provincia di Cremona: in bicicletta al Parco Sovracomunale della Golena del Po

Il territorio cremonese, come tutti i territori di pianura, è particolarmente indicato a essere percorso in bicicletta. Tra le escursioni in provincia di Cremona che valgono la pena di essere fatte c’è sicuramente quella di una gita fuoriporta nel Parco Sovracomunale della Golena del Po. È uno dei percorsi più significativi per conoscere ed apprezzare l’ambiente fluviale padano ed i suoi caratteri principali. In tutto il percorso è lungo 60 chilometri, e attraversa dieci comuni della provincia cremonese sud-orientale fino ai confini con le province di Mantova e Parma. È un’escursione caratterizzata da cascine, rogge, santelle, oratori, baracche dei pescatori e barche di legno. E poi la bellissima flora e fauna, che contribuiscono a raccontare il passaggio del fiume Po. Per chi vuole immergersi nella natura ma non ha un animo sportivo, il parco della Golena dl Po può essere visitato anche dall’acqua, mediante una delle tante crociere che vengono organizzate dalle società di navigazione.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Cremona www.turismocremona.it

 

Prodotti tipici di Modena

Modena è un tripudio di sapori. Per eccellenza è una delle città del buon cibo e del buon bere. Pertanto i prodotti tipici di Modena sono tutti delizie di eccellenza, ed è impossibile non fare tappa in una delle tante trattorie della città o della provincia, per poterli degustare al meglio, nel corso di una visita a Modena e dintorni.

 

Prodotti tipici di Modena: tortellini e primi piatti

Dici Modena e non puoi non pensare ai tortellini. Ma anche tortelli, tagliatelle e lasagne. Primi piatti che hanno come ingrediente principale la pasta all’uovo. Acqua, uova e farina sapientemente impastate e tirate in una sfoglia sottile che si presta a essere impiegata per la realizzazione di paste ripiene, che avvolge un pesto di carni suine di varia qualità, prosciutto e mortadella mescolate a uovo e formaggio. W ancora in un tripudio di primi piatti conditi con ragu e besciamella, o ancora da gustare in ottime minestre in brodo.

 

Prodotti tipici di Modena: il Lambrusco

Anche a Modena, come in altre città del Circuito delle Città D’Arte della Pianura Padana uno dei prodotti tipici è il Lambrusco, che in base alla zona in cui viene prodotto ha una propria caratteristica. Sulla bassa c’è il Lambrusco di Sorbara, nel nord ovest il Salamino di S.Croce, nella pianura e sulle colline invece il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Si tratta di vitigni che hanno ottenuto la denominazione di Origine Controllata. Il Labrusco è un vino da tutto pasto, e nella versione più amabile è indicato anche per accompagnare il dessert.

 

 

Prodotti tipici di Modena: aceto balsamico tradizionale di Modena

Nato come digestivo da assumere a bicchierini a fine pasto, l’aceto balsamico tradizionale di Modena nel roso del tempo ha trovato impiego nei menù dei grandi chef internazionali dagli antipasti ai dolci. Essendo uno dei prodotti tipici più preziosi di Modena l’aceto balsamico tradizionale può essere venduto solo nella bottiglia designata per il Consorzio, con l’unica variante dell’etichetta che varia da acetaia ad acetaia. La sua origine risale addirittura all’undicesimo secolo e la sua caratteristica principale, senza la quale non si può parlare di vero aceto balsamico tradizionale, è il periodo di invecchiamento che non può essere meno di 12 anni e può arrivare anche a 25 anni e oltre.

 

Prodotti tipici di Modena: cotechini e zamponi

Tra i prodotti tipici di Modena non si possono non citare i cotechini e gli zamponi, che qui non si mangiano solo a Natale, ma tutto l’anno. Vengono prodotto in tutta Modena e provincia. Lo zampone, che nacque a Mirandola nel 1500, si produce con carne grassa e magra mista alle parti molli delle guance e della gola del maiale, triturate, salate e insaccate nella pelle delle zampe anteriori. Il cotechino, invece, è fatto da un impasto di carni e cotenne suine, triturate e drogate, e poi insaccato in un budello di maiale ed essiccato. Entrambi si gustano rigorosamente bolliti e serviti a fette. Ottimi se accompagnati da un bel piatto di lenticchie in umido.

 

Prodotti tipici di Modena: la ciliegia

La ciliegia è uno dei prodotti tipici della provincia di Modena. Quella di migliore qualità viene prodotta a Vignola e in tutta la fascia precollinare del modenese. Dolci e succose le varietà di ciliegia che vengono prodotte nel territorio del modenese sono il “durone bigarreau”, “la mora di Vignola”, il durone nero classico “Nero I”, il durone “Anella”, il durone “Nero II” e il “Ciliegione”. Imperdibile a Vignola il periodo della fioritura, quando la città viene attraversata da sfilate di carri fioriti che festeggiano la nuova stagione della ciliegia.

 

Per maggiori informazioni sui prodotti tipici di Modena www.visitmodena.it

 

Sposarsi a Lodi

Lodi offre una grande varietà di possibilità in fatto di location per matrimoni. Del resto i suoi vasti spazi della pianura, dove sono state ricavati suggestivi angoli per festeggiare ogni cerimonia, si addicono ai bei momenti. A Lodi ci sono soluzioni per sposarsi anche in città, o in castello. Ma per quegli innamorati che decidono di sposarsi in cascina, farlo a Lodi è una delle scelte più indicate. Perché sul territorio del lodigiano sono sparse tantissime cascine allestite per festeggiare in maniera indimenticabile il giorno del “Sì!”

 

Sposarsi a Lodi: Castello Bolognini

Al Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano c’è la possibilità, per chi desidera, di sposarsi con rito civile dal valore legale. La cerimonia verrà celebrata nella sala delle Bandiere. Sposarsi al Castello, non lontano da Lodi, è pura emozione, con un pizzico di magia. La sua struttura, tipica delle costruzioni fortificate lombarde, permette di fare un salto nel tempo e di respirare un’atmosfera unica. Perché ai futuri sposi, per il Grande Giorno, viene riservato il Salone dei Cavalieri, uno spazio di 210 metri quadrati che può contenere fino a 200 persone, oppure il il Salone delle Feste Veneziane, dalle dimensioni leggermente più contenute. Per tutti, però, la festa non può che cominciare nel grande e meraviglioso Cortile Maggiore, per concludersi nel Giardinone.

 

Sposarsi a Lodi: Villa Litta Carini

Incantevole residente d’epoca a Orio Litta, Villa Litta Carini è una delle più belle residenze barocche della fine del 1600. Eleganza e raffinatezza si aprono agli ospiti appena si varca il cancello del lungo viale che porta alla villa. Venne fatta costruire dal conte Antonio Cavazzi della Somaglia, il quale decise di affidarsi all’achitetto Giovanni Ruggeri per il progetto e i lavori. L’obiettivo era quello di creare un palazzo che esaltava la ricchezza e l’importanza acquisite dalla famiglia Cavazzi in quel periodo. Il pronipote del conte, ricevuta la villa in eredità decise di ampliarla e renderla ancora più maestosa. Per chi decide di sposarsi a Lodi, Villa Litta Carini è una location di grande fascino e accanto agli splendidi affreschi dei suoi spazi interni, è possibile assaporare il gusto della campagna lodigiana dai giardini terrazzati. Uno spettacolo in ogni stagione.

