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“Ora et labora”: visitare le abbazie delle città d’arte.

Cuori pulsanti della vita medievale, centri economici, fonti di sapere e luoghi di devozione: le abbazie erano tutto questo. Oggi sono splendidi luoghi ricchi di storia e di arte, da visitare per appassionarsi alla storia o per riscoprire luoghi nascosti.

 

 

Le abbazie fioriscono nel primissimo Medioevo: sono monasteri dove la chiesa, centro vitale, è arricchita da uno o più chiostri, refettorio, dormitorio e a volte da una sala capitolare. Si possono aggiungere, nei centri maggiori, anche una biblioteca, dei terreni, mulini e magazzini. I prodotti delle abbazie davano spesso vita a mercati e i mercati a piccoli centri abitati di cui rimane una lontana eco nei nomi delle piccole città. Dal VI secolo la regola benedettina che scandisce compiti e orari dei monaci si impone come norma di conduzione delle abbazie, veri centri pulsanti del sistema economico e culturale medievale. È proprio nello scriptorium che venivano copiati e quindi salvati dall’oblio gli antichi testi greci o latini, come ci ricorda anche il “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

 

 

Un altro grande romanzo ci porta nella prima tappa di questo tour nelle città d’arte: l’Abbazia di San Martino dei Bocci o Valserena è nota come “la Certosa di Parma”, dal nome del romanzo sulle avventure di Fabrizio del Dongo scritto da Stendhal. Lo scrittore sembra si sia ispirato all’ex monastero cistercense che si trova a soli 10 minuti di tragitto dal centro di Parma. Il complesso monastico oggi è stato rinnovato con un importante progetto architettonico, che ne ha fatto la sede del CSAC, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione. Gli spazi abbaziali sono diventati un centro multifunzionale dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. È una vera novità in Italia: qui si trova il più esteso patrimonio visivo e progettuale sul Novecento con oltre 12 milioni di materiali suddivisi in cinque sezioni: arte, fotografia, moda, progetto e media. Il percorso espositivo attraverso gli spazi della grande chiesa cistercense, la sala delle colonne, della sala ipogea e della corte delle sculture è un ‘viaggio’ tra contemporaneità e passato, un paradiso della cultura visiva che merita una visita. Il centro collabora inoltre con Fotografia Europea, rientrando nel novero delle attività del circuito Off con mostre a tema, da maggio a luglio. turismo.comune.parma.it

 

 

Da Parma ci spostiamo a Lodi dove la località Abbadia Cerreto conserva anch’essa una memoria dell’antico splendore abbaziale, la chiesa dei santissimi Pietro e Paolo. Il nome Cerreto viene fatto risalire al latino “cerretum” ovvero bosco di cerri. La storia più antica dell’abbazia risale all’anno 1084: con un atto del 6 dicembre il proprietario dei terreni, Benno dei signori di Cassino, donò le terre ai Benedettini. Questi avviarono un lavoro di bonifica che diede i suoi frutti, quando l’abbazia divenne un centro agricolo di prima importanza per la zona e tale rimase fino agli inizi dell’età moderna. Nella chiesa superstite (visitabile su richiesta, telefonando al numero 037172219) rimangono tracce del romanico lombardo e del gotico cistercense, una tela rappresentante una Madonna con Bambino e all’esterno due torri. www.touringclub.it

Lodi Vecchio Abbadia Cerreto

 

A poca distanza da Parma, a Modena, si conserva la memoria di un’antica funzione delle abbazie, quella di farmacia. Ma forse certe specialità non sarebbero proprio di moda. Dell’Abbazia di san Pietro, in via san Pietro 7, si hanno notizie dal X secolo in avanti. Sempre presidiata dai monaci benedettini ha subito diversi abbandoni e avviato altrettante riprese. La sua chiesa è stata consacrata nel 1518 e un ricordo dello splendore rinascimentale si può trovare nel suo chiostro. Il turista troverà interessanti anche le terrecotte ornamentali dell’esterno e l’organo cinquecentesco. La spezieria era un vero e proprio negozio che vendeva prodotti a base di piante e fiori coltivati nei propri orti e giardini. Le sue specialità erano i “pastelli per profumi” – fabbricati con incenso, ginepro, mirra e garofano – e la “Teriaca” che produceva e commerciava in esclusiva. La “Teriaca” (o Triaca) era una panacea, un rimedio per vari tipi di malattie che si creava a partire da “carne macerata di vipera femmina dei Colli Euganei”: dopo varie lavorazioni e miscelazioni assumeva una forma tondeggiante e veniva venduta come rimedio per la pazzia, per i disturbi sessuali, per tonificare e per preservare da lebbra e peste. I dosaggi e le modalità d’assunzione dipendevano dalle malattie e dal loro stato d’avanzamento. La Spezieria ha mantenuto la sua attività nel tempo: chiusa nel 1796 è tornata in funzione nel 2007 e qui si possono trovare i prodotti di altre abbazie, italiane ed europee. www.visitmodena.it

 

 

Indicazioni: qui le distanze medie tra le città citate, per l’organizzazione della gita

Modena-Parma: un’ora; Modena -Lodi: un’ora e 40 minuti via Codogno; tratto Parma -Lodi: un’ora e 10 minuti

 

Foto in copertina: Marco Fallini