 

Sposarsi a Lodi: Palazzo Calderari

Palazzo Calderari è una delle location più belle per sposarsi rimanendo a pochi chilometri da Lodi. Per la sua bellezza, che nonostante i secoli non finisce di ammaliare, viene anche chiamato “Palazzo di Delizia” di marchesi Calderari. Sobrietà e armonia sono le parole d’ordine che dominano la residenza. Organizzare il proprio matrimonio a Palazzo Calderari è bellissimo sia in estate sia in invero perché i suoi spazi possono ospitare banchetti nel bellissimo e unico cortile o nel Giardino Nobile. Oppure nelle imponenti sale interne, con pareti e soffitti a cassettoni ricchi di affreschi dal gusto barocco sapientemente restaurati. A Palazzo Calderati è possibile celebrare anche la cerimonia religiosa con il rito cattolico, essendo presente una cappella consacrata.

 

Sposarsi a Lodi: Cascina Lisone

Per un matrimonio dal sapore country ma raffinato ed ugualmente elegante, a Lodi c’è una location che si presta particolarmente: è la Cascina Lisone che sorge a Castiraga Vidardo. Ricavata all’interno di un vecchio granaio sapientemente ristrutturato per volere di due sorelle, Gaia e Camila, che si sono innamorate dei suoi spazi, la Cascina Lisone è il luogo ideale per celebrare il giorno più bello, e il sogno di una vita insieme. In più grande attenzione alla cucina, che anche per il pranzo nuziale prevede prodotti locali, genuini, della tradizione, reinventati con gusto e fantasia, ma sempre di ottima qualità e di stagione. E per rendere ancora più perfetto il grande giorno, Cascina Lisone mette a disposizione per chi lo desidera un servizio di wedding planner.

 

Per maggiori informazioni sulle idee per sposarsi a Lodi www.turismolodi.it

Escursioni in provincia di Parma

Che si scelga la montagna o le terme, la provincia di Parma è un territorio dove si possono fare numerose escursioni, tutte diverse e tutte uniche. In una parola bellissime. Dal Po all’appennino il parmense è una terra ricca di panorami, storia, borghi, vallate, che non si possono non amare.

 

Escursioni in provincia di Parma: in bicicletta lungo il Po

Una passeggiata in bicicletta lungo il Po è una delle escursioni in provincia di Parma adatta a tutti, anche ai meno avvezzi alle due ruote. Un percorso che si snoda lungo l’argine del fiume, laddove il traffico è inesistente e si può attraversare la provincia in lungo e in largo, toccando i comune del Lungo Po. Si tratta di un percorso di una cinquantina di chilometri che parte e arriva a Polesine Parmense, toccando i comuni di Zibello, Roccabianca, Colorno, Mezzani. Nel corso di questa escursione ci si immerge nel paesaggio del Grande Fiume, dove i pioppeti la fanno da padrone. Ma in provincia di Parma non può mancare un accenno alla buona tavola, nemmeno quando si fa sport. E lungo il percorso è possibile sostare in uno dei punti della Strada del Culatello, o visitare il museo del Parmigiano Reggiano di Soragna.

 

Escursioni in provincia di Parma: i Salti del Diavolo

I Salti del Diavolo sono torrioni e pareti grigie che spuntano dal bosco, allineati attraverso la val Baganza a monte dei monti Scaletta e Cassio. Sono formati da poligenici sul fondo oceanico. Rappresentano una delle escursioni in provincia di Parma che fanno fare un salto indietro nel tempo, perché i Salti del Diavolo hanno circa 80 milioni di anni. Si trovano nel comune di Calestano, sul versante appenninico della provincia di Parma. Di sicuro il paesaggio che si apre a chi affronta questa escursione, che ha un dislivello totale di poco più di 200 metri, è affascinante e unico. Bellissimo soprattutto verso la fine dell’estate, quando la vegetazione comincia ad assumere le calde tonalità che precedono l’autunno. Ad aumentare la suggestione che questa escursione può regalare c’è anche una antica leggenda medievale, la quale narra che i Salti del Diavolo siano le orme del diavolo messo in fuga da un eremita che abitava la vallata.

 

Escursioni in provincia di Parma: un weekend di relax alle terme

La ricchezza di acque termali del territorio parmense, ciascuna con le proprie caratteristiche curative, si può dire che obblighi il visitatore a programmare un weekend di relax alle terme. In provincia di Parma, a Monticelli, a Salsomaggiore, a Tabiano e a S. Andrea Bagni, sono molti i centri dove ritrovare la propria forma mentale e fisica, alternando il relax a escursioni sulle dolci colline emiliane e a piacevoli momenti di degustazione di cibo e vino del territorio. quel che ci vuole prima di ricominciare la routine lavorativa del dopo vacanze.

 

Escursioni in provincia di Parma: una gita a cavallo tra le valli del Taro e del Ceno

L’Ippovia è un circuito ad anello che unisce le valli del Taro e del Ceno. Compiere una gita a cavallo alla scoperta di questi territori è una delle escursioni in provincia di Parma che dona alla vista autentiche meraviglie paesaggistiche che si fondono con la natura incontaminata, l’aria limpida e le testimonianze storiche. La chiara e precisa segnaletica permette anche ai meno esperti di avventurarsi in una di queste escursioni, che si estendono su un itinerario di 130 chilometri in totale, che attraversa i comuni di Rubbiano, Castel Corniglio, Bardi, Borgotaro, Berceto. I più abili possono completare il percorso in un paio di giorni, pernottando in una delle tante aziende agrituristiche che offrono accoglienza al turista e al suo cavallo. Lungo il tragitto si incontrano borghi incantati e castelli da fiaba, tra i quali spicca il bellissimo castello di Bardi, che è una delle fortezze più antiche della provincia di Parma.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Parma www.turismo.comune.parma.it

 

Prodotti tipici di Pavia

Pavia è terra di riso e di vini. Lomellina e Oltrepo sono i due principali distretti dei prodotti tipici di Pavia, che esaltano al meglio il territorio. Ma tra le eccellenze ci sono anche i salami, i tartufi e le cipolle. Ne deriva una cucina semplice e gustosa, fatta di prodotti genuini e gustosi.

 

Prodotti tipici di Pavia: il riso

Famosissimo in tutto il mondo il riso di Pavia è uno dei prodotti tipici che rendono la città la capitale italiana del cereale più consumato al mondo. Grazie a condizioni particolarmente favorevoli alla sua coltivazione, nelle risaie della Lomellina vengono coltivati 80 mila ettari di terra. A Pavia il riso non è solo il principale tra i prodotti tipici, ma viene considerato l’oro bianco, introdotto dagli Sforza nel Quindicesimo secolo.

Prodotti tipici di Pavia, il riso

 

Prodotti tipici di Pavia: I Salami di Varzi e d’Oca di Mortara

Due sono i salami che rappresentano alcuni tra i più ghiotti prodotti tipici di Pavia. Uno è il Salame di Varzi e l’altro il Salame d’oca di Mortara. Entrambi sono anche prodotti di eccellenza del territorio pavese. Il Salame di Varzi ha ottenuto il marchio DOP nel 1996 ed è prodotto nella zona della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese. Si cominciò a produrlo in epoca longobarda, e ancora oggi viene prodotto con tutte le parti del maiale, anche quelle nobili, che altrove diventano prosciutti o coppe. È ottimo mangiato a fette spesse, tagliate con il coltello. Il Salame d’oca di Mortara, invece, ha ottenuto il marchio IGP nel 2004. Si produce esclusivamente con le parti magre delle carni di oche nate, allevate e macellate nell’ambito dei territori della regione Lombardia. E in Lomellina, nello specifico le oche Insieme all’oca si usano anche alcune parti di carne di suino. Il tutto si impasta con sale, pepe e aromi naturali e viene insaccato in budello d’oca. Venduto cotto o crudo, si consuma previa cottura come antipasto e come secondo piatto, accompagnato da purè di patate, spinaci o lenticchie in umido. Una vera delizia per il palato.

 

Prodotti tipici di Pavia: i vini dell’Oltrepo

L’uva è uno dei fiori all’occhiello tra i prodotti tipici di Pavia, che regala gli ottimi vini dell’Oltrepo, apprezzati anche a livello internazionale. Tra i rossi storici troviamo il Barbera, il Bonarda, il Buttafuoco e il Sangue di Giuda; il Riesling, il Pinot, il Cortese e il Moscato rientrano invece tra i bianchi della tradizione.

 

Prodotti tipici di Pavia: il Tartufo e la Cipolla

Il tartufo è uno dei prodotti tipici di Pavia che non ti aspetti. Invece il pavese è una zona ricca di funghi e tartufi, tanto che l’alto Oltrepo è diventato uno dei mercati più importanti a livello nazionale. Perché il tartufo pavese è di ottima qualità e nel tempo è diventato un punto di riferimento nelle tradizioni e nella cultura locale. Ance la Cipolla, in particolare quella dorata di Voghera, è uno dei prodotti tipici di Pavia. La sua coltivazione è presente nelle campagne pavesi già nell’800. Caratteristica è la sua forma, a trottola e leggermente schiacciata, con un diametro di circa 6 cm; il colore è giallo dorato intenso. Si raccoglie in estate e la si conserva per tutto l’inverno, quando viene impiegata nella preparazione di risotti, ripieni e frittate, oltre alla cottura al forno.

 

Prodotti tipici di Pavia: le Offelle di Parona

Per chiudere in dolcezza la carrellata dei principali prodotti tipici di Pavia, non possiamo dimenticare le Offelle di Parona. Sono biscotti ovali di pastafrolla prodotti per la prima volta in Lomellina nell’Ottocento. Fatti con ingredienti semplici e nutrienti, sono ottimi a metà pomeriggio, per una golosa merenda che accompagna una tazza di thè, perfetti per la prima colazione, da tuffare nel latte. E sono deliziosi a fine pasto, con un buon bicchiere di vino dell’Oltrepo. La ricetta originale, quella che rende friabili, dolci e delicati questi biscotti, è tutt’oggi segreta e venne inventata da due sorelle, che non la rivelarono mai. Le Offelle di Parona sono tutelate da un marchio di garanzia rilasciato dalla Pro Loco di Parona ai 3 produttori.

 

Per maggiori informazioni sui prodotti tipici di Pavia www.vivipavia.it

Sposarsi a Brescia

Per sposarsi a Brescia ci sono innumerevoli soluzioni, sia che si scelga il rito civile sia che si scelga il rito religioso. Per il rito cattolico sono tante le chiese che si prestano a cerimonie suggestive, rese ancora più belle dai sapienti allestimenti floreali. Se si opta per il rito civile, invece, due sono le location indicate dal comune: la Sala dei Giudici nel Palazzo della Loggia, prezioso scrigno nel cuore della città, e  la Sala Conferenze-Auditorium del Museo di Santa Giulia, dove in abbinamento al matrimonio si possono effettuare visite esclusive al Museo e allestiti rinfreschi negli spazi museali. Ma dopo la cerimonia? Scopriamo insieme alcune delle location più suggestive a Brescia e provincia dove è possibile sposarsi e proseguire poi i festeggiamenti del banchetto nuziale. Tra ville ottocentesche, edifici storici, castelli o ristoranti c’è solo l’imbarazzo della scelta.

 

Sposarsi a Brescia: Villa Fenaroli

Sposarsi a Villa Fenaroli a Brescia renderà il matrimonio una favola. Eleganza, gusto, esclusività rimarranno impresse nella mente e nel cuore degli sposi e degli invitati. La Villa è una dimora storica, abitata per secoli dalle famiglie nobili Avogadro e Fenaroli. Immersa in una cornice assai suggestiva con alle spalle la collina e il parco di Bacco, Villa Fenaroli è una delle più prestigiose ville del Settecento lombardo nelle immediate vicinanze di Brescia. Bellissima già dalla facciata esterna, la villa è dotata di sale di fine e maestosa eleganza, tra pregiati affreschi del ‘700 e brillanti lampadari in vetro di Murano e cristalli di Boemia. Un’atmosfera senza tempo per coronare con gusto ed eleganza l’inizio di una vita insieme.

 

Sposarsi a Brescia: Villa Calini

Un matrimonio da sogno, costruito su misura, immersi nei vigneti della Franciacorta, a pochi chilometri da Brescia. Villa Calini venne costruita tra il ‘600 e il ‘700, è immersa nel verde ed è dotata di uno stile di grande fascino. Ogni angolo della location racchiude scorci di grande suggestione che alternano una visione romantica all’eleganza e alla funzionalità degli spazi. In tutto ci sono 12 sale, che rappresentano benissimo lo stile seicentesco dei casali nobiliari di campagna, trasmettendo una sensazione di eleganza diffusa, in un ambiente concettuale ed equilibrato. E poi il bellissimo giardino, luogo ideale per un servizio fotografico impeccabile e per il taglio della torta nelle giornate di sole. Per chi decidesse di sposarsi civilmente, inoltre, dal 2011 Villa Calini è stata eletta Casa Comunale ed è quindi possibile celebrare il rito con valore legale.

 

Sposarsi a Brescia: Castello Malvezzi

Castello Malvezzi è una location meravigliosa per sposarsi a Brescia senza muoversi dalla città. Sorge sul colle San Giuseppe, nell’unico punto pianeggiante, immerso nel verde e nella storia, con ampi saloni, spazi tranquilli e una terrazza mozzafiato. Perché da Cadtello Malvezzi si domina l’intera città di Brescia. Le sue austere architetture in pietra rendono Castello Malvezzi più simile a una villa fortificata che a un castello. Antico e moderno, in questa suggestiva location, si sposano in un connubio fantastico che renderà indimenticabile il giorno del matrimonio.

 

Sposarsi a Brescia: Villa Avanzi

Nella splendida cornice del Lago di Garda Villa Avanzi, tra ulivi e vigneti delle colline di Polpenazze, è una location per sposarsi a poca distanza da Brescia che risale al quattordicesimo secolo. In tutto si estende su una superficie di 2000 metri quadrati, con ampi saloni e spazi incantevoli che rendono unico matrimonio. A Villa Avanzi, inoltre, c’è anche una chiesetta consacrata dove è possibile celebrare la cerimonia.

 

Per maggiori informazioni sulle proposte per sposarsi a Brescia www.bresciatourism.it

Escursioni in provincia di Monza

Già visitare per intero il Parco di Monza è una gita che regala bellezza. Ma le escursioni da fare in provincia di Monza sono davvero tante e tutte bellissime, per soddisfare interessi naturalistici, sportivi e culturali. Perché la Brianza è un territorio tutto da scoprire, fatto di scorci suggestivi e paesaggi rilassanti. Meglio ancora se a piedi o in bicicletta.

 

Escursioni in provincia di Monza: trekking nel Parco Rio Vallone

Il trekking nel parco Rio Vallone è una delle escursioni accessibili a tutti in provincia di Monza. Il percorso si estende per poco meno di 12 Km, con partenza da Gessate e arrivo a Camuzzago di Bellusco. In tutto ci si impiega circa tre ore di camminata sulla pista ciclopedonale lungo la roggia Trobbia, con brevi tratti di strada asfaltata. Si cammina immersi nei boschi di robinie, all’ombra di alti platani, pioppi, noccioli. In mezzo canali di irrigazione e corsi d’acqua, che accompagnano la passeggiata con il loro dolce rumore dello scorrere dell’acqua.

 

Escursioni in provincia di Monza: cultura e natura lungo la Ciclovia del Lambro

Si parte da Monza e si arriva a Erba e il percorso, di circa 37 chilometri, si fa in bicicletta o mountain bike costeggiando il fiume Lambro. Tra le escursioni in provincia di Monza, una bella pedalata lungo la Ciclovia del Lambro è una delle più rilassanti, immersa nel verde della Brianza. Si parte dal parco di Monza e si esce a Biassono, ci si avvicina al Lambro e si costeggia la ferrovia Molteno-Lecco. Lungo il percorso di può fare una sosta nella bellissima Abbazia di Agliate, piccolo gioiello dello stile romanico, con il suo battistero adiacente. E poi si sale sulle coline, circondate da torri medievali, per arrivare all’oasi di Baggero, uno dei posti più suggestivi di tutta la Brianza. L’itinerario si conclude a Erba.

 

Escursioni in provincia di Monza: consapevolezza al Bosco delle Querce

Una gita al Bosco delle Querce è una delle escursioni in provincia di Monza più interessanti anche da un punto di vista storico. Perché il bosco è un’area rinaturalizzata sorta nella ex zona A del disastro di Seveso: nei quasi 43 ettari di superficie venne asportata la diossina e venne sostituito il terreno con terra non contaminata proveniente da altre zone, non inquinate. Fu così possibile procedere a una riforestazione che oggi permette di ammirare bellissimi esemplari di farnia, acero campestre, carpino bianco, frassino maggiore, olmo campestre e quercia rossa americana. Il Bosco delle Querce nacque sei anni dopo l’incidente e oggi è una meta importante per scoprire un percorso educativo storico ambientale per acquisire maggiore consapevolezza di quanto accadde sul territorio ormai più di 40 anni fa.

 

Escursioni in provincia di Monza: in bici al Parco delle Groane

In una bella domenica di sole non c’è niente di più rilassante di una gita in bicicletta al Parco delle Groane. È una delle escursioni che si possono fare in provincia di Monza, che arriva a lambire le colline della provincia di Como. C’è solo l’imbarazzo della scelta nell’itinerario da percorrere perché il parco delle Groane ha una rete di circa 35 Km di piste ciclabili che da nord a sud e da est a ovest permette di raggiungere ogni angolo del suo territorio. In tutto sono 3.200 ettari di parco costituito da brughiere, quercete e pini silvestri. Attraversarlo in uno dei suoi tanti itinerari permette di incontrare ville, come la bellissima Villa Arconati, interessanti fornaci come il Forno Hoffmann, l’ex Polveriera di Ceriano, e l’oasi Lipu di Cesano Maderno, nata per promuovere l’educazione ambientale in un territorio fortemente urbanizzato ed industrializzato.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Monza: www.turismo.monza.it

Prodotti tipici di Reggio Emilia

Reggio Emilia è la patria della gastronomia, che rende la città famosa in tutto il mondo. Tutti i prodotti tipici di Reggio Emilia sono delle vere e proprie eccellenze. Uno su tutti il Parmigiano Reggiano, che vanta innumerevoli tentativi di imitazione per nulla riusciti. Poi l’aceto, il vino, e molte altre delizie.

 

Prodotti tipici di Reggio Emilia: Il Parmigiano Reggiano

Il Parmigiano Reggiano, oltre a essere uno dei prodotti tipici di Reggio Emilia, è anche uno dei simboli dell’eccellenza italiana. È il re dei formaggi, dal sapore unico, inconfondibile e inimitabile. Per produrne un chilo servono, oltra a una grande attitudine casearia, ben 16 litri di latte, che devono essere rigorosamente prodotti da mucche la cui alimentazione è costituita prevalentemente da erba e fieno della zona di origine, controllata da uno specifico regolamento che vieta la somministrazione alle vacche di qualsiasi alimento di origine animale. Oltre a essere buonissimo è altamente nutritivo e facilmente digeribile. Per conoscere appieno il Parmigiano Reggiano, noto già all’epoca degli imperatori Flavii, non si può prescindere da una visita a uno dei tanti caseifici del territorio.

Prodotti tipici di Reggio Emilia, il Lambrusco

Prodotti tipici di Reggio Emilia: il Lambrusco

L’Emilia Romagna è terra di Lambrusco, vino che dal 1971 è diventato ufficialmente uno dei prodotti tipici di Reggio Emilia. La caratteristica del Lambrusco è quella di essere un vino frizzante, che nella tradizione andava incontro ad una rifermentazione spontanea in bottiglia nel periodo primaverile. I piatti della cucina della tradizione reggiana, come tagliatelle, bolliti, arrosti, selvaggina, salumi, formaggi e persino i dolci sono l’abbinamento preferito di questo vino di colore rubino intenso e dal profumo gradevole, fine, fruttato e fragrante. Va bevuto fresco, a non più di 16 gradi, stappato al momento e bevuto nella primavera successiva alla vendemmia.

 

Prodotti tipici di Reggio Emilia: l’Aceto balsamico tradizionale

Anche a Reggio Emilia, come a Modena, l’aceto balsamico tradizionale è uno dei prodotti tipici. È un aceto dal sapore unico e inconfondibile, per veri intenditori, da gustare a gocce. Perché bastano davvero poche gocce per dare sprint a carattere a una ricetta. Per essere il vero aceto della tradizione, però, il mosto cotto di uve locali devono invecchiare un minimo di 12 anni, in una batteria di botticelle di legni differenti a grandezza scalare, con travasi annuali e periodici rabbocchi. Una vera delizia, che nasce grazie alle caldi estati, che creano le condizioni ottimali per il processo di ossidazione acetica, per l’evaporazione e quindi la concentrazione del prodotto, accanto ai freddi inverni che favoriscono i momenti di sedimentazione e decantazione che creano la pura limpidezza dell’aceto.

 

Prodotti tipici di Reggio Emilia: l’Erbazzone

Non si tratta di una normale torta salata di verdure, l’Erbazzone, che i reggiani chiamano anche Scarpazzòun per via dell’usanza di usare anche la scarpa, cioè il fusto bianco della bietola, è un’eccellenza tra i prodotti tipici di Reggio Emilia. Essendo le bietole l’ingrediente principale il periodo più indicato per preparare l’Erbazzone va da fine giugno a fine ottobre, ma si può fare e mangiare tutto l’anno. Le sue origini risalgono addirittura al Medioevo e si prepara con ingredienti semplici, un tempo a disposizione di ogni contadino, dove a farla da padrone è la pasta che contiene al suo interno un ripieno di erbe. La sua ricetta originale è rimasta invariata nel tempo.

 

Prodotti tipici di Reggio Emilia: l’Acqua d’Orcio

Tutti i bar del centro storico nell’antichità servivano l’Acqua d’Orcio. Questa bevanda, probabilmente, è la meno conosciuta tra i prodotti tipici di Reggio Emilia. Si prepara con radici di liquirizia, semi di finocchio, buccia d’arancia e, naturalmente, acqua, che devono subire una bollitura che può arrivare alle 24 ore. Dissetante se bevuta fresca, la sua origine è antichissima. Si pensa, infatti, che già nel periodo del Rinascimento venisse servita per rinfrescare le torride giornate estive. Il suo nome deriva dal fatto che l’acqua con le erbe messe in infusione era contenuta in orci, che servivano per la distribuzione.

 

Per maggiori informazioni sui prodotti tipici di Reggio Emilia comune.re.it/turismo

Sposarsi a Pavia

L’Oratorio dei Santi Quirico e Giuditta e la Sala Consiliare di Palazzo Mezzabarba sono le location che il comune mette a disposizione per sposarsi a Pavia con il rito civile. Per il rito religioso cattolico, invece sono molte le chiese, tutte bellissime, dove celebrare la cerimonia. E appena fuori Pavia non va dimenticata la Certosa. Ma le ville e dimore storiche che si prestano a matrimoni da favola, a Pavia sono davvero tantissime.

 

Sposarsi a Pavia: Antico Borgo della Certosa

L’Antico Borgo della Certosa è la location migliore per chi decide di sposarsi a Pavia e per la cerimonia religiosa sceglie la Certosa. Immerso nello splendido paesaggio delle campagne pavesi, l’Antico Borgo della Certosa è un luogo dall’atmosfera di altri tempi. Incantevole e accogliente, per un ricevimento nel loggiato o nel salone delle feste, l’Antico Borgo della Certosa renderà indimenticabile il giorno che corono il sogno d’amore di una coppia, per festeggiati e festeggianti. All’interno della location è possibile celebrare il Rito Civile con Valore Legale nella splendida cornice del giardino, con i portici sullo sfondo.

 

Sposarsi a Pavia: Villa Necchi

Villa Necchi è un luogo di grande eleganze per sposarsi in un ambiente speciale a poca distanza da Pavia, a Gambolò. All’interno del parco del Ticino e circondata da 10 ettari di parco privato, Villa Necchi è un ambiente ricco di storia e charme immerso nel verde. La villa, sviluppata su due piani, ha il sapore di una dimora storica con arredi contemporanei. Fuori, nel grande parco, querce secolari e giardini aromatici e il laghetto abitato dai cigni fanno da cronice al giorno più bello della vita di due persone che si amano. Nel Borgo di Villa Necchi è possibile celebrare il matrimonio con qualsiasi rito. Quello religioso cattolico viene celebrato nella piccola ma suggestiva chiesetta Dedicata a Sant’Ambrogio, consacrata l’8 novembre 1959 da Aloisius Barbero, vescovo di Vigevano. Il rito civile, invece, viene celebrato nel colonnato del parco, un luogo incantevole per una cerimonia all’aperto. Una location ideale, dal gusto country chic che renderà emozionante il giorno del “Sì!”.

 

Sposarsi a Pavia: Prime Alture wine resort

Il Prime Alture wine resort di Casteggio è una location per un matrimonio indimenticabile. Perché sposarsi in questa struttura a pochi chilometri da Pavia significa celebrare un matrimonio in mezzo alle vigne. un modo per far vivere “l’emozionalità del territorio” agli sposi e agli ospiti. Uno scenario da favola nelle colline dell’Oltrepo, che rende il resort una struttura unica nel suo genere, capace di coniugare, in un’unica offerta, l’azienda vitivinicola con la cantina di vinificazione e affinamento dei vini, la ristorazione agrituristica con prodotti dell’azienda e delle aziende agricole della zona e il soggiorno con camere complete di accessori. Per fare in modo di portare le persone, soprattutto gli ospiti, nelle vigne dove si produce una delle eccellenze del territorio pavese: il vino.

 

Sposarsi a Pavia: Castello Malaspina

Sposarsi in un castello è un sogno e al Castello Malaspina diventa realtà. Nel gioiello di Varzi, cuore dell’Oltrepo, in provincia di Pavia, infatti, è possibile pianificare il matrimonio in tutte le sue fasi: le antiche mangiatoie sono oggi adibite a luogo per la cerimonia civile. Il Salone Faustino Odetti, che accoglie fino a 170 ospiti, è il luogo ideale per il pranzo o la cena, mentre l’ariosa limonaia è il luogo migliore per il buffet o l’angolo bar. Per il taglio della torta, soprattutto nella bella stagione niente è più indicato del meraviglioso parco, elegantemente allestito con fiori, statue e un romantico gazebo. Il primo giorno di una vita insieme, al Castello Malaspina, verrà sicuramente ricordato.

 

Per maggiori informazioni sulle possibilità per sposarsi a Pavia: www.vivipavia.it

Escursioni in provincia di Modena

La provincia di Modena è ricchissima di idee per escursioni di ogni tipo. Dagli itinerari naturalistici, a quelli culturali, passando per l’enogastronomia e la storia, il territorio modenese offre spunti per esperienze bellissime. Dalla pianura alle colline si possono esplorare luoghi poco conosciuti e lontani dal traffico, che grazie alle loro eccellenze lasceranno nel cuore la voglia di tornare.

 

Escursioni in provincia di Modena: la via dei Ciliegi

La via dei Ciliegi è una delle più piacevoli vie verdi del modenese. Se è vero che offre il meglio di sé in primavera, quando gli alberi sono in fiore, anche in estate è una delle escursioni da non sottovalutare in provincia di Modena perché mette al riparo dalla calura estiva. Gli alti ciliegi, insieme ai pioppi e alle piante di mele, pere e susine, infatti, regalano ombra e refrigerio anche nelle giornate più torride. Il cuore dell’escursione è Vignola, da cui si pare a piedi o in bicicletta per arrivare a Marano, costeggiando il fiume Panaro. In tutto sono una decina di chilometri, in un percorso prevalentemente pianeggiante. Per i più golosi è d’obbligo una sosta per gustare la torta Barozzi, che insieme alle dolcissime ciliegie è il simbolo di Vignola.

Escursioni in provincia di Modena, Le ciliegie di Vignola

 

Escursioni in provincia di Modena: l’Appennino Modenese

Per chi ama la montagna l’Appennino Modenese è il luogo ideale per una bella escursione in provincia di Modena. Zaino in spalla e scarponi ai piedi si parte per uno dei tanti itinerari. Bellissimo quello alla scoperta dei laghi dell’Appennino, ideale per rinfrescarsi e passeggiare all’ombra dei boschi. Sei laghetti di montagna – lago Santo, lago Baccio, lago della Ninfa, lago Scaffaiolo, lago Torbido e lago Turchino, immersi nei boschi incantati dell’Appennino a a segnare il confine tra Emilia e Toscana. Sono vere oasi di pace e relax, ciascuno con le sue leggende e le sue caratteristiche che li rende unici. Per chi invece è appassionato di trekking ci sono percorsi di più giorni molto belli e suggestivi sul crinale del Parco del Frignano.

Escursioni in provincia di Modena: Riserva naturale delle Salse di Nirano

Tra le escursioni in provincia di Modena, quella alla Riserva naturale delle Salse di Nirano è sicuramente quella più particolare. Le salse vengono chiamate anche vulcani di fango, perché hanno caratteristiche simili ai vulcani. Sono create da crearti dal deposito di idrocarburi gassosi e liquidi, costituiti per il 98% da metano. In tutto sono una ventina di vulcani da cui fuoriescono acque salate miscelate ad argilla e idrocarbiri. L’area, che sorge a Fiorano, è stata istituita come Riserva naturale nel 1982, e nel 2004 la Commissione Europea ha individuato nell’intera area della riserva un Sito di Importanza Comunitaria, grazie alla presenza di 7 habitat naturali e seminaturali, oltre a specie animali ed essenze vegetali da proteggere. Ovviamente è vietato portare via il fango a mo’ di souvenir. Otto sono i percorsi escursionistici previsti, ma l’area non si può visitare nelle due ore successive a un acquazzone.

Escursioni in provincia di Modena, la visita a un’acetaia

Escursioni in provincia di Modena: la visita a un’acetaia

Più che un’escursione è un’esperienza. La visita a un’acetaia in provincia di Modena è una tappa obbligata per chi desideri conoscere il mondo dell’aceto balsamico tradizionale, che nel territorio di Modena è un’eccellenza. Sono molti i comuni che, oltre a Modena città, si sono dotati di un’acetaia comunale per rendere omaggio all’oro di Modena: Campogalliano, Carpi, Castelvetro, Nonantola, Sassuolo e Vignola. A Spilamberto, inoltre, negli anni è stato realizzato il museo del Balsamico Tradizionale: un luogo dove turisti, studenti, appassionati e curiosi possono assaporare l’aroma del prezioso prodotto, conoscerne la storia e scoprire gli aspetti più curiosi di una tradizione che permane e si tramanda di generazione in generazione.

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Modena: www.visitmodena.it

Prodotti tipici di Lodi

Prodotti tipici di Lodi

Burro, formaggi, insaccati sono tra gli ingredienti principali alla base della tradizione culinaria lodigiana, una cucina tipica della Bassa Padana. Tra i formaggi spiccano, per gusto e bontà il pannerone e il mascarpone, oltre alla raspadüra. Ma i prodotti tipici di Lodi non sono solo di natura enogastronomica, non va infatti dimenticato il vino San Colombano, ma anche artistica. Lodi è infatti molto famosa per la bellezza delle sue ceramiche e maioliche, il cui uso migliore è quello di accompagnare a tavola le prelibatezze della cucina locale, fatta di gusto e semplicità.

 

Prodotti tipici di Lodi: Il latte

Il latte è il frutto più prezioso della terra lodigiana. Si può considerare uno dei prodotti tipici di Lodi poiché le circa 50 mila vacche frisole che vivono nelle stalle del territorio producono 400 mila tonnellate di latte, una quantità che corrisponde circa al 4% dell’intera produzione italiana. Da questo meraviglioso latte di alta qualità si ottiene il mascarpone, ottenuto dalla lavorazione e dalla coagulazione della panna fresca precedentemente riscaldata a bagnomaria a 90° C con l’aggiunta di acido citrico o acetico.

 

Prodotti tipici di Lodi: La raspadüra

La raspadüra altro non è che l’arte di servire il formaggio in sfoglie. Il termine è dialettale, la sua traduzione è “raschiatura”, e si riferisce al grattare via scaglie di formaggio grana giovane, il Granone lodigiano stagionato tra i 5 e gli 8 mesi, fatte con un apposito coltello piatto, la raspa appunto. La tecnica va eseguita rigorosamente a mano. Ideale da gustare con un bel calice di vino bianco, la raspadüra non è solo uno dei prodotti tipici di Lodi, ma è anche uno dei suoi simboli. La sua origine si perde nella notte dei tempi, e nei secoli ha accompagnato i piatti più vari.

 

Prodotti tipici di Lodi: Il pannerone

Il pannerone è un formaggio a pasta cruda e a breve maturazione. A differenza degli altri formaggi italiani non è sottoposto a salatura. Il suo sapore è dolce e aromatico con una tipica sfumatura amara dovuta alle notevoli dosi di caglio impiegate nella sua produzione. Il nome pannerone lega le sue origini all’espressione dialettale lombarda panera, che vuol dire panna. Ottimo per preparare risotti, questo prodotto tipico di Lodi è buonissimo anche in abbinamento al miele o alle pere cotte, e gustato come dessert.

 

Prodotti tipici di Lodi: I salumi

Il mezzo milione di suini allevati a Lodi e nel suo territorio dà origine a salumi di altissima qualità. Prodotti tipici di eccellenza, come salami, cotechini, prosciutti, hanno un sapore unico, grazie all’abilità dei norcini lodigiani nella lavorazione della carne.

 

Prodotti tipici di Lodi: la Tortionata

La Tortionata è la torta di Lodi. Burro, farina e mandorle la fanno da padrone in quello che è il re dei prodotti tipici dolci di Lodi. Le origini risalgono all’antichità, una ricetta che esisteva già nel tardo Medioevo e che venne codificata nel 1885 dal pasticcere lodigiano Alessandro Tacchinardi. È una torta secca, bassa, priva di lievitazione, che esalta al meglio il sapore e la genuinità dei suoi pochi ingredienti. Si mangia spezzandola con le mani, e riducendola in briciole. Spolverizzata di zucchero a velo. Ottima con un fresco calice di malvasia, o da un buon vino secco o passito.

 

Prodotti tipici di Lodi: Le maioliche

Tutto questo tripudio di guato, sapore e bontà dà il meglio si dè se portato in tavola con raffinatezza. Le maioliche, anch’esse annoverata tra i prodotti tipici di Lodi, sono lo strumento più adatto. Un’arte, quella della ceramiche che risale all’età romana e che negli anni si è sempre più perfezionata, fino a raggiungere notorietà anche fuori dai confini nazionali. Una tradizione viva ancora oggi, anche se il culmine della bellezza e della produzione di maioliche si è avuto nel diciottesimo secolo.

 

Per maggiori informazioni sui prodotti tipici di Lodi: turismolodi.it

Sposarsi a Parma

Sposarsi a Parma regala un sapore ancora più speciale al giorno più bello della vita, quello che corona il sogno d’amore di una coppia. Perché il ricevimento non potrà che essere degno di questo nome, con prelibatezze e stuzzicherie tipiche della cucina parmigiana, i cui prodotti sono patrimonio Unesco. Ma anche le cerimonie saranno suggestive. Che si decida di sposarsi con rito civile o religioso, a Parma si può scegliere tra molte location. Senza dubbio è magica la suggestione che regala la celebrazione di un matrimonio nella sala del Consiglio Comunale, ad esempio. Per il rito religioso cattolico, inoltre, c’è solo l’imbarazzo della scelta in una delle tante e bellissime chiese di Parma.

 

Sposarsi a Parma: Rocca di Soragna

La Rocca di Soragna venne costruite dai marchesi Bonifacio e Antonio Lupi alla fine del 1300. Ancora oggi conserva le sembianze originali e rappresenta un posto unico per sposarsi a Parma e nei suoi dintorni. Le sue fastose sale finemente affrescate si prestano al meglio per fare da cornice al giorno più bello, che sarà anche perfetto e indimenticabile, grazie alla raffinatezza degli ambienti e alla professionalità dello staff. La Rocca di Soragna, grazie alla vicinanza del Santuario situato nella stessa piazza, si adatta bene anche per matrimoni di riti cattolico

 

Sposarsi a Parma: Villa del Ferlaro

La Villa del Ferlaro ha forme di stampo neoclassico. In origine era un casino di caccia, ma nell’Ottocento divenne proprietà della Duchessa Maria Luigia d’Austria, che la ristrutturò nelle forme giunte fino ai nostri giorni. Sorge a Collecchio, poco lontano da Parma, e si trova all’interno dei Boschi di Carrega, al termine di un lungo viale di cedri monumentali che attraversa un parco all’inglese ricco di essenze esotiche e conifere. Sposarsi in questa suggestiva location poco distante da Parma, sarà un’esperienza unica. Soprattutto per gli sposi che, dopo il ricevimento, è possibile soggiornare in una lussuosa suite e godersi una pausa rilassante, il giorno dopo, con l’uso di villa e piscina.

 

Sposarsi a Parma: Castello di Compiano

Sposarsi in un Castello è un’esperienza magica. Al Castello di Compiano, vicino a Parma, sul crinale dell’appennino, lo è ancora di più. Perché il Castello è uno dei più belli e suggestivi del Nord Italia. Il matrimonio sarà principesco, a partire dalla cerimonia che qui è possibile celebrare con rito religioso o civile, fino al taglio finale della torta. Sito al confine tra Emilia, Toscana e Liguria il Castello di Compiano domina da prima dell’anno Mille un piccolo borgo circondato da una cinta muraria con tre porte d’accesso. Già questo basta per far capire come possa diventare suggestivo celebrare e festeggiare il giorno più bello, che corona il sogno d’amore di una coppia.

 

Sposarsi a Parma: Castello di Scipione

Il Castello di Scipione, risalente al 1025 e appartenuto ai nobili Marchesi Pallavicino, riveste una notevole importanza dal punto di vista artistico, paesaggistico e storico. Per questo motivo è stato dichiarato monumento nazionale. Sposarsi in questo Castello, vicino a Parma significa vivere un matrimonio da sogno. Tra i saloni eleganti, con affreschi e decori del Trecento e del Seicento, i suggestivi spazi esterni del grande parco, e la bellissima terrazza dal seicentesco loggiato, il ricevimento assumerà i toni romantici e signorili che lo renderanno indimenticabile.

 

Sposarsi a Parma: Antica Grancia

L’Antica Grancia a Colorno, è immersa in un verde incantevole di un lussureggiante bosco. È dotata di una cappella consacrata, dove è possibile celebrare la cerimonia religiosa del matrimonio. In questo modo sposarsi in questa suggestiva location a Parma, diventa ancora più magico. Una dimora prestigiosa, tipica delle antiche corti parmensi, dove domina l’aia, area pavimentata in cotto circondata dai caseggiati caratterizzati da porticati rustici di origine monacale e un ampio giardino che, durante la bella stagione, fa da cornice a ricchi buffet per l’aperitivo. L’antica stalla è oggi adibita a sala ricevimenti e ospita fino a 300 posti a sedere.

 

Per maggiori informazioni sulle idee per sposarsi a Parma www.turismo.comune.parma.it

Escursioni in provincia di Piacenza

Il territorio piacentino offre la possibilità di numerose gite fuori porta. Le escursioni in provincia di Piacenza che si possono fare da soli o in compagnia, sono varie e soddisfano moltissime esigenze. Ci sono itinerari naturalistici, enogastronomici, culturali e spirituali. Dall’Appennino al Po, a piedi, in bicicletta, a cavallo, in auto o in camper, è bellissimo scoprire un territorio che regala grandi esperienze.

 

Escursioni in provincia di Piacenza: I castelli del Ducato di Parma e Piacenza

I castelli del Ducato di Parma e Piacenza ogni anno sono visitati da 50mila persone. Un motivo più che buono per andare alla loro scoperta. Anche nel mese di agosto, dal momento che sono numerosi gli appuntamenti in calendario per scappare dall’afa della città. Numerose sono le rocche e i castelli in provincia di Piacenza, e tutti meriterebbero un’escursione alla loro scoperta. Alcuni di questi sono di proprietà privata e non visitabili, ma altri hanno aperto le loro porte al pubblico per visite guidate, feste o banchetti e manifestazioni. Sono tutti bellissimi e ricchi di fascino. Molti di loro sono alloggi di charme, che permettono non solo un’escursione in provincia di Piacenza dal sapore retrò, ma anche di soggiornare e trascorrere notti magiche in un’atmosfera fatata. Qui trovate maggiori informazioni sui Castelli del Ducato.

 

 

Escursioni in provincia di Piacenza: La Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina

La Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina è un’escursione in provincia di Piacenza che non può mancare se si vogliono assaporare al meglio le eccellenze del territorio. È un vero e proprio trionfo di sapori e saperi artigianali, per riscoprire tutto il gusto della cucina tradizionale. Si tratta di un itinerario che si sviluppa su un percorso dalla lunghezza complessiva di circa 100 chilometri, tra borgate ricche di storia circondate da lineari distese di campi. Da Caorso a Cortemaggiore, passando per Monticelli d’Ongina, Castelvetro Piacentino, Villanova sull’Arda, San Pietro in Cerro, Besenzone, la Strada permette di fare un’escursione in provincia di Piacenza alla scoperta della ricchezza della tradizione enogastronomica locale. Segnaliamo, sempre per piacevoli gite alla ricerca di cibi e vini tipici la Strada dei Colli Piacentini  . Anche in estate, nonostante le alte temperature, è un bel modo per degustare con lentezza sapori che parlano di storia.

 

 

Escursioni in provincia di Piacenza: La via Francigena

La via Francigena non è solo una delle più belle escursioni che si possano fare in provincia di Piacenza. È un percorso unico al mondo, nel cuore spirituale d’Europa. L’antica Via che nel medioevo univa Canterbury a Roma e ai porti della Puglia è stata riscoperta dai moderni viandanti, che si mettono in cammino lungo un percorso splendido e sorprendente. Percorrerla a piedi anche oggi aiuta a ritrovare se stessi. In alternativa si può percorrere in bicicletta, lungo l’argine maestro del Po, in un percorso che si discosta di poco da quello pedonale. Per ulteriori informazioni: www.viefrancigene.org

 

Escursioni in provincia di Piacenza: Le valli piacentine

Dalla Val Tidone alla Val Trebbia, passando per la Val Nure e la Val D’Arda le valli piacentine offrono numerose escursioni in provincia di Piacenza, che possono esaurirsi in uno o più giorni, con percorsi di trekking, enogastronomia, storia. Perché se si è escursionisti appassionati non si potranno perdere i paesaggi mozzafiato che si possono godere dagli speroni rocciosi delle cime della Val Nure. Se si è appassionati di storia sarà bellissimo scoprire le tracce archeologiche che risalgono ala preistoria della Val D’Arda. Ma se si è pigri si godrà del paesaggio rilassante della verdeggiante Val Trebbia. Per i golosi, invece, imperdibile è un’escursione tra le dolci colline della Val Tidone e dei suoi agriturismi. In ciascuna delle valli piacentine si trovano alcuni dei borghi più belli d’Italia. Imperdibili, anche nelle calde giornate estive. Queste e altre escursioni vengono riportate sul sito del Turismo della provincia di Piacenza

 

Per maggiori informazioni sulle escursioni in provincia di Piacenza www.piacerepiacenza.it

 

Festa dell’Opera 2017

16 settembre

 

Una festa per tutti, dall’alba al tramonto, dedicata all’opera: ci saranno musiche e canti in 50 luoghi della città, per tutta la giornata.

Tutti sono invitati a partecipare: adulti e bambini, melomani e semplici curiosi. Le arie più celebri delle tantissime opere italiane riempiranno la città, incontrando anche altri stili come jazz, musica elettronica, swing e rock.

 

Festa Dell'Opera

Gli eventi sono tutti gratuiti, tranne dove esplicitamente indicato, con accesso libero fino ad esaurimento posti.

La Festa dell’Opera è stata pensata e voluta dalla Fondazione del Teatro Grande di Brescia: ogni anno il suo successo e la sua fama crescono, attirando un pubblico sempre più vasto.

 

 

www.festadellopera.it

 

 

 

 

Stradivarifestival 2017

Dal 23 settembre all’8 ottobre

 

 

Auditorium Giovanni Arvedi – Museo del Violino

 

 

Nel suggestivo Auditorium Giovanni Arvedi, all’interno del Museo del Vionino si terrà l’edizione 12017 dello Stadivarifestival.

Uto Ughi, Carla Fracci, Ezio Bosso e Gualtiero Marchesi: ecco alcuni dei nomi delle grandi personalità italiane che prenderanno parte all’evento. Un ricco calendario di celebrazioni, a Cremona, per il celebre liutaio che visse in città e contribui con i suoi capolavori a renderla la capitale della liuteria. Cremona possiede il titolo di patrimonio immateriale dell’Umanita UNESCO dal 2012 proprio per il “Saper fare liutario”. Vi abbiamo già parlato del legame tra Stradivari e Cremona ma una gira in città nei giorni dello Stradivarifestival ve lo farà capire più delle nostre parole!

 

www.stradivarifestival.it

Mutina Boica

Dal 1 al 10 settembre

 

 

Parco Ferrari – Novi Ark

 

 

Un anno davvero speciale, il 2017, la Mutina Boica, la manifestazione che ricorda i tempi dell’antichissima Mutina. Quest’anno infatti ricorrono i 2.200 anni di fondazione dell’antica colonia romana, insieme alla città “gemelle” Parma e Reggio Emilia.

Rievocazione di battaglie, cavalli, parate, laboratori artigianali riprodotti con cura, accampamenti: tutto vi sorprenderà in questa festa della storia.

www.cronoeventi.it

Formula 1 Gran Premio Heineken d’Italia

Dal 31 agosto al 3 settembre

 

 

 

Torna l’appuntamento tanto atteso dagli appassionati di Formula1: il Gran Premio Heineken d’Italia 2017. È dal 1922 che la festa della velocità ha luogo a Monza, nel circuito voluto dall’Automobile Club di Milano. Circondato dal Parco di Monza, l’autodromo offre un’esperienza di gara davvero irripetibile, che coinvolge tutto il territorio. Da venerdì a domenica tutta Monza, non solo l’Autodromo Nazionale, sarà meta dei turisti e dei fan: un ricco calendario di eventi, con mostre e spettacoli, li attende.

 

 

Quest’anno la manifestazione ha come titolo Slow(e)motion e sarà all’insegna del verde, dell’energia e del movimento. Microgiardini, attività e simulatori di Formula 1 vi attendono in piazza Trento e Trieste. In più cene sotto le stelle o cibo di strada, eventi culturali e sfilate in costume. Una festa da non perdere, che andrà avanti fino a notte fonda con musica e discoteca.

 

 

www.turismo.monza.it

 

 

 

 

 

Festival del Prosciutto di Parma

2 – 10 settembre

 

 

Parma e Langhirano

 

 

 

Ventesima edizione di un festival che coinvolge ed entusiasma un numero sempre crescente di gourmet e buongustai. Il Festival del Prosciutto di Parma è un’occasione per conoscere meglio una delle tante eccellenze gastronomiche italiane e per visitare i luoghi in cui viene prodotta.

I prosciuttifici che aderiscono all’iniziativa saranno aperti per visite guidate e degustazioni mentre in città si moltiplicheranno gli eventi. Inaugurazione il 1° settembre con Ernst Knamm, pasticcere di fama internazionale e volto televisivo. Il 2 settembre seguirà il concerto di Francesco Gabbani in piazzale Celso Melli e si proseguirà con il Bistrò del Prosciutto di Parma, per altri eventi e attività.

Festival del Prosciutto di Parma

 

Gli amici di Casa Surace parteciperanno all’evento con dei video sul tema “Anche io sono di Parma”, un modo simpatico e divertente per coinvolgere tutti, non solo parmigiani e parmensi, in un festival che solo l’Italia può permettersi.

 

www.festivaldelprosciuttodiparma.com

LONGOBARDI. Un popolo che cambia la storia

Dal 1° settembre fino al 3 dicembre

 

Una mostra epocale che sarà inaugurata a Pavia il 1° settembre 2017. “LONGOBARDI. Un popolo che cambia la storia” sarà una mostra internazionale, con più sedi espositive: fino al 3 dicembre presso il Castello Visconteo, poi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da aprile 2018 all’Ermitage di San Pietroburgo. L’impegno profuso per la sua realizzazione è nei suoi numeri: 300 opere provenienti da più di 80 musei e altri enti; 32 siti e centri longobardi rappresentati; 58 corredi funerari esposti integralmente e 17  video originali e installazioni multimediali.

trailer presentazione mostra

I Longobardi come non li abbiamo mai visti prima! Il popolo che unì Europa e Mediterraneo torna a Pavia, per un grande evento internazionale, che parte dall'antica capitale longobarda, passa per Napoli e arriva fino a San Pietroburgo. Ecco il video di presentazione della mostra #mostralongobardi

Pubblicato da Longobardi. Un popolo che cambia la storia su Martedì 30 maggio 2017

 

Si deve a Paolo Diacono, monaco e studioso vissuto nell’ottavo secolo, la “Storia dei Longobardi” dalla quale sono state tratte preziose indicazioni su questo popolo. Nell’opera, scritta in latino, si ripercorrono le vicende del regno fino al 744, anno della morte del re Liutprando. Entrati in Italia dalla Pannonia (corrispondente all’attuale zona tra Slovenia e Ungheria) nel 568, nel 572 conquistavano Pavia e la eleggevano a capitale del loro regno. Da allora in poi le loro vicende si sono intrecciate con quelle della storia d’Italia: arte, diritto e anche folklore ricordano i re e le regine dai nomi altisonanti. Nei libri di scuola viene studiato l’Editto di Rotari del 643, con cui il re longobardo metteva per iscritto le leggi del suo popolo, fino ad allora affidate alla trasmissione orale. Anche il folklore ricorda ancora le trame politiche e familiari di quel lontano passato. Si narra che il re Alboino costrinse la sua seconda moglie Rosmunda a bere nel teschio del padre sconfitto e che questa lo facesse poi uccidere in una congiura. Altre celebre regina longobarda fu Teodolinda, moglie di Autari e Agilulfo, di cui a Monza si celebrano le gesta nella Cappella degli Zavattari. L’eredità lasciata dai Longobardi è presente anche nella lingua parlata tutti i giorni: nomi come Adalgisa, Aldo, Guido e Lamberto, oggetti come panca o zolla, solo per fare degli esempi. Ancora: le numerose località che si chiamano Fara indicano un’antica fondazione longobarda, essendo quel termine usato per indicare un gruppo unito da vincoli familiari.

Oltre alla mostra presso il Castello Visconteo, la città ha previsto un ricco calendario di eventi: visite guidate alle cripte sotterranee, al monastero Santa Maria Teodote e in generale alla Pavia Longobarda si susseguono fino a dicembre mentre una mostra dedicata a re e regine presso la biblioteca dell’Università sarà aperta fino al 28 ottobre. Previsti anche intrattenimenti per bambini e ragazzi.

La capitale del regno longobardo rivive l’antico splendore della corte che qui si insediò e si unisce a Napoli per il ricordo di un popolo che ha lasciato il segno nel paese. Noi ne abbiamo parlato nel nostro itinerario: I Longobardi nella Pianura Padana .

 

Per maggiori informazioni sulla mostra sono disponibili il sito dedicato www.mostralongobardi.it e il sito di informazioni turistiche  www.vivipavia.it

Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini

9 settembre

 

 

All’interno delle Manifestazioni Antoniniane, in piazza Sant’Antonino arriva il factotum della città! Fate largo a Figaro, per una rappresentazione che non macherà do coinvolgere tutti con la celebre cavatina e le altre arie dell’opera di Gioacchino Rossini. Accompagnati dall’Orchestra Ensemble Opera Italian Chamber, sotto la direzione del Maestro Jacopo Rivani, gli attori riporteranno in piazza le vicende del celebre Barbiere, Rosina e Lindoro.

Partecipate numerosi all’evento ma…”uno alla volta, per carità!”

 

www.comune.piacenza.it